Lavoro, nel Mantovano un neoassunto su tre è straniero

MANTOVA – Nel 2025 quasi un neoassunto su quattro in Italia era di origine straniera. E il dato di Mantova è ancora più accentuato. Nella nostra provincia gli stranieri neoassunti sono stati addirittura un terzo del totale. Questo è quanto emerge dall’ultima analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che fotografa un mercato del lavoro sempre più sostenuto dalla componente immigrata. A livello nazionale le assunzioni previste di lavoratori stranieri sfiorano quota 1 milione e 360mila, pari al 23% del totale: rispetto al 2017 gli ingressi sono cresciuti del 139% e, confrontando il dato con il 2019, il numero assoluto è più che raddoppiato.

Dentro questo quadro nazionale, il dato mantovano spicca. La provincia di Mantova si colloca al decimo posto in Italia per incidenza percentuale di entrate straniere sul totale delle nuove assunzioni. Nel dettaglio: 11.870 ingressi di lavoratori immigrati su 36.380 entrate complessive. L’incidenza è del 32,6%.

In altri termini, nel Mantovano oltre un neoassunto su tre non è italiano. Una quota ben superiore alla media nazionale del 23% e che colloca il territorio tra quelli a maggiore integrazione occupazionale della manodopera straniera.

La classifica è guidata da Prato (55,5%), seguita da Gorizia e Piacenza (39,7%), Matera (36,4%), Bolzano (35,1%), Ragusa (35%), Verona (34,7%), Latina (34,1%) e Cuneo (34%). Mantova, con il 32,6%, si posiziona subito dopo, confermando un peso strutturale del lavoro immigrato nel sistema produttivo locale.

A livello nazionale l’incidenza varia in modo marcato a seconda dei comparti. In agricoltura il 42,9% delle nuove assunzioni riguarda stranieri; nel tessile-abbigliamento-calzature si sale al 41,8%; nelle costruzioni la quota è del 33,6%. Pulizie e trasporti si attestano al 26,7%.

Per valori assoluti è la ristorazione a guidare la classifica con 231.380 ingressi tra cuochi, aiuto cuochi, lavapiatti e camerieri; seguono i servizi di pulizia (137.330) e l’agricoltura (105.540).

Il report evidenzia come i lavoratori stranieri non siano più una presenza marginale o temporanea, ma una componente stabile del sistema produttivo. Secondo un’elaborazione della Fondazione Leone Moressa, i lavoratori dipendenti extracomunitari in Italia sono poco meno di 2,2 milioni.

Le regioni con la maggiore incidenza percentuale di lavoratori stranieri sul totale dei dipendenti sono Emilia-Romagna (17,4%), Toscana (16,6%) e Lombardia (16,6%). In questo contesto la posizione di Mantova risulta coerente con la forte vocazione manifatturiera e agricola del territorio lombardo.

Un passaggio rilevante dell’analisi riguarda il tema delle presunte “specializzazioni etniche”. La CGIA chiarisce che le fonti ufficiali classificano per cittadinanza o area geografica, non per etnia, e che le concentrazioni settoriali osservate sono frutto di processi di adattamento, reti migratorie e domanda locale di lavoro.

I lavoratori dell’Europa dell’Est sono molto presenti nell’assistenza familiare e nel lavoro domestico; quelli del Nord Africa più frequentemente in edilizia, agricoltura e logistica; dall’Asia meridionale arrivano quote significative impiegate in agricoltura, allevamento e ristorazione; i cittadini cinesi risultano concentrati nel commercio e nel tessile; i filippini soprattutto nei servizi alla persona.

Non si tratta di “vocazioni” culturali, ma dell’effetto combinato di reti di inserimento, barriere linguistiche iniziali, mancato riconoscimento dei titoli di studio e politiche di regolarizzazione spesso legate a specifici comparti.