MANTOVA – L’aggravio della spesa dell’elettricità e del gas in seguito all’attacco all’Iran da parte degli Stati Uniti d’America e di Israele lo scorso 28 febbraio sarà pari a 61,7 milioni di euro complessivi per le famiglie mantovane: in media 350 euro di costi in più a nucleo. A dirlo è uno studio della Cgia di Mestre a quindici giorni dall’avvio del conflitto.
Se da un lato l’analisi delle quotazioni evidenzia un quadro “sorprendentemente” stabile – molte delle principali commodities hanno addirittura registrato lievi riduzioni di prezzo: il nickel è sceso dell’1,9%, il rame del 2,6 %, il piombo del 2,7%, lo zinco del 3% e lo stagno del 7,9% – sono i combustibili fossili ad aver mostrato forti tensioni. Il prezzo del petrolio è salito del 45,8%, mentre il gas ha registrato una crescita più significativa, pari al 62%. In entrambi i casi – si legge nel report effettuato dalla Cgia di Mestre – gli incrementi di queste ultime due settimane sono stati superiori a quelli verificatisi dopo l’invasione russa all’Ucraina nel 2022. Si tratta di dinamiche che riflettono la particolare sensibilità del comparto energetico agli squilibri geopolitici emersi dopo l’avvio del conflitto in Iran.
Il paragone con la crisi del 2022 seguita all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia è in qualche modo inevitabile, ma secondo la Cgia “emerge con chiarezza come l’impatto potenziale di questa crisi appaia, almeno per il momento, sensibilmente diverso rispetto a quanto accaduto allora”. “Il contesto mediorientale – prosegue l’analisi – presenta invece caratteristiche differenti. Pur trattandosi di un’area strategica e geopoliticamente sensibile, la struttura delle interdipendenze economiche e commerciali con il resto del mondo è diversa e, almeno nella fase iniziale, sembra generare pressioni meno intense sui mercati delle materie prime. Naturalmente, qualsiasi valutazione resta fortemente condizionata da due variabili decisive: la durata del conflitto e la sua eventuale intensificazione. Un ampliamento del teatro bellico o il coinvolgimento diretto di attori regionali con un peso significativo nei mercati energetici potrebbe rapidamente modificare lo scenario”.
Al netto del caro carburante che in queste ultime due settimane sta alleggerendo il portafoglio degli italiani e di eventuali misure di mitigazione del costo delle bollette che il Governo dovrebbe mettere a punto a breve, Nomisma Energia stima che le famiglie italiane potrebbero subire un aumento medio su base annua di 350 euro. Partendo da questa ipotesi, l’Ufficio studi della Cgia ha stimato approssimativamente che il rincaro complessivo delle bollette sui bilanci delle 26,7 milioni di famiglie italiane potrebbe toccare i 9,3 miliardi di euro.
















