L’Astra e il rito del cinema sotto le stelle

Cinema Astra anni cinquanta

MANTOVA – Prima o dopo il film, poco cambiava. La tappa ai chioschi di Pradella per un gelato o una bibita fresca faceva parte della serata quanto il cinema stesso. Poi c’era l’Astra: le sedie che si riempivano, gli amici che si ritrovavano, il fascio di luce del proiettore che attraversava la notte. Per migliaia di mantovani il cinema estivo era molto più di una proiezione: era uno dei riti più amati dell’estate.

Da Via Bonomi a Pradella

Sono ricordi che Paolo Protti, protagonista della storia del cinema mantovano e italiano e discendente della famiglia che dal 1904 ne ha accompagnato l’evoluzione in città, affida al libro ‘Un orizzonte chiamato cinema. Mantova e l’Italia dal 1904 ad oggi nella storia della famiglia Protti’. Pagine che raccontano non soltanto l’evoluzione di un’impresa familiare, ma anche uno spaccato della vita sociale di Mantova, quando il cinema estivo rappresentava uno degli appuntamenti più attesi dell’anno.
L’avventura del cinema sotto le stelle inizia negli anni Trenta del Novecento. Dopo aver portato il cinematografo nelle piazze e nei cortili con il celebre “carrozzone”, la famiglia Protti decide di dare continuità a quell’esperienza aprendo la prima Astra Arena nella zona dell’attuale via Bonomi, (che veniva chiusa e trasformata in un cinema).
A guidarla è Ottorino Protti, affiancato dal giovanissimo operatore Luigi Pasquini, destinato a diventare una figura inseparabile dalla storia del cinema cittadino. Quell’arena resterà attiva fino alla fine della Seconda guerra mondiale, ma da allora il cinema estivo inizierà una lunga serie di trasferimenti. Lo stesso Protti parla di una vera e propria “transumanza”: cambiano i luoghi, ma non cambia mai il legame con il pubblico, che continua a seguire fedelmente l’Astra.
Tra le varie sedi viene ricordata anche l’Astoria, allestita nel grande cortile tra via Frattini e via Guerrieri Gonzaga. Un’esperienza che non ottiene però i risultati sperati. La vera svolta arriva alla fine degli anni Sessanta, quando la famiglia concentra tutta l’attività estiva nel cortile del Michele Bianchi, l’ex balera il cui ingresso corrisponde oggi alla sede della Camera di Commercio.
L’Astra del Bianchi dispone di una cabina di proiezione fissa e può ospitare quasi mille spettatori. La stagione si apre il primo giugno e prosegue fino a metà settembre, anticipando talvolta l’inizio già a maggio nelle estati più calde. È questa l’arena che entra nel cuore di tantissimi mantovani. Le serate iniziano molto prima dell’accensione del proiettore: si arriva con anticipo, si saluta qualche conoscente, si sceglie il posto migliore e, prima oppure dopo il film, ci si concede un gelato, una cedrata, una spuma o una bibita fresca nei chioschi all’inizio di Pradella. Un gesto semplice che, negli anni, diventa un piccolo rito capace di completare la magia del cinema sotto le stelle.
Dietro quello schermo lavora un’intera famiglia. Paolo ricorda il padre, la madre, lui stesso e, successivamente, anche la moglie alternarsi alla cassa, mentre nella cabina di proiezione Luigi Pasquini continua a far scorrere chilometri di pellicola. Un lavoro silenzioso e spesso invisibile agli occhi del pubblico, ma fondamentale per regalare ogni sera quella magia.
Quando il Michele Bianchi viene ceduto, anche l’arena è costretta a trovare una nuova casa. Nasce così un’altra Astra nello spazio compreso tra il muro del Michele Bianchi, la cabina Enel, i giardini Nuvolari e il piazzale delle corriere, oggi piazzale Mondadori. Grazie alla disponibilità dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gianni Usvardi e dal vicesindaco Gianni Lui, ogni estate l’area viene concessa per allestire il cinema. Una nuova arena prende forma con recinzioni, alberature, centinaia di sedie, una cabina di proiezione in muratura e il grande schermo che continua a richiamare centinaia di spettatori sera dopo sera. Sono anni ricchi di ricordi. Protti cita con particolare affetto le rassegne dedicate ai film di James Bond e una memorabile proiezione di Blues Brothers, durante la quale il coinvolgimento del pubblico diventa così travolgente da spingere molti spettatori ad alzarsi spontaneamente in piedi per cantare e ballare durante il finale del film.

