Addio a Franco Bedulli, calzolaio di Sarginesco: rivoluzionò il ciclismo e incantò l’alta moda

Franco Bedulli durante una premiazione nel 2023. Foto: Il Giornale di Brescia

È morto Franco Bedulli, di origine mantovana e bresciano d’adozione, l’artigiano che seppe unire due mondi apparentemente lontanissimi – l’alta moda e il grande ciclismo – lasciando un’impronta profonda nella storia dello sport e dell’artigianato italiano. Bedulli, come riporta Il Giornale di Brescia, si è spento nella notte, a causa di uno scompenso cardiaco, nella Rsa Don Pinzoni di Mompiano, dove era ricoverato da poco più di un mese. La salma riposa nella sala mortuaria della struttura. I funerali si terranno lunedì alle 10.30 nella chiesa di San Giulio Prete, al Villaggio Sereno, il quartiere bresciano dove viveva da decenni.

Dalle origini mantovane all’atelier milanese e l’intuizione che cambiò il ciclismo

Nato il 1° dicembre 1935 a Sarginesco di Castellucchio, Bedulli aveva imparato il mestiere dal padre. La sua formazione lo portò a Milano, negli anni Cinquanta, nel prestigioso atelier Quintè, a pochi passi dal Teatro alla Scala. Qui realizzò scarpe su misura per dive del cinema e dello spettacolo, tra cui Maria Callas, e per Grace Kelly, con cui vinse anche un concorso internazionale di calzatura. Trasferitosi a Brescia, aprì una bottega in via Cremona. Fu lì che, osservando le forme delle scarpe femminili, ebbe l’intuizione destinata a cambiare la storia delle due ruote: una suola rigida e inclinata, pensata per assecondare la pedalata di punta. Negli anni Sessanta e Settanta divenne così il calzolaio dei grandi campioni: Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Motta, Dancelli, Boifava e molti altri si affidarono alle sue creazioni.
Uomo riservato, Bedulli non brevettò mai la sua invenzione, che venne poi ripresa dall’industria. Continuò a lavorare fino alla pensione nella sua bottega al Villaggio Sereno, fedele alla sua idea di artigianato: precisione, dedizione e nessuna ricerca di notorietà.