Passivo da 12,8 milioni per la Cantina Carpi e Sorbara: tremano i soci mantovani

POGGIO RUSCO– Una tempesta finanziaria ha investito una delle realtà storiche della cooperazione vinicola tra Emilia e Lombardia. La Cantina di Carpi, Sorbara ha ufficialmente depositato la richiesta di accesso alle misure protettive previste dall’articolo 18 del Codice della crisi d’impresa. La decisione, avallata dal Tribunale di Modena lo scorso 18 marzo, mira a “cristallizzare” un passivo che ammonta a circa 12,8 milioni di euro.

Preoccupazione per i soci mantovani

Il provvedimento tocca da vicino anche l’Oltrepò mantovano. Tra i 1.200 soci della cooperativa figurano infatti circa trenta produttori del basso mantovano che conferiscono annualmente circa 10.000 quintali d’uva (pari a circa 1.000 tonnellate). Per queste aziende agricole la preoccupazione è massima: molti soci sono ancora in attesa del saldo relativo alla vendemmia 2024 e temono che il piano di rientro possa penalizzare pesantemente i loro crediti in un momento già difficile per l’agricoltura.

Le cause del dissesto

Come si è arrivati a un passivo così pesante? Giorgio Strazzi, ex sindaco di Revere e componente del Cda della Cantina, analizza i fattori determinanti: “Tra il 2015 e il 2018 sono stati impiegati capitali ingenti per ammodernare gli impianti di pigiatura e imbottigliamento. Il Covid ha ridotto drasticamente le vendite, bloccando il mercato proprio durante il recupero degli investimenti. E come se non bastasse abbiamo dovuto registrare malattie come la Flavescenza dorata che hanno devastato i vigneti modenesi oltre al calo dei prezzi del Lambrusco il tutto condito da una certa esposizione debitoria. La produzione è crollata: dal record di 460.000 quintali agli attuali 250.000 e degli oltre mille soci iscritti, solo 800 risultano oggi attivi.

Lo “scudo” del Tribunale

Con il via libera del giudice del Tribunale di Modena Marco Molaro, per un periodo massimo di 12 mesi i creditori non potranno avviare azioni esecutive o cautelari sul patrimonio della cooperativa. Questo “congelamento” serve a dare ossigeno al management per trattare con le banche e i fornitori. Le linee di credito esistenti non potranno essere sospese, mentre i crediti dei lavoratori e soci rimarranno prioritari e non soggetti a restrizioni.

Il futuro dello stabilimento di Poggio Rusco

Tra i quattro stabilimenti del gruppo figura anche quello di Poggio Rusco, centro nevralgico per la pigiatura delle uve mantovane (Lambrusco Viadanese e Ancellotta). Il destino di questo sito è legato a doppio filo all’esito delle trattative: i soci avranno ora sei mesi di tempo per valutare la proposta di risanamento e intervenire nelle sedi opportune.