Piazza Sant’Antonio, Salvarani replica alle opposizioni: “ignorano i vincoli esistenti con la Curia”

PORTO MANTOVANO – Ancora scintille tra Amministrazione comunale e opposizione – nella fattispecie le liste civiche Voi per Porto e Porto Punto – sullo stato della piazza della Chiesa di Sant’Antonio. “Le accuse di presunto “immobilismo politico” rivolte all’Amministrazione comunale dai consiglieri Giuseppe Pernigotti e Giampaolo Voi – attacca il sindaco Maria Paola Salvarani – sono l’ennesimo tentativo di sostituire la propaganda ai fatti. La realtà racconta altro. Nei primi mesi del 2026 la Giunta comunale ha approvato oltre cento deliberazioni, segno di un’Amministrazione che lavora quotidianamente, programma interventi e affronta i problemi con serietà, senza rincorrere facili slogan”.

“Sulla piazza della Chiesa di Sant’Antonio – prosegue Salvarani – è necessario ristabilire la verità. L’area non appartiene al Comune, ma è di proprietà della Parrocchia ed è regolata da una convenzione approvata dal Consiglio comunale nel 1999. Un documento molto chiaro: il Comune garantisce la manutenzione ordinaria e straordinaria, mentre qualsiasi intervento strutturale o migliorativo deve essere preventivamente concordato con la Curia Vescovile. Per questo motivo l’Amministrazione ha già avviato un confronto con il parroco e con la Diocesi. Chi oggi chiede interventi radicali senza tenere conto di questi presupposti giuridici dimostra di ignorare – o di voler ignorare – i vincoli esistenti”.

Maria Paola Salvarani attacca l’opposizione: “Sorprende, inoltre, che proprio il consigliere Voi, che nel 1999 votò favorevolmente quella convenzione, oggi sembri averne dimenticato contenuti e obblighi. La memoria istituzionale dovrebbe essere il primo requisito di chi ricopre un incarico pubblico. La mozione presentata dalle minoranze chiedeva il rifacimento della pavimentazione, nuovi arredi e una nuova illuminazione. Una proposta che affronta soltanto l’aspetto estetico, trascurando completamente la questione più importante: la sicurezza. Il vero problema del piazzale di Sant’Antonio non è soltanto il suo decoro, ma la pericolosità degli accessi e della viabilità lungo la Strada Statale Cisa, interessata negli anni da incidenti. Pensare di rifare una pavimentazione senza affrontare prima questo nodo significa proporre una soluzione incompleta e destinata a non risolvere il problema”.

“È proprio per questa ragione che la maggioranza ha presentato un emendamento, chiedendo uno studio tecnico complessivo sulla viabilità dell’area, così da individuare una soluzione definitiva e realmente efficace. Non un rinvio, come qualcuno sostiene, ma il percorso più serio e responsabile per evitare interventi parziali destinati a essere superati nel giro di pochi anni. In tema di sicurezza – prosegue il sindaco – si è già intervenuti nell’area con la riqualificazione e messa in sicurezza dei sottopassi ciclopedonali grazie all’ottenuto contributo di Regione Lombardia. L’Amministrazione ha inoltre avviato il procedimento di redazione del nuovo Piano di Governo del Territorio, lo strumento più appropriato per affrontare in modo organico anche la riqualificazione e la sicurezza dell’intera area. Pianificare significa guardare al futuro, non perdere tempo”.

“Dispiace – conclude Salvarani – che i consiglieri Pernigotti e Voi abbiano preferito respingere un emendamento che andava nella direzione di migliorare la loro stessa proposta. La maggioranza aveva aperto alla condivisione di un percorso comune; le minoranze hanno scelto invece la contrapposizione politica, rinunciando a un’occasione di collaborazione nell’interesse della comunità. L’emendamento, inoltre, impegnava l’Amministrazione a garantire il massimo decoro degli spazi antistanti le chiese del territorio, con particolare attenzione anche al sagrato della Chiesa di Soave, dimostrando una visione più ampia e non limitata a un singolo intervento. La differenza tra chi amministra e chi fa opposizione emerge proprio in queste occasioni. È facile presentare mozioni prive di approfondimenti tecnici e inseguire il consenso immediato. Più difficile è assumersi la responsabilità di costruire soluzioni che siano legittime, condivise e durature”.