Truzzi, il mantovano braccio destro di Bonomi che segnò le riforme e cambiò l’agricoltura

Bonomi e Truzzi

MANTOVA – Dalla stalla al Parlamento, senza mai perdere le radici. È stata la storia di Ferdinando Truzzi, mantovano di Pegognaga, figura chiave della Coldiretti e protagonista di una stagione decisiva per l’agricoltura italiana. Uno dei più stretti collaboratori di Paolo Bonomi, al punto che diventa difficile raccontare la storia del fondatore della Coldiretti senza citare anche il ruolo di Truzzi, soprattutto a Mantova, sua terra d’origine. E’ così che oggi, a latere dell’intitolazione a Cerese di una piazza a Bonomi, abbiamo voluto approfondire la fugura di Truzzi e lo abbiamo fatto grazie a Claudio Piva, a lungo dirigente della Coldiretti di Mantova in diversi ruoli, e alla ricostruzione della figura di Truzzi contenuta nel libro di Nunzio Primavera “La Gente dei Campi e il sogno di Bonomi”.

Il mantovano delle riforme che rivoluzionarono il mondo agricolo

Nato il 26 aprile 1909 da una famiglia contadina, Truzzi è cresciuto lavorando nei campi, sviluppando quell’intelligenza concreta e quella capacità di comprendere a fondo i problemi della gente rurale che ne hanno segnato l’intera vita. Autodidatta e sensibile alle tematiche sociali, si è formato nell’Azione Cattolica nel basso mantovano, tra Pegognaga e Suzzara, vivendo in prima persona la durezza del lavoro agricolo e l’esperienza della guerra. Il suo impegno ha trovato piena espressione nel secondo dopoguerra, quando ha affiancato Paolo Bonomi nella costruzione della Coldiretti, nata nel 1944 con l’obiettivo di difendere e valorizzare il mondo contadino. Truzzi è diventato ben presto uno dei protagonisti dell’organizzazione: dal 1949 al 1992 ha guidato la Coldiretti mantovana come presidente, mentre a livello nazionale ha ricoperto il ruolo di vicepresidente confederale e componente della giunta esecutiva.
È stato soprattutto nel campo delle riforme che il suo contributo si è rivelato decisivo. Truzzi è stato infatti tra i protagonisti della stagione che ha portato alla riforma agraria del 1950, un passaggio storico che ha cambiato profondamente l’assetto della proprietà e delle condizioni di vita nelle campagne. Accanto a questo, si è battuto per conquiste fondamentali come la mutua e la previdenza per gli agricoltori, contribuendo a dare tutele e dignità a chi lavorava la terra.

Era in stalla a mungere quando gli comunicarono che
era stato eletto deputato 

Emblematico l’episodio della sua elezione nel 1948: quando gli comunicarono di essere diventato deputato della Democrazia Cristiana, si trovava in stalla a mungere le vacche e inizialmente faticò persino a crederci. Da quel momento iniziò un lungo percorso politico che lo portò in Parlamento per otto legislature, prima alla Camera e poi al Senato. Nel 1948, a livello nazionale, la Democrazia Cristiana ottenne la vittoria elettorale anche grazie al sostegno del mondo agricolo organizzato. A Mantova, invece, il confronto vide prevalere le forze di sinistra, ma Truzzi riuscì comunque a essere eletto tra i tre deputati democristiani del territorio insieme a Momoli e Avanzini, pareggiando la rappresentanza del Fronte Democratico Popolare, composto da due esponenti del Psi, Dugoni e Negri, e uno del Pci, Montanari.
Nel corso di oltre quarant’anni di attività, ha legato il proprio nome a numerosi provvedimenti fondamentali per il settore agricolo, mantenendo sempre uno sguardo attento alla realtà mantovana, di cui conosceva profondamente esigenze e criticità. Si è impegnato inoltre per il superamento della mezzadria e per rendere più stabile il rapporto tra fondo e agricoltore, temi cruciali soprattutto nel territorio mantovano.

L’uomo dei campi che non piegò le sue idee neppure in Vaticano

Oltre all’attività parlamentare, ha seduto nella direzione nazionale della Democrazia Cristiana come espressione della Coldiretti. Nel 1980 si è dimesso dal Senato per assumere la presidenza della Federconsorzi, incarico che ha ricoperto fino al 1989.
Figura di grande intelligenza e lungimiranza, abilissimo nel tessere relazioni, Truzzi non ha mai perso la sua identità di uomo dei campi. Lo ha dimostrato anche un episodio significativo: durante la battaglia per l’abolizione del latifondo, chiamato in Vaticano da un prelato proprietario terriero, rispose con fermezza: «O ho sbagliato io o mi avete insegnato male». Parole che hanno raccontato la coerenza di un uomo guidato da profonde motivazioni ideali.
La sua formazione cattolica, segnata anche dagli insegnamenti di don Primo Mazzolari, è rimasta un punto fermo della sua vita, così come l’amore per il mondo agricolo, mai venuto meno. Ferdinando Truzzi si è spento a Roma all’età di 101 anni, lasciando un’eredità profonda: aver contribuito in modo decisivo alla riforma del mondo agricolo e aver dato voce e dignità a generazioni di coltivatori.

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