MANTOVA – Un viaggio lungo oltre quarant’anni, con un pizzico di nostalgia ma con la forza di un repertorio che continua a parlare al presente. I Pet Shop Boys hanno conquistato piazza Sordello con Dreamworld, il tour antologico che raccoglie i brani simbolo di una delle carriere più influenti della musica pop elettronica. Due ore di spettacolo in cui Neil Tennant e Chris Lowe hanno dimostrato come il tempo possa scorrere senza intaccare classe, eleganza e capacità di emozionare.
La voce di Tennant, che tra due giorni spegnerà 72 candeline, conserva il timbro e l’eleganza dei giorni migliori, mentre Lowe, come da tradizione, resta il silenzioso architetto di un suono che dagli anni Ottanta continua a essere un punto di riferimento. Un connubio perfetto tra musica non di rado (e ancor oggi) riempipista e testi in grado di raccontare dinamiche sociali e affettive. Sul palco, videowall, giochi di luce e continui cambi d’abito (e copricapi, un segno distintivo per Neil e Chris) trasformano il concerto in una vera installazione artistica (tra i proverbiali due lampioni, che non mancano mai), dove ogni elemento è al servizio della musica.
L’apertura con Suburbia è uno dei manifesti artistici, seguito da Can You Forgive Her? e Opportunities, prima della reinterpretazione di Where the Streets Have No Name (I Can’t Take My Eyes Off You), esempio perfetto della capacità del duo inglese di appropriarsi di brani altrui e trasformarli in qualcosa di profondamente personale.
E’ il caso anche di Always on My Mind e Go West, ormai entrate nell’immaginario collettivo soprattutto nelle versioni dei Pet Shop Boys, mentre l’originale omaggio all’Italia di Paninaro è la fotografia musicale della Milano degli anni Ottanta, ancora oggi capace di evocare un’epoca. Domino dancing ha fatto cantare a squarciagola gli oltre 4mila fan accorsi per il concerto.
Il finale è un crescendo di emozioni. Heart, What Have I Done to Deserve This? (con la quale il duo rilanciò la carriera di Dusty Springfield) la travolgente Go West e l’immancabile It’s a Sin preparano il terreno al gran finale: West End Girls, uno dei brani che li lanciò nel panorama mondiale, e Being Boring, malinconica riflessione sul tempo che passa e sulle persone che cambiano.
Ed è forse proprio qui il senso di Dreamworld. Mentre il pubblico ripercorre i ricordi di una vita, Neil Tennant e Chris Lowe sembrano aver trovato il modo di sfidare il tempo, senza inseguire la nostalgia, ma adattandola, come solo loro sanno fare, alla contemporaneità. E così, davanti a una piazza Sordello danzante (definita da Neil “beautiful piazza”), i Pet Shop Boys confermano di essere un gruppo inossidabile, capace ancora oggi di unire almeno tre generazioni con canzoni che hanno attraversato i decenni senza perdere un grammo della loro forza.


















