MANTOVA – «Il Sindaco di Mantova Mattia Palazzi da alcuni mesi parla di sicurezza, rimpatri e illegalità. Non è una scoperta improvvisa: è semplicemente campagna elettorale». A dichiararlo sono Andrea Dara, deputato della Lega, e Alessandra Cappellari, consigliere regionale della Lega. «Il punto però è un altro – proseguono –: Palazzi oggi dice a Mantova l’esatto contrario di quello che il suo partito sostiene a Roma. Mentre qui prova a mostrarsi severo sugli irregolari, il Partito Democratico ha passato anni a smontare i decreti sicurezza, a opporsi ai rimpatri e a contrastare ogni misura concreta per gestire il fenomeno migratorio. Basti ricordare che il Pd ha votato per mandare a processo Matteo Salvini per aver difeso i confini del nostro Paese. Oggi sappiamo tutti com’è finita».
Dara e Cappellari richiamano anche i dati: «Nel 2016, con il Pd al governo, gli sbarchi hanno superato i 181mila arrivi, nel 2017 erano ancora oltre 119mila. Nel 2019, con Salvini al Viminale, sono scesi a poco più di 11mila. Anche sui rimpatri i numeri dimostrano un’inversione di tendenza negli ultimi anni. La differenza è evidente: c’è chi affronta il problema e chi lo usa a corrente alternata. La sinistra, quando è all’opposizione, invoca sicurezza; quando governa, la indebolisce. Palazzi oggi incarna perfettamente questo schema: nelle sedi istituzionali una linea, sul territorio un’altra. A Mantova prova a fare il sindaco severo, mentre il suo partito a Roma va nella direzione opposta. Non è credibilità – concludono Dara e Cappellari –. È trasformismo elettorale. A forza di dire una cosa a Mantova e l’opposto a Roma, il risultato è uno solo: zero coerenza e tanta propaganda».

















