Campogalliani, sold out per il “Canto di Natale” e attesa per la commedia dialettale

MANTOVA – È una storia che, anno dopo anno, continua a parlare al cuore. Il “Canto di Natale” di Charles Dickens, portato in scena dall’Accademia Teatrale Campogalliani, conserva intatto il suo fascino perché racconta qualcosa che non smette mai di riguardarci: la possibilità del cambiamento. Una favola senza tempo, perché – come dimostra la parabola di Ebenezer Scrooge – l’essenza dell’umanità, nel bene e nel male, è rimasta sorprendentemente simile a se stessa.

Sul palco del Teatrino d’Arco, fino al 21 dicembre, va in scena per il quinto anno uno spettacolo che unisce magia e riflessione. Scrooge, il mite scrivano Cratchit, una piccola folla di spiriti, cantori, bambini e personaggi tutt’altro che edificanti animano una vivace parabola moderna, capace di commuovere e divertire insieme, nella migliore tradizione dickensiana. Scrooge incarna il male del mondo, ma – come ci insegnano le favole fin dall’infanzia – proprio nella notte di Natale, quella dei doni, delle speranze e dei desideri, si converte al bene e dimostra concretamente che cambiare e migliorare se stessi e ciò che ci circonda è davvero possibile. Le repliche sono ancora una volta tutte esaurite, come spesso accade per le produzioni della Campogalliani.

Ma qual è il segreto del fascino di questa storia e dello spettacolo portato in scena? Lo abbiamo chiesto alla regista Maria Grazia Bettini, direttore artistico dell’Accademia.
«È il racconto classico di Charles Dickens anche se la riduzione teatrale è di Chiara Prezzavento. È una storia di rinascita dalle cattiverie, dall’egoismo, dall’ipocrisia e da tutti quei sentimenti negativi innescati dal desiderio del denaro. La riduzione è costruita sui passaggi più importanti del racconto, è essenziale, non ridondante, e proprio per questo arriva in modo diretto al pubblico, che la apprezza molto. Grazie ai fantasmi che appaiono in scena, e che stupiscono sempre gli spettatori, Scrooge comprende che il suo futuro deve essere diverso, più ricco di gioia e serenità».

Come mai ha deciso di cimentarsi con il Canto di Natale.
Sentivo il bisogno di portare il pubblico a teatro fin dalla più tenera età. È una storia che parla davvero a tutti, piccoli e grandi, senza limiti né di età né di cultura. Avevo bisogno di un linguaggio che arrivasse al cuore in modo diretto, e questa favola è probabilmente la migliore per riuscirci.

Il successo, del resto, non accenna a diminuire.
È la quinta volta che lo portiamo in scena e continua ad avere un riscontro incredibile. Ci sono spettatori che ci dicono di averlo già visto due o tre volte e che tornano ancora. Purtroppo non possiamo accontentare tutti, e questo dispiace sempre. Ma si capisce anche perché facciamo fatica a staccarci da questo spettacolo».

Il messaggio del Canto di Natale è ancora attuale?
Non solo è attuale, è necessario. Se tutti provassimo a riflettere di più sui buoni sentimenti, senza retorica, diventando più empatici e generosi, più attenti agli altri, forse non dovremmo vivere in un mondo governato dalla cattiveria come quello in cui spesso ci troviamo».

E Adolfo Vaini che Scrooge è?
Adolfo Vaini è Scrooge – ride Bettini – per cui ho avuto gioco facile. Anche gli spettatori mi chiedono com’è Scrooge nella vita e io rispondo che è proprio Scrooge: brontolone, criticone, però lui non è cattivo e nemmeno egoista. Adolfo ama molto questo personaggio, che gli permette di potersi esprimere in tanti modi: all’inizio è cattivo ed egoista, poi comincia a riflettere attraverso il ricordo. Per un attore potersi esprimere in tante sfumature diverse è la cosa migliore in assoluto».

Dopo la pausa delle feste natalizie, la Campogalliani tornerà in scena con un nuovo spettacolo, sempre per la regia di Maria Grazia Bettini e Roberta Vesentini. Dal 30 dicembre al 25 gennaio sarà la volta della commedia dialettale “La Fera dle Grasie”, anche questa con numerose repliche già vicine al sold out.
La Campogalliani torna quindi a cimentarsi con il dialetto mantovano.
Sì, questa commedia è un concentrato di mantovanità: ci sono i burattini Campogalliani, le bugandere, il pescatore menestrello. Tutti si animano nella magica cornice della Fiera delle Grazie. È un atto unico del compianto scrittore mantovano Vanni Mingardo: il divertimento è assicurato.