SUZZARA – Una notte di ordinaria follia si è trasformata in un incubo per il personale sanitario dell’ospedale “Montecchi”. Intorno alle 2 di notte, un uomo di 36 anni originario della Tunisia, in evidente stato di alterazione alcolica, ha seminato il panico all’interno della struttura, devastando l’area del triage e costringendo le infermiere a barricarsi per mettersi in salvo.
Dalla lite in centro alla devastazione
Tutto è iniziato nel parcheggio delle poste di via Mazzini, dove l’uomo era rimasto coinvolto in una violenta lite con alcuni connazionali. Soccorso da un’ambulanza della Croce Rossa e scortato inizialmente dai Carabinieri del Nucleo Radiomiobile di Gonzaga, l’individuo sembrava essersi calmato una volta giunto in ospedale. Tuttavia, pochi istanti dopo che i militari si erano allontanati, l’esagitato ha dato improvvisamente in escandescenza.
Utilizzando come clava l’asta metallica di un distributore di gel igienizzante, l’uomo si è scagliato contro la vetrata del triage, mandandola in frantumi. Non soddisfatto, si è introdotto in un ambulatorio distruggendo computer, monitor e apparecchiature mediche essenziali. Le due infermiere di turno, terrorizzate, sono riuscite a chiudersi in una stanza di sicurezza, chiamando disperatamente il 112.
L’intervento dei Carabinieri e i danni
I Carabinieri della Radiomobile di Gonzaga sono tornati sul posto in pochi minuti, riuscendo a bloccare l’uomo e a portarlo in caserma. La stima dei danni è ingente: i tecnici del Montecchi hanno lavorato per tutto il resto della notte, ma l’ambulatorio colpito è rimasto fuori uso per l’intera mattinata di oggi, causando rallentamenti alle attività assistenziali.
La vetrata del triage è stata provvisoriamente sostituita con una lastra di plastica
L’ennesimo attacco al personale sanitario riapre il dibattito sulla necessità di un presidio fisso di forze dell’ordine nei pronto soccorso più esposti, per evitare che gli ospedali si trasformino in zone franche di violenza.
Il responsabile del pronto soccorso di Suzzara chiede protocolli chiari per la sicurezza
All’indomani dell’ennesima devastazione all’interno dell’Ospedale “Montecchi”, il dottor Sandro Martinelli, responsabile del Pronto Soccorso, rompe il silenzio con una riflessione amara e carica di interrogativi. Non si tratta solo di danni materiali, ma di una gestione della sicurezza che, secondo il primario, presenta lacune strutturali e procedurali non più sostenibili.
Oltre la salute: la gestione del disagio sociale
«Oltre ad occuparci di salute, ci troviamo a gestire situazioni socio-sanitarie complesse che ormai sono all’ordine del giorno», spiega Martinelli. Il riferimento è chiaro: il Pronto Soccorso è diventato il terminale di soggetti in stato di alterazione da alcol o droghe, spesso portati dalle forze dell’ordine senza che vi sia una reale patologia acuta da trattare, se non l’agitazione stessa.
L’appello per nuovi protocolli
Il nodo della questione riguarda la catena di comando e le responsabilità:
- Mancanza di linee guida: «Non abbiamo protocolli specifici per questi casi, se non quando ci viene chiesto di fare esami tossicologici», sottolinea il medico.
- Sicurezza del personale: «Questa volta non ci sono stati esiti fisici contro gli operatori, ma se fosse capitato? Chi ci tutela?».
- Il ruolo delle forze dell’ordine: Martinelli non mette in discussione l’etica dell’accoglienza — il Pronto Soccorso non rifiuta nessuno — ma chiede che se una persona è in stato di agitazione violenta, la sicurezza dei medici sia garantita da chi ha la competenza per farlo.La richiesta di un tavolo di confronto
Il dottor Martinelli invoca l’apertura immediata di un tavolo di confronto tra istituzioni sanitarie, prefettura e forze dell’ordine. L’obiettivo è definire con precisione quale debba essere il trattamento per chi arriva in ospedale in stato di alterazione e, soprattutto, chi debba presidiare l’area durante la gestione di questi “pazienti” difficili.
«Il problema è etico e professionale», conclude il primario, «ma non possiamo essere lasciati soli a fronteggiare la violenza in un luogo che dovrebbe essere di cura».

















