PIEVE DI CORIANO (BORGO MANTOVANO) – La chiesa parrocchiale di Pieve di Coriano, questa mattina, era gremita come nelle grandi occasioni. Un silenzio composto, attraversato da un’emozione palpabile, ha accompagnato l’estremo saluto a Roberto Guaiumi, il “Ristor-attore” che amava definirsi così, con quella sua ironia gentile e un po’ teatrale che lo ha reso unico.
Roberto se n’è andato troppo presto, domenica scorsa, dopo il malore che lo aveva colpito mentre lavorava nel suo agriturismo di Corte Palazzina. Lavorava sempre: con passione, con fantasia, con quella generosità che tutti oggi hanno ricordato.
A celebrare la messa è stato don Renato Menegazzo, parroco di Revere e Pieve di Coriano. Nella sua omelia ha scelto la misura, la delicatezza: ha ricordato la cordialità e la disponibilità di Roberto, lasciando ad altri il compito di raccontarne la personalità istrionica, sapendo che sarebbe arrivata, forte e sincera, dalle voci di chi lo aveva conosciuto davvero.
Tra gli stendardi dell’Anc Carabinieri in Congedo e della Brigata Paracadutisti “Folgore”, presenti per onorare il passato di Roberto nell’Arma e nell’esercito, e il labaro dei Lions Club, si sono levate parole che hanno composto un ritratto affettuoso e vero.
- Gianni Bellesia, fotografo mogliese, ha ricordato l’amico di sempre, l’uomo capace di trasformare una cena in un piccolo spettacolo.
- I tre figli, Chiara, Valentino ed Emiliano, hanno parlato con voce ferma, a tratti spezzata, per raccontare il loro papà: un uomo che non si limitava a lavorare, ma che viveva il lavoro come un modo per stare con gli altri, per farli sentire accolti.
- Un rappresentante dei Lions ha sottolineato la dedizione, l’ospitalità, la passione che Roberto metteva in ogni gesto, in ogni piatto, in ogni serata.
All’uscita dalla chiesa, l’amico di una vita Bruno Melli ha esposto un grande pannello con le fotografie di Roberto: momenti di lavoro, di festa, di amicizia. Poi, dal carro funebre delle Onoranze Ferraresi, sono risuonate due canzoni che erano parte della sua identità: “Rose Rosse” di Massimo Ranieri e “L’istrione” di Charles Aznavour. La prima cantata anche dai familiari, la seconda quasi un autoritratto, un modo per dire chi era Roberto: un uomo che sapeva stare in scena senza mai mettersi al centro.
Tra i ricordi più intensi, quello di Sandro Signorini, assiduo frequentatore delle “Cene degli Artisti” del lunedì: «Mi chiedo cosa faremo i prossimi lunedì, senza Roberto. Sappiamo che moglie e figli continueranno a gestire l’agriturismo, ma chi canterà ancora Rose Rosse? Nonostante il dolore, ho provato sollievo nel ricordarlo: l’amicizia è per sempre, l’amicizia non muore mai. Roberto è stato un vero alfiere dell’amicizia».
E forse la misura di questo affetto sta tutta in un numero: quasi mille persone presenti al funerale. Non era un politico, non era un personaggio pubblico. Era semplicemente Roberto. E tanto è bastato.
Roberto Guaiumi lascia una famiglia unita, un agriturismo che continuerà a vivere, e una comunità che oggi ha capito quanto fosse grande la sua capacità di creare legami. Non era solo un ristoratore, non era solo un artista: era un uomo che sapeva far sentire gli altri importanti.
Un “Ristor-attore”, sì. Ma soprattutto un amico.


















