Leonardo, Raffaello e Arcimboldo al Te nel 2026. “Il contemporaneo nel 2025 pesa sui numeri ma accende i riflettori internazionali”

MANTOVA – Una scelta sull’arte contemporanea per la mostra autunnale del cinquecentenario, che si sapeva avrebbe inciso in termini di visitatori ma che è stata importante su altri fronti; una risposta di pubblico inferiore alle attese per l’esposizione di primavera, che andrà analizzata ma che conferma i trend più recenti, con un aumento degli ingressi nelle grandi città e una diminuzione in quelle medio-piccole.  Sono le prime riflessioni del direttore della Fondazione Palazzo Te Stefano Baia Curioni nel commentare il calo dei visitatori nella Villa giuliesca (255.808 nel 2024 contro i 207.761 del 2025, un calo di 48.047 unità che tradotto in percentuale significa un -18,78%) nel 2025. Una flessione che, guardando semplicemente ai numeri, sorprende visto che si trattava dell’anno del cinquecentanario.

“IL LINGUAGGIO DEL CONTEMPORANEO FRENA I NUMERI MA PORTA PALAZZO TE NEL CONTESTO GLOBALE” 

«Il contemporaneo ha un linguaggio senz’altro meno immediato per gran parte del pubblico, ma la scelta di esporre l’installazione di Isaac Julien è stata importante perché ha dato la possibilità di ascoltare una voce in più sul senso di Palazzo Te. In questo modo abbiamo fatto la scelta di produrre un’opera che è ben altra cosa rispetto al fare del palazzo un semplice contenitore di mostre. L’allestimento di Isaac Julien, che comunque ha fatto aumentare il numero di visitatori stranieri, ci ha permesso inoltre di proiettare Palazzo Te in un importante contesto internazionale: basti pensare che l’artista, solo dagli Stati Uniti, ha ricevuto sponsorizzazioni per un milione e mezzo di euro, e l’opera ora andrà a Londra, poi a Roma e in molte altre città. Questo speriamo possa ovviamente tradursi nello sviluppo di relazioni che possano poi diventare opportunità concrete di collaborazione per futuri progetti da realizzarsi a Mantova», spiega Baia Curioni.
Il direttore della Fondazione sottolinea poi che c’erano anche vincoli allestitivi delle Fruttiere appena consegnate, per cui non sarebbe stato possibile pensare a un’esposizione con allestimenti più complessi rispetto a quella dell’artista britannico, «che tra l’altro è uno dei venti artisti contemporanei più importanti al mondo».Dunque una scelta, quella del contemporaneo con Isaac Julien, che secondo Baia Curioni ha proiettato Palazzo Te sotto una luce nuova sul fronte internazionale e che si spera possa essere foriera per le progettualità da sviluppare nei prossimi anni, a partire dai prestiti.

“PER LA MOSTRA DI PRIMAVERA 2025 MANCATA LA RISPOSTA DEL TERRITORIO”

Cosa invece non ha funzionato nella mostra “Dal caos al cosmo. Metamorfosi a Palazzo Te” della primavera scorsa, che proponeva tra l’altro opere di maestri quali Giulio Romano, Tintoretto, Correggio e Rubens? «Senz’altro ci ha fatto capire che i flussi turistici primaverili difficilmente si spostano con le mostre e poi che non c’è stata la risposta del “territorio” in quel raggio fino a 70-80 chilometri da Mantova che è l’area di riferimento per le esposizioni a Palazzo Te. Rifletteremo dunque su questo, ma dobbiamo farlo in un contesto che tenga conto di tutto il sistema culturale della città e capire come ottimizzare la sua attrattività, che deve rimanere comunque orientata a un turismo non di massa. Mantova dovrebbe puntare ai 400 mila visitatori che si fermino due-tre notti: un turismo diverso la devasterebbe», continua Baia Curioni, il quale ammette che in ogni caso «bisogna accettare i rischi delle proposte espositive e rilanciare con proposte alte, come quelle a cui stiamo lavorando per il 2026 e il 2027».

NELL’AUTUNNO 2026 UNA MOSTRA SULLA NATURA CON OPERE DI LEONARDO, ARCOMBOLDO E ARAZZI DI RAFFAELLO 

Quali sono dunque le proposte espositive a cui si sta lavorando a Palazzo Te? Su questo fronte la Fondazione tace al momento, ma sembra ormai certo che in autunno la Villa giuliesca sarà protagonista di una importante mostra dedicata alla natura nel Rinascimento, con una settantina di opere che si snoderanno tra le sale. Tra queste ci saranno pezzi di grandissimo valore, come due disegni di Leonardo da Vinci, arazzi con disegno di Raffaello e due Arcimboldo. L’esposizione sarà arricchita anche da oggetti di piccolo formato che andranno a costituire una sorta di Wunderkammer.
Una mostra di grande respiro artistico e culturale dunque, in cui la natura verrà riletta anche come una realtà piena di misteri che però, proprio come il pensiero rinascimentale sosteneva, possono essere conosciuti dalla mente dell’uomo, che è a sua volta proiezione della mente di Dio.
Nel 2027 Palazzo Te dedicherà invece un ampio progetto internazionale al tema del cavallo nella storia dell’arte e nella società contemporanea. Un tema che rimanda a una delle grandi passioni dei Gonzaga, trasformatasi in abile strumento politico e di prestigio, con l’invio di stupendi esemplari come dono a principi e ambasciatori di tutta Europa. E del resto Palazzo Te prese avvio proprio dalle celebri scuderie gonzaghesche e l’ideale continuità con quest’ultima venne poi suggellata dalla straordinaria Sala dei Cavalli