Distretto della Calza, FdI: “No a dazi che penalizzano imprese e lavoratori”

CASTEL GOFFREDO – Il Distretto della Calza di Castel Goffredo torna al centro del dibattito politico ed economico. Fratelli d’Italia Mantova ha espresso la propria vicinanza alle aziende e ai lavoratori di uno dei poli produttivi simbolo del Made in Italy, che conta oltre 8mila addetti e circa 120 imprese attive sui mercati internazionali. L’attenzione del partito è rivolta in particolare alla procedura antidumping europea sui filati di nylon provenienti dalla Cina, un dossier che sta generando preoccupazione tra gli operatori del settore per il rischio di dazi retroattivi e per l’incertezza sui costi delle materie prime.

La senatrice Paola Mancini sottolinea come l’eventuale aumento dei costi possa incidere pesantemente sulla competitività delle calzetterie del territorio. L’obiettivo, evidenzia, è evitare che la tutela di una parte della filiera finisca per penalizzare chi trasforma il filato in prodotto finito, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e un patrimonio imprenditoriale costruito in decenni di attività. Il tema è stato portato anche all’attenzione delle istituzioni europee. I rappresentanti di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo, con un’interrogazione presentata dall’eurodeputato Mario Mantovani e sottoscritta dal capodelegazione Carlo Fidanza insieme ad altri colleghi, tra cui la Consigliera mantovana Paola Bulbarelli, hanno chiesto alla Commissione Europea di fare chiarezza in tempi rapidi e di garantire un equilibrio capace di proteggere l’intera filiera produttiva, dai produttori di filato alle aziende che realizzano la calza finita.

Secondo il partito, è fondamentale evitare che un incremento eccessivo dei costi delle materie prime renda i prodotti del distretto meno competitivi rispetto a quelli realizzati fuori dall’Unione Europea. Anche il deputato Carlo Maccari ribadisce l’impegno a tutela di un sistema produttivo considerato unico nel suo genere. L’obiettivo dichiarato è sollecitare le istituzioni, dal livello locale fino a Bruxelles, affinché vengano adottate tutte le misure necessarie per salvaguardare il futuro del distretto, delle imprese e delle famiglie che da esso dipendono.

“La tutela del Distretto della Calza di Castel Goffredo e dell’intera filiera tessile lombarda è una priorità: parliamo di migliaia di lavoratori e di un’eccellenza produttiva che non può essere penalizzata da incertezze o squilibri nelle politiche commerciali europee”, dichiara da parte sua Paola Bulbarelli. “Per questo ho depositato una mozione che sarà calendarizzata a breve in Consiglio regionale con l’obiettivo di impegnare la Regione Lombardia ad attivarsi presso le istituzioni europee affinché la procedura antidumping sui filati di poliammide provenienti dalla Cina si concluda in tempi rapidi e con criteri chiari, evitando effetti retroattivi e danni competitivi alle aziende del territorio”.

“La nostra preoccupazione – aggiunge Bulbarelli – è che la legittima tutela della materia prima a monte non si traduca in uno svantaggio competitivo per il prodotto finito a valle. È necessario che l’Europa valuti correttivi adeguati allo squilibrio tra filato e prodotto finito, introducendo strumenti in grado di garantire la competitività della calzetteria realizzata con filati di origine europea o preferenziale. Solo così si possono tutelare realmente le aziende del Distretto della Calza, l’intero indotto e i lavoratori, evitando che la protezione della materia prima favorisca indirettamente i prodotti finiti importati a scapito di quelli europei. La difesa della filiera deve essere completa e coerente, dal filato al prodotto finito”. “Con la mozione – conclude Paola Bulbarelli – chiediamo alla Giunta regionale di farsi parte attiva nel dialogo con l’Unione europea e con il Governo nazionale, monitorando gli effetti economici e occupazionali della procedura antidumping e promuovendo ogni iniziativa utile a sostenere le imprese e i lavoratori del Distretto della Calza, anche attraverso audizioni periodiche e misure di supporto dedicate”.