Asola vista dall’alto: evento per raccontare le trasformazioni del territorio attraverso le foto d’epoca

ASOLA – Un viaggio nel tempo attraverso lo sguardo dall’alto per comprendere come è cambiato il territorio della pianura mantovana. È questo il filo conduttore del convegno “Tra mappe e foto: l’Asolano visto dall’alto”, in programma venerdì 20 marzo alle 20.45 al Museo Civico G. Bellini di Asola.

L’incontro è stato ideato e promosso dall’avvocato Nicola Nardi, originario di Asola, ma che da circa 10 anni risiede e lavora a Milano. Nardi ha sempre mantenuto un forte legame con la propria terra, tanto da curare la pagina facebook storica Asola Segreta, che offre immagini inedite di un passato da molti dimenticato. Sarà proprio lui il relatore dell’incontro, aperto gratuitamente alla cittadinanza e svolto in collaborazione con lo stesso Museo Civico e patrocinato dal Comune.

L’evento prenderà avvio dalla riscoperta di alcune fotografie aeree della RAF scattate nel 1944, documenti storici rimasti a lungo negli archivi e che oggi permettono di osservare con straordinaria chiarezza la struttura agricola del territorio asolano nel pieno del Novecento. Immagini che non mostrano soltanto il paese dall’alto, ma che consentono di leggere veri e propri “macro-dati” economici e sociali: la disposizione dei campi, le colture predominanti, le infrastrutture e le modalità di organizzazione della campagna.

Dalle fotografie emerge infatti una realtà agricola che, negli anni Quaranta, era ancora molto simile a quella dell’Ottocento: un paesaggio poco meccanizzato, in cui la presenza del cavallo rimaneva centrale nei trasporti e nel lavoro quotidiano. “Strade, centri abitati e persino la distanza tra le città, sin dall’antichità – spiega Nardi – erano pensati in funzione dei tempi di percorrenza a cavallo o in carrozza. Secondo questa logica, anche la collocazione di servizi essenziali – ospedali, scuole o addirittura le carceri – rispondeva a una misura precisa: quella di una mezza giornata o di una giornata di viaggio”.

Le immagini aeree rivelano anche un’altra caratteristica fondamentale del paesaggio rurale di allora: la diffusione capillare dei gelsi, indispensabili per l’allevamento del baco da seta. In alcune zone dell’Asolano, secondo le ricostruzioni, circa un terzo dei campi era legato alla filiera della seta, un settore che alimentava le filande e generava un importante indotto economico.

Le fotografie consentono inoltre di cogliere la grande varietà delle colture presenti prima dell’affermazione della semi-monocoltura del mais che oggi domina buona parte delle campagne della pianura padana. “Tra le coltivazioni diffuse spiccava anche la vite – anticipa Nardi -: negli anni Venti del Novecento la produzione vinicola locale raggiungeva cifre significative, con oltre 11 mila ettolitri di vino all’anno, equivalenti a circa un milione e mezzo di bottiglie. Quasi come uno dei grandi produttori di Franciacorta dei giorni nostri, tanto per dare un’idea”.

Non meno sorprendente è ciò che si intravede osservando le infrastrutture del tempo: linee tranviarie interurbane oggi scomparse che collegavano capillarmente i centri tra Mantova, Cremona e Brescia, testimoniando una mobilità diversa da quella attuale ma estremamente diffusa.

“Un altro elemento caratteristico del paesaggio – osserva Nardi – era la presenza dei viali alberati lungo le strade di campagna, piantati per offrire ombra e riparo a chi viaggiava a piedi o a cavallo, in un’epoca in cui le automobili erano ancora rarissime”.