MANTOVA/PROVINCIA – Emergenza infinita. Ancora grandine e vento forte sulla provincia, riferisce Coldiretti Mantova, e altri danni per l’agricoltura mantovana, mai così colpita negli ultimi anni, con il quarto evento catastrofale nel giro di una settimana. Da nord-ovest a sud-est, dall’area di Asola e Canneto sull’Oglio – con il distretto vivaistico più importante d’Italia per la produzione di latifoglie, che conta danni per circa 30-35 milioni di euro – fino a Sermide e Felonica, colpiti verso mezzogiorno di oggi da una violenta tempesta di ghiaccio, unita a bombe d’acqua e a vento di forte intensità.
Leggi anche: Grandine, vento e pioggia nel Mantovano: ancora alberi caduti e strade bloccate
Marco Carrara, direttore del Codima, parla di “scenario grave”, tanto che, se si contano i danni dall’inizio del 2026, almeno il 50% di essi va ascritto ai rovesci meteo di ieri e di oggi. “Oltre la metà dei certificati assicurativi aveva a questa mattina una denuncia di danni, e parliamo solo per i comuni interessati dai sinistri meteo della provincia di Mantova di valori posti in copertura per almeno 50 milioni di euro – prosegue Carrara -. Non possiamo, tuttavia, ad oggi spingerci oltre, in quanto i bilanci dei danni si avranno più avanti”.
Leggi anche: Chicchi di grandine come palline da tennis e vento: a rischio colture per 50mln
Il maltempo di oggi. “Verso le ore 12 di oggi – racconta Andrea Costa, agricoltore e presidente di Coldiretti Felonica – siamo stati sorpresi da cinque minuti di grandine a secco, seguiti da pioggia intensa e vento, che hanno provocato danni ingenti sulle colture del territorio, a partire da meloni, angurie e zucche, crivellati da chicchi di grandine del diametro di 4-5 centimetri. Si sono salvati i frutteti protetti dalle reti anti-grandine, mentre il mais ha subito una decimazione”.
Il bilancio per il Sermidese è fortemente negativo, con danni che impattano per il 70-80% delle produzioni orticole, per non contare dei danni su immobili, con tetti scoperchiati, fienili crollati, serre compromesse.
Paolo Bassi, produttore di angurie di Coldiretti Mantova, tratteggia l’affresco della sciagura: “In cinque minuti ho subito un danno dell’80% su 120 ettari di mais e la perdita totale di 25 ettari di angurie, che sarebbero finite sul mercato nel mese di agosto. Mi resta da verificare le condizioni delle serre, perché con la elevata quantità di pioggia caduta non si riesce a entrare in campo a controllare”.
La meteo-follia delle ultime 36 ore ha costretto anche il Consorzio di bonifica Burana a correre ai ripari. “Abbiamo dovuto vuotare rapidamente i canali, in modo da poter convogliare le precipitazioni abbondanti e gestire l’impatto delle bombe d’acqua – spiega Costa, consigliere del Consorzio Burana -. Oggi sono caduti 30 millimetri di acqua in una manciata di minuti, che si sono sommati ai 60 millimetri di ieri”.
Leggi anche: Bombe di ghiaccio sulle campagne, il maltempo ha devastato nuovamente i vivai di Canneto
IL PRIMO BILANCIO DEI DANNI: SOLO NEL COMPARTO VIVAISTICO DI CANNETO, DANNI STIMATI TRA I 30 E I 35 MILIONI DI EURO
L’agricoltura paga un conto salatissimo per il maltempo che ha colpito nell’ultima settimana fra trombe d’aria, downburst, grandine, bombe d’acqua. Solo il comparto vivaistico del distretto di Canneto sull’Oglio, il più importante d’Italia per la produzione di latifoglie a foglia caduca, conta danni per circa 30-35 milioni di euro.
Sono le prime stime di Coldiretti Mantova, alle quali si devono sommare i danni agli immobili e alle strutture agricole (serre bucate, teloni protettivi tagliati, pannelli fotovoltaici sfondati), alle colture in campo (mais allettato e tritato, pomodori caduti, allegagioni abortite, barbabietole, meloni, angurie e zucche danneggiate dalla grandine).
Il computo dei danni non è ancora finito. “La perdita di prodotto in campo non rappresenta solo un mancato reddito – dichiara il presidente di Coldiretti Mantova, Fabio Mantovani – perché vi sono comunque spese che le aziende agricole devono sostenere, direttamente o ricorrendo a imprese agromeccaniche, per la raccolta di quanto rimane, liberare il campo, prepararlo per la stagione successiva, ma con costi maggiori, in quanto le operazioni su un campo che ha subito allettamenti colturali o si trova con prodotto che non può essere raccolto sono più complesse”. Inoltre, prosegue Mantovani, “una minore produzione o perdite significative di prodotto possono influenzare i mercati, maggiormente esposti alla volatilità, o, ancora, innescare squilibri fra domanda e offerta come nel caso dell’ortofrutta o del pomodoro, quest’ultima una filiera industriale che conta molto sulla pianificazione della trasformazione”.
Nello scenario di forte insicurezza meteo-climatica vanno anche inserite le ondate di calore e la siccità o, comunque, la minore disponibilità di acqua, che abbassano in alcuni casi la qualità delle produzioni, tagliano le rese per ettaro, provocano altresì degli aumenti dei costi complessivi di gestione.

















