Gonzaga saluta Luca Angeli con un addio carico di dolore e gratitudine

GONZAGA – Straziante e partecipato ultimo saluto, oggi pomeriggio nella Basilica minore, gremita di gente, a Luca Claudio Angeli, 53 anni, portato via in meno di un mese da una malattia fulminante. Ad accogliere il feretro, cittadini, commercianti, e i colleghi e volontari della Croce Rossa di Suzzara, dove Luca aveva prestato servizio per circa trent’anni. Presenti anche il sindaco Elisabetta Galeotti, il capitano Antonio Latino, comandante della Compagnia Carabinieri di Gonzaga, il maresciallo Daniele Bevelacqua, comandante della stazione locale, e l’ex comandante Carlo Pavese in rappresentanza dell’Anc

Molti commercianti della piazza hanno tenuto le serrande abbassate, esponendo un cartello semplice e affettuoso: “Oggi saremo chiusi per partecipare al funerale del nostro caro amico Luca Angeli. Grazie per la comprensione”. Davanti alla chiesa, tre ambulanze della Cri in segno di vicinanza e riconoscenza.

La celebrazione, accompagnata dal coro parrocchiale diretto da Luigi Carra, è stata officiata da tre sacerdoti: don Sandro Barbieri, parroco di Gonzaga; don Yuri Marinelli, parroco dell’Unità pastorale dello Zara di Suzzara, legato alla famiglia Angeli; e don Valerio Canossa, parroco emerito di Gonzaga.

L’omelia di don Yuri: dolore, verità e fiducia

Dopo le letture, tra cui un passo del Vangelo secondo Luca, don Yuri ha pronunciato un’omelia intensa: «Oggi non è un giorno normale, non è una messa normale, perché quando una persona in così poco tempo si ammala e se ne va, si spezza qualcosa dentro. E non serve far finta che sia tutto a posto. Non servono parole giuste per sistemare il dolore, perché oggi fa male.

“C’è chi è arrabbiato, chi è confuso, chi non sa cosa dire, e va bene così. Il Vangelo di oggi, che racconta la morte di Cristo, non è una carezza ma una sfida. Dobbiamo avere il coraggio di dire: Luca non è finito, non è sparito nel nulla, non è solo un ricordo, ma è vivo”.

“So che questa parola è difficile da comprendere ora: Luca non c’è più, non risponde, non parla più, e allora ci viene da dire “è finita”. Ma il Vangelo ci dice: non fermarti a ciò che vedi, perché se ti fermi lì vince la morte”.

“E poi c’è quella domanda che pesa dentro e che nessuno ha il coraggio di dire ad alta voce: perché? Perché adesso, perché Luca? Ma dobbiamo essere onesti: non ci sono risposte”.

Dio era vicino a Luca nel dolore della malattia. Luca è già nelle mani del Signore – ha concluso don Yuri –  L’amore non muore mai, e l’amore che Luca ha seminato continuerà a portare frutto. Fidatevi di Dio, provateci».

Il saluto della Croce Rossa

Prima della benedizione, due volontarie della Cri hanno preso la parola. La prima ha letto la Preghiera del Volontario. La seconda ha letto un messaggio dedicato a Luca: «Ci siamo resi conto che è più facile parlare con te che di te. Resterai sempre con noi e noi continueremo a parlare con te.

Sei stato qualcosa di difficile da spiegare: occhi buoni, sorriso aperto, sempre pronto ad ascoltare e ad aiutare. Generoso non solo di parole, consigli o conforto, ma di azioni: dalle piccole attenzioni alle ore dedicate al servizio degli altri.

Generoso di sorrisi e battute, perché per te il sorriso era già un modo per entrare in confidenza. Amavi le cose semplici: i colori caldi dell’alba e del tramonto, il candore della neve, l’immensità del mare che adoravi; ma anche una serata tra amici o un caffè.

A sentirci parlare, ora starai facendo finta di niente, sorridendo incredulo, perché in fondo sei sempre stato un timido.

Così ora ti salutiamo: ti lasciamo andare nel vento, ma ti teniamo in un angolino del cuore, come un soffione che, leggero, sparge i suoi semi tra chi ha amato. Saremo custodi di quel seme come del bene più prezioso.

Ti vogliamo bene. Ciao Luca».

Parole accolte da un lungo, caldo e affettuoso applauso.

L’ultimo saluto

All’uscita, la bara – coperta di rose bianche e rosse – è stata portata in spalla dai volontari della Croce Rossa insieme ai familiari e con il padre Ardiglio visibilmente distrutto dal dolore. Poi, l’ultimo gesto d’amore che ha commosso tutti: le sirene delle ambulanze hanno suonato all’unisono davanti alla basilica, accompagnando Luca nel suo viaggio.