Dal Louvre agli Uffizi a Vienna: a Palazzo Ducale quaranta opere celebrano Ferdinando Gonzaga

MANTOVA – Il fasto di una corte, la passione per l’arte e lo sguardo di un duca capace di riconoscere i grandi talenti del suo tempo. Palazzo Ducale riporta alla luce l’ultima grande stagione del mecenatismo gonzaghesco con “Sole mirabile per luce propria. Ferdinando Gonzaga mecenate e duca (1587–1626)”, la mostra dedicata, a quattrocento anni dalla scomparsa, a uno dei protagonisti della storia culturale mantovana.
Presentata questa mattina alla stampa e inaugurata nel pomeriggio, l’esposizione aprirà al pubblico domani, sabato 10 ottobre, e sarà visitabile fino al 10 gennaio 2027 nell’Appartamento di Santa Croce, in Corte Vecchia. Il percorso riunisce circa quaranta opere tra dipinti, sculture e oggetti, provenienti da importanti musei italiani e stranieri e da collezioni private, alcune delle quali custodiscono lavori inediti. A curare la mostra è il direttore di Palazzo Ducale Stefano L’Occaso, con la collaborazione di Giulia Marocchi e Silvia Merigo. I tre curatori hanno illustrato le opere e accompagnato i giornalisti attraverso le sale, in un allestimento scenografico scandito dalla presenza degli specchi. Alla presentazione hanno partecipato anche il sindaco di Mantova Andrea Murari e il direttore della Fondazione Palazzo Te Stefano Baia Curioni.

Da cardinale a duca, una vita tra potere e passione per l’arte

Secondogenito di Vincenzo I Gonzaga ed Eleonora de’ Medici, Ferdinando fu inizialmente destinato alla carriera ecclesiastica. Dopo gli studi a Ingolstadt e Pisa, nel 1607 divenne cardinale e si trasferì a Roma, dove entrò in contatto con alcuni dei maggiori artisti dell’epoca. Nel 1612, alla morte del fratello Francesco IV, assunse il governo del Ducato di Mantova e del Monferrato.
Abbandonato l’abito cardinalizio, dopo la relazione con Camilla Faà di Bruno, dalla quale nacque il figlio naturale Giacinto, nel 1617 sposò Caterina de’ Medici, figlia del granduca Ferdinando I. Uomo di vasta cultura, mecenate e collezionista dagli interessi enciclopedici, Ferdinando mostrò una particolare attenzione per gli artisti contemporanei, soprattutto bolognesi e romani. La mostra restituisce questa sensibilità attraverso opere che raccontano il gusto e le scelte della sua corte, negli anni immediatamente precedenti alla vendita delle collezioni ducali, tra il 1628 e il 1629, e al devastante Sacco di Mantova del 1630–1631.

Dal Louvre il capolavoro di Guido Reni

Tra i prestiti più significativi spicca “Nesso e Deianira” di Guido Reni, eccezionalmente concesso dal Museo del Louvre. Il dipinto appartiene al ciclo delle quattro Storie di Ercole realizzato dall’artista per Ferdinando Gonzaga e oggi conservato nel museo parigino. Accanto a Reni, il percorso accoglie capolavori di Peter Paul Rubens, Frans Pourbus e Bartolomeo Manfredi, offrendo uno sguardo sulla ricchezza della cultura figurativa legata al duca. Un ruolo centrale nella sua corte ebbe Domenico Fetti, attivo a Mantova per un decennio. L’interesse di Ferdinando si rivolse inoltre a Giovanni Baglione, Carlo Saraceni, Antiveduto Grammatica, Guercino e Francesco Albani, mentre le committenze coinvolsero anche Alessandro Tiarini, il Domenichino e Antonio Gatti.
Gli allievi di Reni, Francesco Gessi e Giovanni Giacomo Sementi, collaborarono agli affreschi della Galleria degli Specchi di Palazzo Ducale. Pur con minore intensità rispetto al padre, Ferdinando guardò anche agli artisti nordici: raccolse opere di Paul Bril e nel 1623 accolse a Mantova il giovane Antoon van Dyck.

Algardi e i talenti cresciuti alla corte mantovana

Un approfondimento particolare è dedicato alla scultura e agli esordi mantovani di Alessandro Algardi, con nuove riflessioni sul rapporto tra l’artista bolognese e la corte gonzaghesca. Algardi soggiornò in città fino al 1625, prima di trasferirsi a Roma e affermarsi tra i maggiori protagonisti della scultura barocca europea, diventando il principale antagonista di Bernini. Le sue opere sono messe in dialogo con quelle di Pietro Tacca e Gasparo Mola.
Gli interessi di Ferdinando si estesero anche all’architettura, alla letteratura, alla musica e al teatro. Durante il suo governo Nicolò Sebregondi progettò Villa La Favorita, imponente residenza suburbana destinata ad accogliere le collezioni ducali. Il duca sostenne poeti e letterati come Giovan Battista Marino e Giovan Battista Basile, musicisti come Girolamo Frescobaldi e protagonisti della scena come Giovan Battista Andreini, promuovendo anche gli apparati teatrali curati da Gabriele Bertazzolo. Ne emerge il ritratto di una corte aperta a linguaggi diversi e di un mecenate che contribuì alla diffusione del Barocco a Mantova, riconoscendo e sostenendo artisti destinati a lasciare un segno nella storia dell’arte. Le opere esposte arrivano, tra gli altri, dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze, dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna, dalle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, dalla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, da Castelvecchio di Verona e dai Musei Civici di Rimini e Treviso. Tra i prestatori internazionali figurano il Kunsthistorisches Museum di Vienna, la Gemäldegalerie di Dresda, il Louvre e il Museo delle Arti Decorative di Parigi, il Musée des Beaux-Arts di Arras e le collezioni reali di Madrid.
La mostra è inclusa nel percorso di visita di Palazzo Ducale. Per informazioni: infopoint 0376 352100 e www.mantovaducale.beniculturali.it.

Fiorenzo Cariola