Matteo Salvini è stato confermato per la quarta volta alla guida della Lega e resterà segretario fino al 2030. Il congresso straordinario riunito al MiCo di Milano gli ha assegnato 465 voti, contro i 146 dello sfidante Massimo Garavaglia, al termine di una votazione a scrutinio segreto. Presenti 614 delegati sui 705 aventi diritto.
La proclamazione è stata accompagnata dagli applausi della platea e dall’abbraccio sul palco tra i due candidati. Il risultato ha confermato la maggioranza a sostegno del vicepremier, ma ha anche dato consistenza alla componente che ha scelto la proposta alternativa di Garavaglia, arrivato al voto dopo aver raccolto le 80 firme necessarie per candidarsi.
Garavaglia vicino al 24%: «Ora si lavora tutti insieme»
«È un risultato buono, stiamo circa sul 25%», ha commentato Garavaglia, che ha raccolto poco meno del 24% dei voti attribuiti ai due candidati. Il senatore ha sottolineato di aver affrontato la competizione senza una propria organizzazione e ha spiegato il significato della candidatura: «Era per dare voce ad anime differenti che ci sono. Dopodiché si lavora tutti insieme». Un richiamo all’unità accompagnato dalla richiesta di riconoscere le diverse sensibilità interne: «Negare l’evidenza non fa bene a nessuno. Così ora si lavora tutti insieme, serenamente e pescando nel vivaio».
Nella giornata precedente il congresso aveva approvato per acclamazione e alzata di mano una modifica allo statuto che introduce una segreteria politica composta da un massimo di nove membri, nominati e revocati dal segretario federale. L’organismo dovrà essere espressione dei livelli nazionale, regionale e locale del partito. La novità rientra nei tre emendamenti illustrati da Roberto Calderoli e definiti dalla commissione statuto.
L’attacco ai giornalisti e la replica del presidente dell’Ordine Bartoli
«Oggi pomeriggio comincia un percorso. Mi porto dietro le considerazioni di questi mesi», ha dichiarato Salvini dopo la rielezione. Il segretario ha quindi attaccato una parte della stampa, sostenendo che alcuni giornalisti lavorino in contesti nei quali «il racconto della realtà passa in secondo piano rispetto alla speranza dei padroni di questa testata», accusati di augurarsi da quarant’anni la fine della Lega. Parole che hanno provocato la dura replica del presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Carlo Bartoli: «Per il vicepremier Salvini i giornalisti si dividono in servi e amici. Come in Russia, in Cina e in tutti i regimi totalitari».
Bartoli ha paragonato polemicamente l’idea di congresso attribuita a Salvini a quella della vecchia Unione Sovietica, con cronisti chiamati soltanto a celebrare il leader. Ha quindi rivendicato il ruolo dell’informazione: «Finché siamo in democrazia il dovere della stampa è anche quello di cercare e offrire ai cittadini notizie che non piacciono ai potenti di turno». Da qui la richiesta al vicepresidente del Consiglio di ritirare gli insulti.
Ucraina: “Stop aiuti a Kiev”
Sul piano politico, Salvini ha indicato alcune delle battaglie che intende portare avanti nel nuovo mandato. Prima della votazione ha chiesto ai delegati di sostenerlo nel portare in Consiglio dei ministri una posizione contraria al proseguimento degli aiuti a Kiev: «Non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina». Alla platea ha poi chiesto di esprimere il proprio sostegno alzando la mano. Netta anche la chiusura sulle riforme della cittadinanza: «Questo congresso sancisce che ius soli e ius scholae non saranno mai approvati da una maggioranza con la Lega al governo».
Alla sinistra il segretario ha rivolto un attacco che ha chiamato in causa la sua trasformazione politica: «Siamo passati da Berlinguer a Schlein, dai diritti degli operai ai capricci dei radical chic del centro storico».Un messaggio è arrivato anche agli alleati del centrodestra. «Nelle regioni dove siamo in maggioranza non tollererò più che la Lega sia trattata come un alleato di serie B. Chiediamo rispetto per le nostre posizioni», ha affermato dopo la conferma.
Il nuovo simbolo
Infine il simbolo, presentato come elemento di riconoscibilità e richiamo all’identità del movimento: fondo bianco, scritta “Lega” in blu, dicitura “Italia Federale” e Alberto da Giussano stilizzato in giallo. «Serve un simbolo chiaro, riconoscibile perché chi sceglie la Lega lo fa anche per Alberto da Giussano», ha spiegato Salvini, indicando l’obiettivo di «una battaglia federale da Nord a Sud» per tenere insieme le diverse anime emerse dal congresso.


















