Palazzo Ducale, Palvarini Gobio Casali dona nuove ceramiche per la futura sezione al Castello

MANTOVA – Le collezioni di Palazzo Ducale si arricchiscono di nuove testimonianze dell’arte ceramica tra Cinquecento e Settecento. A donare il nucleo di manufatti è stata Mariarosa Palvarini Gobio Casali, studiosa della ceramica mantovana. Tra i pezzi spiccano un elegante piatto da parata e un insolito scolapasta settecentesco: saranno esposti nel Castello di San Giorgio, nell’ambito della nuova sezione dedicata alla maiolica e alla ceramica a cui il museo sta lavorando.
La donazione unisce oggetti di uso quotidiano e pezzi di carattere decorativo. Ne fanno parte un piatto con motivi geometrici azzurri sul bordo, una ciotola graffita in monocromia bruno-ferraccia con le lettere “HCEIM”, un baciletto dipinto in verde-ramina e bruno-ferraccia e alcuni frammenti di diversa natura. Il piatto da parata presenta una decorazione nelle tonalità del blu e del bruno, con un motivo a palmetta o fiocco nella parte centrale, mentre lo scolapasta è dipinto in monocromia verde-ramina.
Palvarini Gobio Casali ha dedicato numerosi studi alla ceramica, alla maiolica e alla terracotta mantovane. Tra le sue pubblicazioni figurano La ceramica a Mantova, edito da Belriguardo nel 1987, e Ceramiche d’arte e devozione popolare in territorio mantovano, pubblicato da Publi Paolini nel 2000: due testi tuttora fondamentali per la conoscenza di questo patrimonio.
Il direttore di Palazzo Ducale, Stefano L’Occaso, ha espresso gratitudine alla studiosa, sottolineando il valore del gesto: «Mariarosa Palvarini Gobio Casali, con sensibilità e attenzione, contribuisce all’incremento delle collezioni del Museo offrendo al patrimonio pubblico una serie di manufatti ceramici, tra cui spicca per qualità un piatto da parata dall’elegante decorazione e per singolarità un antico scolapasta».
L’acquisizione si inserisce nel lavoro di ampliamento del percorso espositivo. La nuova sezione è in fase di progettazione, con il coinvolgimento dell’architetta Verena Frignani, e metterà in relazione i materiali donati con le raccolte già presenti nel museo, tra cui quella della Fondazione Freddi.
«Servirà del tempo per costruire un progetto coerente, che sarà probabilmente realizzato in fasi successive, in dialogo anche con i nuclei collezionistici già presenti», ha spiegato L’Occaso.