MANTOVA – Bastano poche note e all’Esedra di Palazzo Te si apre immediatamente un viaggio lungo oltre sessant’anni. Gianni Morandi sceglie di cominciare proprio da “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, la canzone che dà il nome al suo Summer Tour e che nel 2026 compie proprio sessant’anni. Poi arrivano “Occhi di ragazza” e “Se perdo anche te” e il pubblico entra subito dentro una lunga storia fatta di canzoni.
Dopo i primissimi brani Morandi si ferma, guarda davanti a sé e saluta Mantova. E non nasconde lo stupore per la cornice di Palazzo Te che lo accoglie definito un luogo di straordinaria bellezza. Poi il presente lascia spazio ai ricordi e Gianni torna ragazzo, agli anni in cui arrivava in città per seguire allo stadio Martelli Mantova-Bologna, quando le due squadre si affrontavano in Serie A.
È uno dei tanti fili che durante la serata legano musica e memoria, passato e presente. Perché quello di Morandi non è soltanto un concerto: è quasi il racconto di una vita, scandito dalle canzoni che hanno accompagnato la storia personale di milioni di italiani.
“Pensavo che il dopoguerra fosse una condizione definitiva”
E proprio il brano scelto per aprire il concerto offre a Morandi l’occasione per una riflessione che va oltre la musica. “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, scritta nel 1966, raccontava infatti la tragedia di un giovane mandato a combattere in Vietnam ed è diventata negli anni uno dei più celebri inni italiani contro la guerra.

«Sono nato nel dopoguerra, pensavo che questa condizione del “dopo” fosse definitiva, ma mi sbagliavo. C’è sempre purtroppo un focolaio da qualche parte», dice Morandi rivolgendosi al pubblico.
Parole semplici, pronunciate mentre nel mondo continuano i conflitti, che riportano improvvisamente tutta l’attualità di una canzone nata sessant’anni fa. Quasi che quel “ragazzo” non appartenesse soltanto al 1966, ma continuasse a parlare anche al presente. E poi la musica riparte. Un repertorio sterminato, capace di saltare da un decennio all’altro senza perdere il filo, perché poche carriere come quella di Morandi riescono a mettere insieme ricordi tanto diversi e un pubblico di generazioni lontane tra loro.
Il momento per Lucio Dalla: “È stato un grande pezzo della mia vita”
Tra i passaggi più intensi della serata c’è inevitabilmente quello dedicato a Lucio Dalla Arrivano “Futura”, “Piazza Grande” “Vita”, e Morandi si ferma ancora. Questa volta il racconto diventa più personale. Dalla non è soltanto uno dei grandi della musica italiana. Per Gianni è stato amico, fratello, compagno di viaggio.
I ricordi si rincorrono, tra vita privata e palcoscenico, fino agli anni della loro straordinaria collaborazione artistica e all’album “Dalla/Morandi”, diventato uno dei grandi successi della musica italiana degli anni Ottanta. E Mantova entra ancora una volta nella memoria. Morandi ricorda infatti quando proprio con Lucio arrivò in città per esibirsi in piazza Sordello, nel tour nato da quell’album.
«Quando ci siamo conosciuti io avevo 17 anni, lui 18. Lucio era follia, complicità, anche rivalità. Lui ha sempre creduto in me, ha rappresentato un grande pezzo della mia vita. Lucio è stato vita». Ed è proprio “Vita” a trasformarsi così in qualcosa di più di una canzone: diventa il ricordo di un’amicizia durata decenni e di un pezzo irripetibile della musica italiana.
Sessant’anni di “C’era un ragazzo” incontrano i sessant’anni della
Casa del Sole
Ma quella di Palazzo Te è stata una serata speciale anche per un altro motivo. Il concerto del Mantova Summer Festival ha coinciso infatti con la quarta edizione di “All in Rock” e con le celebrazioni per i sessant’anni della Casa del Sole, la realtà mantovana che da sei decenni accompagna bambini e ragazzi con disabilità e le loro famiglie attraverso percorsi educativi, scolastici e riabilitativi.
Una coincidenza quasi perfetta: da una parte i sessant’anni di una canzone che ha segnato la carriera di Morandi, dall’altra i sessant’anni di una realtà profondamente radicata nel territorio mantovano. Due storie molto diverse unite, per una sera, dalla musica e dal desiderio di abbattere le distanze.
Sul palco, accompagnato dalla superband diretta dal maestro Luca Colombo, Morandi continua intanto a pescare dentro una carriera che sembra non conoscere confini generazionali. Nel repertorio trovano spazio i grandi successi di ieri e quelli più recenti come “Un mondo d’amore”, “Grazie perché”, “Bella signora”, “Solo insieme saremo felici”, “Uno su mille”, “Apri tutte le porte”. Canzoni diverse, lontane negli anni, ma che una dopo l’altra raccontano la stessa cosa: la capacità di Gianni Morandi di attraversare il tempo continuando a parlare a pubblici diversi.
E così Palazzo Te, per una sera, diventa il luogo nel quale si incontrano il ragazzo degli anni Sessanta, l’amico di Lucio Dalla, l’artista che ancora oggi riempie gli stadi e i palazzetti e l’uomo che guarda alle guerre del presente ricordando quelle che credeva appartenessero al passato.
Sessant’anni dopo, quel ragazzo continua ad amare i Beatles e i Rolling Stones. E continua a far cantare, ricordare ed emozionare intere generazioni.


















