Applausi per “Pazza” al Sociale: le interpretazioni di Gravina e Rignanese conquistano il pubblico

(foto consolini)

MANTOVA – Applausi ieri sera al Sociale per “Pazza”, il testo di Tom Topor portato in scena con l’adattamento e la regia di Fabrizio Coniglio, nella produzione La Contrada Teatro Stabile di Trieste.

Protagonista della storia è Claudia Draper (Vanessa Gravina), squillo di lusso accusata dell’omicidio di un anziano cliente. Attorno a lei si consuma un processo che è insieme giudiziario e morale. La famiglia, ricca e rispettabile, tenta di salvarla facendola dichiarare incapace di intendere e di volere, strategia che le eviterebbe il carcere ma la priverebbe della dignità. Claudia rifiuta. Sceglie di difendersi, affidandosi a un avvocato d’ufficio che ne coglie lucidità e intelligenza, intuendo la piena capacità della donna di partecipare alla propria difesa.

Sul palco, la Gravina ha offerto un’interpretazione intensa e stratificata, restituendo tutte le contraddizioni di una donna marchiata dallo stigma sociale ma determinata a non farsi definire da altri. Al suo fianco, Nicola Rignanese ha dato vita alla caratterizzazione di un avvocato progressivamente coinvolto: con loro Fabrizio Coniglio, Davide Lorino, Paola Sambo e Maurizio Zacchigna. La macchina scenica – con le scene di Gaspare De Pascali, il light design di Bruno Guastini e il sound design di Enza De Rose – ha accompagnato con misura un impianto drammaturgico serrato, che ha alternato la tensione tipica del processo alla confessione intima.

Cuore dello spettacolo il racconto, doloroso e caustico, attraverso cui Claudia svela i segreti familiari e le dinamiche che l’hanno spinta a scegliere la propria vita, rivelando anche le intollerabili pretese del cliente che hanno scatenato la sua reazione di difesa. Una narrazione che, pur ambientata in un’aula di tribunale, travalica la dimensione giudiziaria per interrogare lo spettatore sui temi della violenza sulle donne, dell’abuso di potere e della difficoltà di essere riconosciuti per ciò che si è.

A colpire gli spettatori l’attualità bruciante del testo: il processo a Claudia richiama inevitabilmente i casi di cronaca che continuano a riempire le pagine dei giornali. Trasposizione scenica di dinamiche che, purtroppo, appartengono al presente.

Applausi convinti e prolungati hanno salutato il finale, uno dei momenti più toccanti: il rimando all’infanzia della protagonista chiude il cerchio narrativo, restituendo alla donna non solo la dimensione dell’imputata o della vittima, ma quella, universale, di bambina ferita.