Sparatoria Milano, Fsp Polizia: “Dall’atto dovuto all’omicidio volontario è preoccupante”

Il luogo della sparatoria

“Gli avevamo detto: ‘Fermo, polizia’. Lui si è avvicinato ancora, era a una ventina di metri e mi ha puntato l’arma contro. Ho avuto paura e ho sparato per difendermi”. È questo quanto dichiarato dal poliziotto che ha sparato e ucciso il 28enne nordafricano Abdherraim Mansouri ieri, lunedì 26 gennaio a Milano, ha reso al pm Giovanni Tarzia durante l’interrogatorio. L’agente è indagato per omicidio volontario e il suo avvocato, Pietro Porciani, fa leva sulla legittima difesa: “Se non c’è in questo caso la discriminante della legittima difesa, non so in quale altro caso possa esserci”.

Abdherraim Mansouri era già noto alle forze dell’ordine: aveva precedenti per droga, rapina e resistenza a pubblico ufficiale. La sua è una famiglia marocchina che da anni gestisce i cosiddetti “cavallini”, i piccoli spacciatori che a tutte le ore riforniscono la piazza di spaccio Rogoredo.

Sul fatto che il poliziotto sia stato indagato per omicidio volontario interviene intanto, con grande preoccupazione, Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia di Stato,“Dopo la sparatoria a Rogoredo, finita purtroppo in tragedia con la morte di una persona, siamo a dir poco basiti dalla contestazione dell’omicidio volontario mossa al collega coinvolto, agli ‘albori’ di un’indagine dovuta ma in cui ancora è tutto da fare. Sembra, in pratica, che si presuma che il poliziotto sia andato in servizio per uccidere e, sinceramente, è un’impostazione a dir poco preoccupante. Mentre rivolgiamo la nostra solidarietà al collega indagato, ripetiamo che nutriamo massimo rispetto per la magistratura, con cui collaboriamo lealmente ogni giorno, ma ci pare il minimo ricordare quale sia il fondamento del servizio prestato da donne e uomini in divisa: difendere legalità e sicurezza, difendere le Istituzioni e le persone, difendere anche l’incolumità propria e dei propri colleghi, ma mai uccidere volontariamente”.

E’ nota a tutti la violenza e l’imprevedibilità dei soggetti con cui i poliziotti hanno a che fare, è noto quanto questo lavoro metta a rischio della vita continuamente, ma forse non è noto cosa significhi dover assumere in una manciata di secondi decisioni difficilissime mentre è in ballo l’incolumità altrui e propria. Sono talmente tanti i morti in divisa che piangiamo ancora, mentre altri forse se ne dimenticano dopo funerali di Stato in cui fiumi di lacrime inondano una realtà spesso ipocrita, che vedere oggi il nostro collega a Milano messo alla gogna è insopportabile.
“E’ assurdo – gli fa eco il segretario Fsp Milano, Giuseppe Camardipercepire una presunzione di colpevolezza verso i coraggiosi chiamati a fare un lavoro ormai insostenibile, continuamente messi sotto pressione con le sacrosante richieste di sicurezza che arrivano da ogni angolo del Paese, salvo poi essere ‘scaricati’ e massacrati quando accade qualcosa che ‘va storto’. Così non va proprio e, ripetiamo, un lavoro già difficile diventa assolutamente inattuabile”.