GONZAGA – Migliora la qualità dell’aria e dell’acqua nel Mantovano è quanto emerso durante il convegno “Zootecnia, ambiente e pianificazione territoriale”: organizzato da Coldiretti Mantova nella prima giornata di apertura di Bovimac, per fare il punto su quanto il settore stia facendo per essere più sostenibile.
Dati che hanno portato il sindaco di Gonzaga, Elisabetta Galeotti, da poco protagonista di ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato da parte dei un allevatore per aver bloccato l’espansione dell’azienda e l’insediamento di nuovi allevamenti sul territorio comunale, ad un’apertura verso le associazioni di categoria.
“Il sindaco ci ha promesso che entro la fine di Bovimac ci darà una data per incontrarci – ha detto Fabio Mantovani, presidente di Coldiretti Mantova – bene l’apertura del primo cittadino, ma basta che sia un incontro dove ascolti anche il nostro punto di vista, altrimenti è completamente inutile farlo”.
Anche Matteo Zilocchi, sindaco di Pegognaga, ha espresso la sua disponibilità a fare una ragionamento su tutto il territorio dell’Oltre Pò.
“La chiusura che ha voluto dare il comune di Gonzaga è alquanto impropria perchè per avere una buona gestione degli allevamenti in futuro dobbiamo guardare non tanto al numero di capi che incidono sul territorio ma quanto l’impatto dei reflui vengono valorizzati, riutilizzati e trasformati per un valore aggiunto e creare nuove energie – ha concluso Mantovani – Il settore zootecnico è sempre sotto accusa, ma non è solo il settore zootecnico ad avere un impatto ambientale, oggi quindi vogliamo confrontarci per capire qual’è il modo migliore per governare il territorio senza dare colpe”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’assessore regionale all’agricoltura, Alessandro Beduschi che ha tirato le fila della giornata di approfondimento “ci sono anche alcune
amministrazioni comunali, tra cui Gonzaga, che talvolta ritengono – a mio avviso erroneamente – che la riduzione dei capi e della zootecnia sia un fatto positivo per l’ambiente – commenta Beduschi – Noi crediamo esattamente il contrario. Gli allevamenti moderni, controllabili, continuamente supportati da investimenti per migliorare il benessere animale e la sostenibilità ambientale, rappresentano oggi la vera avanguardia nella tutela del territorio. Spegnere la zootecnia significa spegnere un territorio e indebolire la tutela ambientale stessa. Per questo oggi siamo qui, insieme anche al Comune di Gonzaga, per ribadire un concetto chiaro: non è mai troppo tardi per scegliere la strada giusta, e questo deve essere il principio da cui ripartire”.
I DATI
“Il 2025 è stato l’unico anno in cui in tutte le stazioni della città e della Provincia di Mantova non si è superato il limite di 35 giorni oltre la soglia di 50 µg/m3 – ha spiegato Fabio Cambielli, direttore generale Arpa Lombardia che ha fatto il punto sullo stato dell’ambiente in un territorio con forte vocazione agricola e zootecnica.
Se poi ci si focalizza sulle concentrazione medie dei nitrati emergono alcuni dati importanti soprattutto riguardo a Gonzaga.
A 19 metri: 44 mg/L – anno 2020 e 20 mg/l – anno 2024, quindi in netto miglioramento, mentre a 45 m è rimasto invariato 0,5 mg/l.
L’analisi ha visto protagonista anche il fiume Mincio. Nel corso del 2024 lungo l’asta del fiume Mincio le concentrazioni medie di nitrati si sono mantenute nella seconda classe (2 – 10 mg/l). Solo il punto di Rodigo ha evidenziato una concentrazione media pari a 14 mg/l (terza classe) – ha spiegato Cambielli – nelle vicinanze del fiume Mincio, in destra idrografica sono presenti tre corsi d’acqua con concentrazioni appartenenti alla quinta classe (40-50 mg/l): torrente Redone, canale Caldone e cavo Osone Vecchio”.
Andrea Massari, direttore Generale DG Agricoltura Regione Lombardia ha fatto il punto
sul settore ribadendo la necessità e l’importanza di rendere compatibile l’agricoltura intensiva con la tutela ambientale: “Sicuramente possiamo ancora lavorare sul rendere compatibile la nostra agricoltura che è produttiva-intensiva con la tematica ambientale. Come Regione Lombardia stiamo facendo molto sia con finanziamenti che con strumenti normativi, bisogna avere un approccio dalla parte agricola non negazionista del problema, ma senza colpevolizzare un settore produttivo che spesso viene usato come capro espiatorio di tutta una serie di problematiche che non dipendono solo da lui”.
E se il settore zootecnico tanto ha fatto per diventare negli anni sempre più sostenibile e spesso questo non è conosciuto dall’opinione pubblica o non è riconosciuto. Se però dei passi avanti ci sono stati, ci sono ancora alcuni ambiti dove migliorare ulteriormente come ha spiegato Simona Caselli, Presidente CRPA e GRANLATTE
“Il settore zootecnico negli anni ha diminuito le sue emissioni di Co2 del 20%, quindi ci
sono ancor margini per lavorare, ma bisogna farlo a tutto tondo partendo dal campo, e quindi dalla buone pratiche per salvaguardare il suolo, dalle buone pratiche agricole con l’agricoltura di precisione, poi c’è la parte dei reflui zootecnici con i quali si può fare moltissimo. Le stalle 4.0 non producono nemmeno più odori, cosa che la popolazione per esempio non sa ,quando i cittadini sentono parlare di biometano, sono scettici, ma in realtà il problema degli odori non esiste. C’è ancora da lavorare, ma ci sono tante realtà che sono vicine alla neutralità carbonica”.
Leggi anche Inaugurata Bovimac. E arriva la notizia: tutte le Cun suini saranno a Mantova


