Il tornado del 1977: paura all’Astra, alberi salvi grazie ai cavi d’acciaio

Tra gli episodi più impressionanti rimasti nella memoria dell’autore c’è quello della notte del 20 luglio 1977. Poco prima della mezzanotte un violento tornado si abbatte su Mantova provocando danni in numerose zone della città.

Grossi alberi sradicati dal tornado del 20 luglio 1977. Foto Luigi Barlera

Anche l’Astra viene investito dalla furia del vento e tra gli spettatori la paura è enorme. A evitare conseguenze ben peggiori è però una scelta tecnica tanto semplice quanto lungimirante: la struttura dell’arena è collegata attraverso robusti cavi d’acciaio che contribuiscono a mantenere saldamente ancorati anche gli alberi. Le piante resistono alla violenza del tornado e non cadono sul pubblico. Lo spavento resta enorme, ma quella notte il cinema riesce a evitare una tragedia.

Poi arrivò Piazza Castello 

Alla fine degli anni Ottanta per l’Astra si apre un nuovo capitolo. È il vicesindaco Sergio Cordibella a proporre il trasferimento in piazza Castello. Paolo Protti inizialmente guarda con scetticismo all’idea, sia per le difficoltà organizzative sia per la gestione condivisa con altre realtà, ma proprio da quella intuizione nasce l’Astra Castello, destinato a scrivere una nuova pagina nella storia del cinema e dello spettacolo estivo mantovano. Piazza Castello non ospita più soltanto il cinema. Diventa uno spazio dedicato anche al teatro, alla danza, ai concerti e ai grandi eventi culturali. La cabina di proiezione viene inizialmente ricavata in un locale dell’ex mercato dei bozzoli e successivamente trasferita negli antichi alloggi dei custodi di Palazzo Ducale, opportunamente adeguati con importanti interventi di sicurezza. Per sostenere il grande schermo viene progettata una particolare struttura metallica realizzata dalla Otis di Sustinente.

Il palcoscenico dei grandi artisti 

Negli anni successivi l’Astra Castello porta a Mantova artisti e compagnie di livello nazionale e internazionale. Sul palco si alternano Paola Borboni, Giorgio Gaber, i Momix, gli Iso, i Pilobolus, David Parsons e il Circo Acrobatico Cinese. Tra il 1992 e il 1993 la piazza ospita anche la rassegna Scritture del Teatro, diretta da Umberto Artioli e Francesco Bartoli, della quale Protti cura l’organizzazione economica e amministrativa. Tra gli incontri rimasti maggiormente impressi c’è proprio quello con Gaber. Il cantautore arriva a Mantova piegato da fortissimi dolori alla schiena. Prima dello spettacolo viene aiutato con un massaggio e con una seduta di agopuntura, riuscendo poi a salire regolarmente sul palco e a regalare al pubblico un’esibizione memorabile, senza lasciare trasparire la sofferenza.

Dagli anni d’oro ai nuovi approdi

Gli anni Novanta rappresentano uno dei momenti più felici della storia dell’arena. Grazie ai finanziamenti ministeriali vengono organizzate stagioni ricchissime, con concerti, spettacoli e serate capaci di riempire piazza Castello come il concerto di Paolo Conte. Nel 1999, nonostante l’apertura della multisala Cinecity abbia cambiato profondamente il mercato cinematografico, l’Astra Castello riesce a ottenere l’anteprima nazionale de La Mummia.

il cortile del Baratta

La piazza si riempie fino all’ultimo posto disponibile, confermando come il fascino del cinema sotto le stelle continui a conquistare il pubblico. Con il passare degli anni cambiano le esigenze della città e anche quelle della Soprintendenza, che ritiene il grande schermo incompatibile con la valorizzazione del Palazzo e della Camera degli Sposi. L’arena lascia così piazza Castello per trasferirsi prima nel cortile della Casa del Mantegna e successivamente in quello della Biblioteca Baratta e del Museo di San Sebastiano.

Una storia lunga quasi cent’anni

Dal primo schermo montato sotto le stelle negli anni Trenta fino all’Astra Castello e ai successivi trasferimenti, quella dell’arena estiva è stata una storia quindi lunga quasi un secolo, intrecciata con quella della città e dei suoi abitanti. Oggi molte immagini appartengono alla memoria, ma continuano a vivere nei ricordi di migliaia di mantovani, tornando ad accendersi proprio come un vecchio proiettore che, dopo tanti anni, illumina ancora una volta lo schermo dell’estate.

Dina Protti alla casa dell’Astra Danze