Invecchiamento e carenza di lavoratori, la doppia sfida del lavoro a Mantova

MANTOVA – Il lavoro c’è, ma la sfida dei prossimi anni sarà trovare persone, competenze e costruire un sistema capace di rispondere al cambiamento demografico. È la fotografia che emerge dal report “Le dinamiche occupazionali in provincia di Mantova – Lavoro 2025”, realizzato dall’Osservatorio provinciale del Mercato del Lavoro e presentato dalla Provincia di Mantova.
Un quadro di sostanziale stabilità, con 184.083 occupati, un tasso di occupazione al 52,5% (in linea con il 2024) e una disoccupazione al 3,8% (era 3,6% nel 2024), tra i valori più bassi degli ultimi vent’anni. Dietro alla tenuta del sistema emergono però alcune criticità strutturali: difficoltà delle imprese nel reperire personale, progressivo invecchiamento della popolazione e una partecipazione femminile al mercato del lavoro ancora inferiore rispetto a quella maschile. Ad aprire la presentazione è stata Maria Paola Salvarani, consigliere provinciale con delega alla formazione e lavoro: «Questo è uno strumento importante per orientare le politiche attive del lavoro e cercare di far combaciare domanda e offerta nella provincia». La Provincia, ha ricordato, sta investendo «sulla conoscenza delle aziende del territorio» per costruire interventi sempre più mirati.

Due anziani per ogni giovane: la fotografia della provincia mantovana

Tra i dati principali resta quello del divario di genere: il tasso di disoccupazione femminile supera di quattro punti percentuali quello maschile. «È necessario fare una riflessione anche a livello di cultura della società – ha evidenziato Salvarani –. Non è un tema che interessa solamente le istituzioni o le aziende, ma riguarda la società nel suo insieme». Una riflessione che si inserisce in una provincia sempre più anziana. Gli indicatori demografici fotografano infatti un territorio in progressivo cambiamento: l’indice di vecchiaia raggiunge il 202,3%, con oltre due anziani ogni giovane, mentre l’indice di dipendenza strutturale arriva al 58,1%, ovvero circa 58 persone potenzialmente non attive ogni 100 persone in età lavorativa.
Le proiezioni al 2036 confermano questa tendenza: la fascia più giovane è destinata a ridursi, mentre aumenterà quella over 65, con un’età media prevista di 48,1 anni. In questo scenario la popolazione straniera rappresenta invece un elemento in controtendenza: il 76% degli stranieri è concentrato nella fascia 15-64 anni, quindi in età lavorativa, diventando una componente significativa del mercato occupazionale. Una risorsa che contribuisce già oggi a rispondere alla carenza di capitale umano, ma che richiede anche percorsi specifici di accompagnamento. Come emerso durante la presentazione, l’inserimento lavorativo passa infatti non solo dall’apprendimento della mansione, ma anche dalla formazione linguistica e dalla conoscenza del “sistema Paese”, favorendo una reale integrazione nel contesto sociale oltre che produttivo.

Occupazione stabile, resta il nodo degli inattivi

A entrare nel dettaglio dei numeri è stata Anna Capucetti, responsabile dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro, spiegando come il report unisca la fotografia Istat sui residenti con i dati di flusso delle Comunicazioni Obbligatorie delle aziende del territorio. Nel 2025 gli occupati risultano in leggera crescita, mentre la disoccupazione resta contenuta. «Non abbiamo grandi problematiche a trovare lavoro – ha spiegato Capucetti – ma bisogna riuscire a inserirsi nel lavoro, nella richiesta e nel posto giusto». Resta invece il nodo degli inattivi, saliti a quasi 73mila persone (28,4%), soprattutto donne (49mila). Una platea che assume un peso particolare in un contesto segnato dalla progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa.
Guardando ai movimenti occupazionali, nel 2025 le Comunicazioni Obbligatorie registrano circa 68mila avviamenti, oltre 65mila cessazioni, 39mila proroghe e 6.810 trasformazioni a tempo indeterminato. I saldi restano positivi, ma mostrano un rallentamento rispetto agli anni precedenti. Tiene il tempo indeterminato, mentre diminuiscono tempo determinato e somministrazione, quest’ultima collegata anche al rallentamento del settore logistico dopo la forte crescita degli anni precedenti.

