MANTOVA – “Grana Padano e Parmigiano Reggiano: strategie di mercato nello scenario geopolitico di oggi”, questo il tema del convegno organizzato come ogni anno da Confagricoltura Mantova che si è tenuto al Mamu questa mattina.
Dopo i saluti introduttivi di Andrea Pagliari – Presidente Confagricoltura Mantova e Manuel Lugli – Presidente sezione lattiero-casearia Confagricoltura Mantova si sono susseguiti gli interventi di Mirco De Vincenzi, Alberto Lancellotti, Francesco Branchi che hanno presentato l’analisi dei dati elaborata da Clal, Nicola Bertinelli – Presidente Consorzio Formaggio Parmigiano Reggiano e Renato Zaghini – Presidente Consorzio Tutela Grana Padano.
“Quello di oggi è un appuntamento ormai fisso organizzato da Confagricoltura Mantova – spiega Andrea Pagliari, presidente di Confagricoltura Mantova – è importante parlare di quanto sta accadendo nel mondo dei formaggi, anche se, fortunatamente, il settore delle DOP gode di una certa stabilità e capacità di remunerare il valore del latte. È una situazione, però, che vive in un contesto che si confronta con un mondo dove la geopolitica ha dinamiche imprevedibili e pesanti ricadute su tutti i settori. I costi dell’energia e il rischio legato alla commercializzazione internazionale sono solo alcuni dei problemi che le aziende stanno vivendo. Le DOP, al momento, restano però una delle poche garanzie di redditività del mondo zootecnico italiano”.
Se lo scorso anno la preoccupazione era dettata dai dazi, che ora sembrano il male minore, oggi è la situazione geopolitica a preoccupare, anche perché limita le esportazioni verso Paesi a cui le due realtà si stavano rivolgendo.
4 milioni e 23 mila forme di Parmigiano Reggiano prodotte nel 2025, con un +110.697 forme rispetto al 2024.
“Il Parmigiano Reggiano sta vivendo una stagione speciale – ha detto Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano – dal punto di vista dei prezzi è sicuramente straordinaria, con le quotazioni più alte della storia, ma siamo in un momento di grande svolta perché l’Italia non sarà più il luogo dove potremo continuare a vendere tutto il Parmigiano prodotto. Sale l’età media, diminuiscono gli abitanti e non abbiamo più la classe media, per cui dobbiamo necessariamente guardare all’estero. Affinché abbia un valore rispetto ai competitor, come il “parmesan”, deve essere molto di più di un pezzo di formaggio: deve essere un’icona dell’Italia e chi lo acquista deve percepirne la differenza. Dobbiamo anche programmare la produzione: la quantità prodotta e offerta deve essere coerente con la capacità del mercato di assorbirla. La situazione internazionale è altamente instabile: pensiamo agli Stati Uniti, ai dazi, al Medio Oriente. Emirati Arabi, Dubai e Oman sono l’hub per affrontare l’Est del mondo, come Cina, Indonesia e Taiwan, che al momento è tutto bloccato”.
Mantova, unica provincia ad avere entrambe le DOP, è prima per la produzione di Grana Padano davanti a Brescia, Cremona, Piacenza e Vicenza. Per quanto riguarda invece il Parmigiano Reggiano, è quarta dietro a Parma, Reggio Emilia e Modena.
Il 2025 ha visto l’export aumentare verso Europa, Sud-Est asiatico, Brasile, Australia e Argentina, mentre è diminuito verso l’Uruguay.
“Dobbiamo abituarci, purtroppo, al fatto che il mondo sarà sempre in subbuglio – commenta Renato Zaghini, presidente del Consorzio Grana Padano – una DOP come il Grana Padano, che per il 50% vive di export, deve continuare a investire, informare e
portare messaggi positivi, anche attraverso la presenza sul territorio. Non abbiamo altra possibilità che dare un messaggio positivo. Nel 2025 il Grana Padano ha prodotto più di 6 milioni di forme (418.537 in più rispetto al 2024): più del 50% è destinato all’estero ed è un trend in crescita, perché noi vogliamo crescere”.
E di questa crescita fa parte una novità: “Siamo a buon punto con la ricerca per portare sui mercati un prodotto destinato a chi, per motivi etico-religiosi, non consuma prodotti di origine animale. Sta quindi per nascere un “Grana Padano con caglio non animale”: questo permetterebbe di rivolgersi a mercati come quello indiano e del Sud-Est asiatico. Il mondo è vario e importante, e noi cerchiamo sempre di guardare il lato positivo e trovare nuovi spazi”.

















