La ricerca di un ordine capace di regolare il ritmo del divenire è stata una delle sfide più ambiziose di Leonardo da Vinci. Durante il suo soggiorno milanese alla corte degli Sforza, tra il 1490 e il 1493, il maestro si dedicò intensamente allo studio di congegni meccanici per la misurazione del tempo, cercando di superare le imprecisioni cronometriche tipiche del XV secolo.
Questa ricerca è oggi al centro del progetto espositivo “Leonardo e la misura del tempo”, allestito al Museo Leonardo3 di Milano, in Piazza della Scala con ingresso dalla Galleria Vittorio Emanuele II. L’esposizione consente di osservare da vicino il funzionamento degli ingranaggi e dei meccanismi progettati dal genio rinascimentale, riportati in vita attraverso due ricostruzioni funzionanti: l’Orologio, tratto dal Codice Madrid I (f.27v), e il Regolatore del Tempo, tratto dal Codice Atlantico (f.754r).
Il sapere di Alberto Gorla: l’artigiano di Cividale Mantovano dietro le macchine di Leonardo
Le due macchine sono state realizzate per il museo dal maestro artigiano e orologiaio mantovano Alberto Gorla, nato a Rivarolo Mantovano il 20 febbraio 1940 e da sempre attivo a Cividale Mantovano, frazione dello stesso comune, insieme al suo assistente Angelo Brunoni.
Gorla è tra i maggiori esperti internazionali di meccanica storica. Nel corso della sua carriera ha restaurato e rimesso in funzione alcuni tra i più antichi orologi monumentali italiani, da quelli di Piazza delle Erbe e di Piazza Broletto (Palazzo del Podestà) a Mantova a quello della Torre dei Mori in Piazza San Marco a Venezia all’orologio di Piazza della Loggia di Brescia. La ricostruzione ha richiesto diversi mesi di studio approfondito dei disegni contenuti nei codici leonardeschi prima della realizzazione dei prototipi e delle macchine definitive.
Dagli errori degli orologi medievali all’intuizione geniale di Leonardo
All’epoca gli orologi presentavano limiti tecnici rilevanti. Il sistema più diffuso per rallentare la caduta del peso motore, basato su una barra orizzontale detta “verga”, produceva errori molto consistenti nel conteggio del tempo. Studiando questi meccanismi Leonardo intuì una possibile soluzione: nei disegni del Codice Atlantico progettò infatti un dispositivo oscillante capace di regolare il tempo, una sorta di oggetto ondulatorio considerato l’antesignano del pendolo, concepito circa un secolo prima degli studi di Galileo.
Il Regolatore del Tempo, in particolare, utilizza una ventola oscillante che frena la caduta di un peso, un sistema che anticipa il concetto di isocronismo e dimostra come Leonardo avesse intuito i principi della fisica delle oscillazioni molto prima della rivoluzione scientifica del Seicento.
Come spiega Edoardo Zanon, direttore scientifico del museo: «Pur non conoscendo le leggi fisiche del pendolo, la macchina riprodotta dal Codice Atlantico funziona sorprendentemente bene grazie a un elemento oscillante. Nel disegno Leonardo evidenzia un piccolo peso applicato alla ventola, suggerendo la possibilità di regolarlo in altezza e quindi di modificare il periodo di oscillazione. Un’intuizione che avrebbe potuto correggere gli errori degli orologi del suo tempo, ripresa successivamente anche da C. Huygens nel secolo successivo». Il nuovo allestimento consente ai visitatori non solo di osservare il movimento degli ingranaggi ma anche di ascoltare il “suono del tempo” prodotto da dispositivi concepiti oltre cinque secoli fa. Al termine dell’esposizione le macchine entreranno a far parte della collezione permanente del museo.


