Meno assunzioni qualificate, crescono trasporti e professioni operative

Il report analizza inoltre gli avviamenti dal punto di vista dello “skill level”, cioè il livello di competenze richiesto dalle professioni secondo la classificazione adottata. Il mercato mantovano risulta caratterizzato prevalentemente da mansioni riconducibili a profili professionali classificati nei livelli medio e basso di competenza: le professioni non qualificate rappresentano il 29% degli avviamenti, mentre quelle qualificate nelle attività commerciali e nei servizi raggiungono il 22%.
Rispetto al 2024 si registra una diminuzione soprattutto delle qualifiche professionali più elevate, mentre crescono gli avviamenti legati ai conduttori di macchine e veicoli, in particolare nel settore dei trasporti. Un focus specifico riguarda i giovani tra i 18 e i 29 anni, che rappresentano il 34% degli avviamenti complessivi registrati nel 2025. Il saldo tra avviamenti e cessazioni resta positivo, confermando l’ingresso delle nuove generazioni nel mercato del lavoro mantovano, anche se prevalentemente attraverso forme contrattuali flessibili. Tra i settori con maggiore incidenza giovanile figurano servizi di alloggio e ristorazione, attività artistiche, sportive e di intrattenimento e commercio al dettaglio. La manifattura resta il cuore produttivo mantovano, con il 35,5% degli addetti totali rispetto a una media regionale del 24,3%. Nel periodo 2021-2025 si registra una flessione degli avviamenti nel manifatturiero, mentre tengono agricoltura e crescono istruzione, trasporto e magazzinaggio.

Castiglione, Ostiglia e Suzzara guidano le vocazioni produttive

Tra le novità del report provinciale 2025 anche il collegamento con il Rapporto territoriale 2025 di Regione Lombardia “Una regione, tante anime. La Lombardia e le sue geografie del lavoro”, che introduce una mappatura delle specializzazioni occupazionali.
L’analisi non considera soltanto il numero di imprese presenti, ma incrocia la struttura produttiva con i flussi reali di assunzione, individuando i settori che nei diversi territori generano avviamenti superiori alla media regionale.
L’indicatore utilizzato è il quoziente di localizzazione (QL), che misura quanto un comparto economico sia concentrato in un territorio rispetto al resto della Lombardia. Quando il valore supera quota 10 si parla di “specializzazione estrema”, cioè di una vera vocazione occupazionale locale.
Da questa lettura emerge una provincia di Mantova dalla doppia anima manifatturiera e agricola. Castiglione delle Stiviere rappresenta un’eccellenza regionale nel comparto moda e confezioni, con un QL pari a 10,90 e l’8,8% degli avviamenti concentrati nel settore. Ostiglia si distingue invece nell’agricoltura, dove è leader regionale nelle coltivazioni agricole, comparto che alimenta quasi la metà del mercato del lavoro locale (47,3% degli avviamenti), e nella fabbricazione di macchinari, con un QL di 10,32. Suzzara si conferma polo della meccanica e della fabbricazione di autoveicoli, con un QL pari a 10,4.

Il rapporto individua inoltre alcuni territori come “perni a tripla specializzazione”, cioè aree capaci di generare opportunità di lavoro contemporaneamente in più comparti produttivi: Viadana (meccanica, tessile e moda, agroalimentare) e Ostiglia (agroalimentare, meccanica, tessile e moda).Sul fronte dei Centri per l’Impiego, nel 2025 sono state presentate 9.760 Dichiarazioni di immediata disponibilità al lavoro, il 60% in più rispetto al 2024, incremento collegato anche alle nuove indicazioni regionali. Il profilo prevalente del disoccupato è quello di una donna under 30, italiana, con titolo di studio pari alla licenza media. A chiudere la presentazione è stata Cristina Paparella, dirigente del Servizio mercato del lavoro e CPI, che ha indicato le prospettive future. «Il mercato mantovano è in una situazione di sostanziale stabilità occupazionale. La disoccupazione è leggermente aumentata ma resta sui minimi storici: emergono però criticità strutturali che ci portiamo dietro anche dagli anni passati». Il nodo principale resta il mismatch tra domanda e offerta. «Il mismatch oggi non è solo un problema di competenze o formazione – ha spiegato Paparella – ma soprattutto di mancanza di capitale umano, cioè di difficoltà nel ricambio generazionale». In questo scenario rientra anche la sfida degli inattivi più difficili da raggiungere, tra cui i NEET, giovani che non studiano e non lavorano e che spesso restano fuori dai canali tradizionali dei servizi. Secondo i dati disponibili a livello regionale, nel 2025 in Lombardia i NEET nella fascia 15-34 anni sono oltre 200mila. Anche per questo la Provincia partecipa a progetti sperimentali per far emergere queste situazioni e accompagnare le persone verso percorsi di formazione e inserimento lavorativo. Da qui il lavoro dei Centri per l’Impiego: maggiore rapporto con le aziende, raccolta dei fabbisogni, percorsi formativi mirati, Job Day territoriali e orientamento nelle scuole. Nel 2025 sono stati realizzati 137 laboratori coinvolgendo 2.200 studenti. Per le imprese mantovane si apre quindi un bivio strategico: gestire l’invecchiamento della forza lavoro interna e, allo stesso tempo, definire nuove politiche di attrazione e fidelizzazione delle competenze. In un mercato dove il problema non è più soltanto creare occupazione, ma riuscire a reperire e mantenere capitale umano, la capacità di costruire percorsi di crescita e permanenza dei lavoratori diventa uno degli elementi centrali per la competitività futura del territorio. «Cerchiamo di mettere in condivisione tutto il sistema», ha concluso Paparella, rafforzando una rete tra lavoro, formazione, scuola e territorio capace di accompagnare non solo un inserimento professionale, ma un progetto di vita.

Antonia Bersellini Baroni