MANTOVA – Gli striscioni (“Un ultras non muore mai, vive nei ragazzi”, “Ciao Macia, riposa in pace”), le bandiere, i fumogeni, il coro che si alza verso il cielo assolato: “Macia è qua e canta con gli ultrà”. E poi le sciarpe, posate all’uscita del feretro dalla chiesa del Gradaro sopra quelle del Mantova, della Curva Te: del Brescia, del Cesena, ma anche del Catanzaro e del Lens, le cui delegazioni si sono ritrovate in città per dare l’ultimo saluto a un amico, a un fratello.
C’è infatti chi viene da molto lontano, dalla Calabria o dalla Francia, per dire addio a Massimiliano Sacchieri. E poi c’è la sua curva, il suo quartiere, Valletta Valsecchi, che si raduna dentro e fuori il Gradaro. Anche il sindaco Mattia Palazzi si confonde nella folla composta da alcune centinaia di persone: col “Macia”, ricorda, ci parlava praticamente ogni mattina, al bar o per le strade in cui entrambi abitavano. La mattina per molti è cominciata fuori dallo stadio “Martelli”, che dista alcune decine di metri: sugli spalti, in corrispondenza della curva, è stato srotolato lo striscione “Macia è qua”. Altri sono andati a fare visita alla casa funeraria a Levata.
Il ritrovo, per tutti, è a 9.30 al Gradaro. Quando sul sagrato entra il feretro, partono l’applauso e i cori. Dietro il grande striscione “Ultras Mantova” sventola la bandiera che segue i biancorossi in ogni stadio d’Italia. La celebrazione è officiata dal parroco del Gradaro, don Andrea Ferraroni, che ricorda come nella fede cristiana la morte sia stata vinta dall’amore di Cristo. Un messaggio di speranza al quale segue il ricordo letto da un esponente della Curva Te, che rievoca l’amicizia e la fratellanza che legava Macia a tutti i compagni di tifo. Al termine della cerimonia, mentre il feretro esce dalla chiesa, ripartono i cori e si accendono i fumogeni biancorossi. Le delegazioni dei tifosi posano le sciarpe sulla bara, accompagnando il gesto con un messaggio di saluto, prima dell’ultimo, grande applauso da parte della folla.

















