Dopo l’ennesima tragedia, la richiesta di Utp: più agenti Polfer nelle stazioni

MANTOVA – Da luoghi di incontro quotidiano a spazi sempre più percepiti come insicuri. È la trasformazione che, secondo Andrea Bertolini e Giovanni Votta, dirigenti di Utp Nazionale, ha interessato negli ultimi trent’anni molte stazioni ferroviarie italiane.

“Da oltre 30 anni ormai in giro per l’Italia – affermano – abbiamo visto la metamorfosi delle Stazioni ferroviarie e ciò che le circonda, ora da luogo di incontri per un frugale caffè alla mattina quattro chiacchiere dopo aver comperato il giornale o accompagnare il nipotino ad ammirare un treno che transita con il fascino che ne consegue, sono diventate per lo più crocevia di spaccio e traffici illeciti punto di incontro di ludopati, alcolisti e soggetti che la società a vario titolo tende a rinnegare. Quello che ieri è occorso al Capotreno Alessandro Ambrosio 34 anni di Bologna, trovare una morte assurda per mano di uno squilibrato, domani potrebbe accadere in una qualsiasi altra stazione a un autista di bus a uno studente o addirittura a noi stessi”.
“Leggiamo – proseguono – che un ministro vuole rafforzare quella che viene definita Protezione Aziendale o FS Security, branca del Gruppo che si occupa di sicurezza all’interno dell’azienda. Dal nostro punto di vista questi soggetti dovrebbero essere utilizzati a bordo treno, ma la sicurezza nelle aree di pertinenza delle stazioni, ormai luoghi a rischio, dovrebbero essere presenziate 24 ore al giorno da agenti della Polfer. E ancora, aumentare gli organici e ripristinare tutti quei posti Polfer che negli anno sono stati chiusi. Non è possibile che ogni qual volta nei pressi delle stazioni si verifichino atti di delinquenza, gli agenti Polfer, quasi sempre sotto organico, se presenti, debbano richiedere rinforzi alla Questura o ai Carabinieri”.
Bertolini e Votta concludono: “un presidio costante degli agenti Polfer, gli unici con le competenze necessarie a svolgere questi servizi di prevenzione, aumenterebbe di molto la reale sicurezza in queste aree diventate a rischio per tutti. Altre soluzioni non ne vediamo, occorre che lo Stato investa nel reclutamento di nuovi agenti da dislocare sul territorio. Tutti gli altri proclami, compresi quelli del Ministro, altro non sono che aria fritta”.