Addio a Nadia Santini, signora delle tre stelle Michelin: portò Mantova nel mondo

CANNETO SULL’OGLIO – Cordoglio in tutta la comunità mantovana per la scomparsa  all’età di 72 anni Nadia Santini, anima dello storico ristorante Dal Pescatore di Runate di Canneto sull’Oglio, prima donna italiana a conquistare le tre stelle Michelin e protagonista di una straordinaria storia di successo che ha portato la cucina mantovana ai vertici della gastronomia internazionale.
Una notizia che suscita profondo cordoglio non soltanto nel Mantovano, ma anche tra quanti, in Italia e all’estero, hanno conosciuto e apprezzato il suo talento, la sua sensibilità e il suo modo di intendere la ristorazione, fatto di qualità, accoglienza e rispetto della tradizione.
A dare l’annuncio della scomparsa è stata la famiglia attraverso un messaggio pubblicato sui social, parole che raccontano soprattutto la donna, la moglie e la madre, prima ancora della grande chef.
«Nadia, circondata dai suoi più cari affetti, si è addormentata nella pace ed è salita in cielo. Ha tracciato un solco profondo nelle nostre vite volto alla sensibilità, all’empatia e all’amore. Le siamo grati per averci educato al rigore morale, all’etica del lavoro e alla semplicità. Grazie Nadia, grazie Mamma».
La notizia colpisce duramente l’universo della cucina internazionale e la comunità mantovana, anche se la chef combatteva da molti anni contro la malattia.

Dall’incontro con Antonio alla nascita di un’eccellenza mondiale

Nata nel Vicentino nel 1954, Nadia Cavaliere, questo il suo cognome da nubile, aveva conosciuto Antonio Santini durante gli anni degli studi universitari in Scienze Politiche. Un incontro destinato a cambiare la vita di entrambi. Nel 1974 il matrimonio e l’ingresso di Nadia nell’attività di famiglia, il ristorante di Runate che affondava le proprie radici nel 1925, quando Antonio Santini e la moglie Teresa Mazzi avevano aperto una piccola osteria chiamata Vino e Pesce.
Nadia non aveva frequentato scuole di cucina. La sua formazione era avvenuta direttamente ai fornelli, accanto alla suocera Bruna e alla nonna Teresa, custodi delle ricette e delle tradizioni gastronomiche di famiglia. Da loro aveva imparato i segreti delle preparazioni mantovane, sviluppando progressivamente uno stile personale capace di coniugare i sapori della memoria con una ricerca continua della qualità.
Fondamentale fu anche il viaggio di nozze in Francia con Antonio, durante il quale i due giovani sposi entrarono in contatto con la grande ristorazione francese. Un’esperienza che contribuì a delineare il futuro del Dal Pescatore, trasformato negli anni da osteria di campagna in una delle destinazioni gastronomiche più apprezzate al mondo.

Le tre stelle Michelin e il titolo di migliore chef donna del mondo

La consacrazione arrivò attraverso un percorso costruito con pazienza e dedizione. Nel 1982 il Dal Pescatore conquistò la prima stella Michelin, alla quale seguì la seconda, fino al traguardo del 1996, quando arrivò la terza stella e Nadia Santini divenne la prima donna italiana a ottenere il massimo riconoscimento della prestigiosa guida gastronomica. Da allora il ristorante ha mantenuto ininterrottamente le tre stelle, diventando il tristellato più longevo d’Italia e un punto di riferimento per generazioni di cuochi e appassionati.
Nel 2013 arrivò un altro riconoscimento di assoluto prestigio: Nadia venne proclamata migliore chef donna del mondo nell’ambito dei World’s 50 Best Restaurants, un premio che ne confermò la statura internazionale. Eppure, nonostante i successi, aveva continuato a considerare il Dal Pescatore prima di tutto una casa, nella quale il lavoro e la vita familiare si intrecciavano quotidianamente.

Una cucina capace di raccontare il territorio mantovano

La grandezza di Nadia Santini è stata anche quella di avere saputo valorizzare la tradizione gastronomica mantovana, portandola sulle tavole più prestigiose senza snaturarne l’identità. La pasta fresca, i tortelli di zucca, gli agnolini in brodo, i risotti e le preparazioni a base di pesce d’acqua dolce sono diventati, grazie al suo lavoro, espressione di una cucina raffinata ma profondamente legata alle proprie origini.
Una filosofia nella quale il gusto veniva prima dell’apparenza e ogni piatto doveva raccontare qualcosa, evocare un ricordo, trasmettere un’emozione.
Il suo talento aveva conquistato anche grandi nomi della cucina internazionale, tra cui Gordon Ramsay, rimasto particolarmente colpito dalla qualità delle sue paste ripiene. Nel corso degli anni il ristorante è diventato meta di personalità dello spettacolo, della cultura e della gastronomia, mantenendo però il carattere familiare che lo ha sempre contraddistinto.

La famiglia, il cuore del Dal Pescatore

Accanto a Nadia, in questo lungo percorso, c’è sempre stato il marito Antonio, figura fondamentale nell’accoglienza e nella gestione del ristorante. Una collaborazione professionale e personale durata oltre mezzo secolo, nella quale ciascuno ha contribuito a costruire l’identità di un locale diventato famoso in tutto il mondo.
Con il passare degli anni sono entrati nell’attività anche i figli Giovanni e Alberto. Il primo ha affiancato la madre in cucina, raccogliendone progressivamente l’eredità gastronomica, mentre il secondo si è dedicato alla sala e al mondo del vino. A loro si è aggiunta Valentina, moglie di Giovanni, contribuendo a mantenere viva quella dimensione familiare che ha sempre rappresentato uno dei punti di forza del ristorante.
Una continuità che si è tradotta anche in nuove iniziative, come Cascina Runate, l’azienda agricola nata per rafforzare ulteriormente il rapporto tra la cucina del Dal Pescatore e la terra dalla quale provengono i suoi ingredienti.

Il recente riconoscimento del Gambero Rosso

Soltanto pochi giorni fa, il 26 ottobre, il nome del Dal Pescatore era tornato alla ribalta nazionale grazie a un prestigioso riconoscimento del Gambero Rosso. In occasione della presentazione della guida Ristoranti d’Italia 2027, il locale della famiglia Santini era stato premiato tra i tre ristoranti che hanno fatto la storia della cucina italiana, insieme all’Enoteca Pinchiorri di Firenze e al Don Alfonso 1890 di Massa Lubrense. Un riconoscimento assegnato a tre insegne presenti nella guida fin dalla sua prima edizione, nel 1990, e capaci di attraversare i decenni mantenendo elevatissimi standard gastronomici e un’identità riconoscibile. Un ulteriore tributo alla straordinaria vicenda professionale della famiglia Santini, che nel 2025 aveva celebrato il secolo di storia iniziato nel 1925.
Con la scomparsa di Nadia Santini se ne va una protagonista assoluta della cucina italiana, una donna che ha saputo trasformare la passione per i fornelli in un’eccellenza conosciuta in tutto il mondo. Rimangono i riconoscimenti, le ricette, il lavoro di una vita e soprattutto l’eredità umana e professionale affidata alla famiglia e alle nuove generazioni. Un’eredità che trova forse la sua espressione più autentica proprio nelle parole scelte dai suoi cari per salutarla: sensibilità, empatia, amore, rigore morale e semplicità.