MANTOVA – Si è chiusa ieri sera al MaMu in una sala molto affollata, la campagna referendaria mantovana contro la riforma della giustizia voluta dal governo di centrodestra. A ribadire con forza il “No” sono stati Maurizio Landini, segretario generale della Cgil e Giovanni Bachelet, presidente del comitato per il no della Società Civile.
Accanto a loro, Michele Orezzi, segretario generale della Cgil di Mantova, Ilaria Sanesi, magistrato comitato per il no e Florindo Oliverio, responsabile delle politiche istituzionali della Cgil.
“Questo referendum non affronta nessuno dei problemi di funzionamento della giustizia che per funzionare meglio ha bisogno di assunzioni, di stabilizzazione dei precari, di investimenti in nuove tecnologie e di accelerare il processi – ha commentato Maurizio Landini, segretario generale della Cgil – “Di questi problemi – ha proseguito – questa riforma non ne affronta nemmeno uno, mentre l’unica cosa che fa è modificare 7 articoli della Costituzione e l’obiettivo esplicito è quello di ridurre l’autonomia e l’indipendenza della magistratura perchè chi l’ha fatto pensa che debba rispondere al Governo e all’esecutivo”.
Perchè quindi votare no? “Perchè bisogna difendere e rafforzare la nostra Costituzione e impedire che la legge non sia uguale per tutti, perchè con la logica che viene utilizzata si vuole in questo modo mettere in discussione questo e affermare che il Governo può fare quello che gli pare – continua Landini – questo è sbagliato, non è previsto dalla nostra Costituzione e per questo è importante andare a votare e votare no, anche perchè questo referendum non ha il quorum, si vince anche con un solo voto in più, per cui andare a votare vuol dire che è il cittadino che decide”.
Landini ricorda anche che “il referendum non è stato voluto dai cittadini, ma voluto dal Governo che ha impedito anche al Parlamento di poter discutere e che risolve i problemi del Governo ma non quelli della giustizia e dei cittadini”.
E sulla Premier scesa in campo direttamente per il SI Landini commenta “Sta facendo il suo lavoro, ma per noi questo non è un voto sul Governo, ma un voto per difendere la Costituzione, l’autonomia e l’indipendenza dalla magistratura e credo che i cittadini dovrebbero proprio valutare questo aspetto e cioè che questo Governo invece che risolvere i problemi dei cittadini per la giustizia che funziona, ma penso anche per aumentare i salari, ridurre la precarietà, per far funzionare meglio la sanità in realtà si sta inventando un referendum per darsi più potere, ma in Italia non può fare quello che gli pare”.
Secondo Bachelet, la riforma, inizialmente poco compresa dall’opinione pubblica, starebbe progressivamente incontrando un crescente rifiuto man mano che i cittadini ne colgono i contenuti. “Si è partiti da una sostanziale inconsapevolezza generale — osserva — per arrivare a una maggiore chiarezza: non si tratta di una vera separazione delle carriere, che avrebbe potuto essere realizzata con una legge ordinaria intervenendo sui processi”.
A suo giudizio, il vero obiettivo del provvedimento sarebbe un altro, lo stesso di Landini: “indebolire la magistratura nei confronti della politica, attraverso lo smantellamento del Csm”, definito come l’organo costituzionale posto a garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati.
Entrando nel merito, Bachelet sottolinea come la riforma non si limiterebbe a dividere il Consiglio superiore della magistratura in due sezioni, ma arriverebbe a strutturarlo in tre componenti. Un cambiamento che, secondo la sua lettura, ne comprometterebbe il funzionamento: “la componente elettiva verrebbe sostituita dal sorteggio, di fatto negando ai magistrati il diritto di scegliere i propri rappresentanti”.
Critiche anche all’assetto della nuova Alta corte disciplinare, dove siederebbero insieme giudici e pubblici ministeri. In questo caso, evidenzia, verrebbe meno la presidenza del Presidente della Repubblica e si determinerebbe uno squilibrio interno: “il potere risulterebbe spostato a favore dei membri laici, a discapito dei togati”.













