Costo del lavoro giovanile, Cna: «In Italia fino a 180 euro per darne 100»

MANTOVA – Garantire a un giovane lavoratore 24 mila euro netti all’anno può arrivare a costare a una piccola impresa italiana oltre 43 mila euro complessivi tra retribuzione, imposte, contributi e TFR. In termini relativi, per ogni 100 euro netti destinati al dipendente, l’azienda ne spende oltre 180: un valore superiore a quello registrato nei principali Paesi europei come Germania (178 euro), Portogallo (171), Spagna (170), Francia (166) e Irlanda (127).

È quanto emerge da una simulazione della Cna (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) condotta sul costo del lavoro giovanile in sei nazioni europee, prendendo a modello un’impresa di cinque addetti che assume a tempo indeterminato un venticinquenne single senza figli.

I limiti dei bonus temporanei e il confronto con l’Europa

L’analisi evidenzia come la discontinuità degli incentivi incida pesantemente sulla sostenibilità aziendale. Ipotizzando un esonero contributivo di 6 mila euro annui per i primi due anni, la spesa per l’impresa italiana passa da circa 37.500 euro durante la fase agevolata a oltre 43.500 euro una volta esaurito il bonus: un incremento del 16% senza che lo stipendio netto del lavoratore vari di un solo euro. Su un arco temporale di cinque anni, la spesa aziendale complessiva supera i 200 mila euro, a fronte di 120 mila euro netti percepiti dal dipendente.

Il report sottolinea anche la differenza di approccio adottata da altri stati europei:

  • Francia: Utilizza una riduzione strutturale e decrescente dei contributi datoriali per le retribuzioni sotto tre volte il salario minimo, accompagnando il rapporto di lavoro nel tempo.

  • Portogallo: Associa agli incentivi all’assunzione la misura IRS Jovem, che riduce la tassazione personale per i giovani fino a 35 anni per una durata che può raggiungere i dieci anni.

  • Irlanda: Mantiene una contribuzione aziendale contenuta, introducendo gradualmente la previdenza integrativa.

La richiesta di CNA: «Servono condizioni stabili, non incentivi a termine»

Secondo la nota diffusa dalla Cna, per sostenere l’occupazione giovanile occorre superare la logica dei bonus a termine, inserendo misure strutturali che garantiscano stabilità e prevedibilità alla programmazione d’impresa. «Non basta incentivare l’assunzione di un giovane: occorre rendere sostenibile anche la sua permanenza in azienda», conclude la nota di Cna. «Il successo delle politiche per l’occupazione non si misura soltanto dal numero dei contratti attivati, ma soprattutto dalla capacità di trasformarli in lavoro stabile e duraturo».