Autotrasporto, costi alle stelle: nel Mantovano chiusa una ditta su quattro

MANTOVA – Nell’ultimo decennio sul territorio mantovano sono scomparse 158 sedi di imprese attive dell’autotrasporto, pari al 22,4% del totale: quasi un quarto del totale. Se nel 2015 le sedi erano 704, nel 2025 il numero era calato a 546. A dirlo è l’indagine sulle difficoltà dell’autotrasporto pubblicata dalla Cgia di Mestre, che mostra uno stato di grande difficoltà per il settore in tutta Italia.

Il problema principale che attanaglia il settore dell’autotrasporto riguarda, ovviamente, l’incremento vertiginoso dei costi fissi. Anche il 2026 è partito con l’aumento dei pedaggi autostradali (circa +1,5%) e quello del gasolio per autotrazione (+3,6 per cento), fa rilevare lo studio della Cgia, che evidenzia che “se il prezzo del diesel alla pompa rimarrà invariato per tutto quest’anno, i costi fissi delle attività interessate potrebbero aumentare di diverse migliaia di euro, con un impatto particolarmente pesante sulle piccole imprese, che non possono usufruire né di rimborsi sui pedaggi né di crediti di imposta per compensare l’incremento delle accise”. Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, ogni mezzo pesante impiegato in queste attività di dimensioni più contenute potrebbe subire un aumento medio annuo del costo per il solo acquisto del carburante, rispetto allo scorso 31 dicembre, di circa 2mila euro, aggravando ulteriormente la pressione sui bilanci aziendali. A questi rincari si aggiungono le criticità strutturali del comparto, a partire dai ritardi nei pagamenti.

Guardando alla situazione nazionale, si scopre che la media mantovana (-22,4%) è in linea con quella italiana (-22,2%), ma restano differenze a seconda delle varie aree del Paese. Il più colpito è il Centro Italia (-30,8%), mentre “resiste” il Mezzogiorno (-13,1%). La media lombarda è più elevata di quella mantovana: si assesta al -23,6%, con 3.141 sedi di impresa perse nel decennio. In termini provinciali, invece, il maggior contraccolpo l’ha subito Imperia (-40,2%), seguita da Roma (-39,4%) e Ancona (-39,3%). Sul versante opposto, sono soltanto tre le province che nell’ultimo decennio hanno fatto registrare un segno positivo: Bolzano (addirittura +35,7%), Palermo (+12,9%) e Caserta (+5,2%).