POMPONESCO – Prosegue la rassegna itinerante del Festival Terre d’Acqua 2026 – “Dove i Fiumi si fermano a raccontare”. La rassegna, promossa dall’Associazione Terre d’Acqua sotto la direzione artistica di Giuseppe Romanetti, approda a Pomponesco per un nuovo appuntamento ad ingresso libero, realizzato con il sostegno di Regione Lombardia e il contributo della Camera di Commercio di Cremona-Mantova-Pavia.
L’iniziativa intende ripensare la funzione sociale della drammaturgia sul territorio, portando la recitazione fuori dagli spazi convenzionali per trasformarla in un rito collettivo di partecipazione e discussione comunitaria.
Lo spettacolo: “Pluto” al Teatro 900
Domenica 4 ottobre (ore 21), il Teatro 900 di Pomponesco ospiterà la compagnia I Sacchi di Sabbia con l’opera “Pluto” di Aristofane.
Con un impianto filologico curato – che vede quattro attori interpretare tutti i ruoli della commedia, esattamente come accadeva nell’Atene classica – lo spettacolo esplora l’utopia di un’economia etica e la sfida al potere attraverso la guarigione del Dio Quattrino, affrontando con vena comica e rivoluzionaria le storture del mondo contemporaneo.
La rassegna proseguirà fino a dicembre
Il cartellone del festival continuerà fino alla fine dell’anno attraverso una duplice programmazione:
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Teatro inclusivo e rassegna stabile: In collaborazione con la Cooperativa Agorà e il CSE “L’Alveare”, sono previsti tre appuntamenti fissi presso il Teatro di Villastrada di Dosolo.
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Talk Impresa Sociale Oglio Po: Uno spazio dedicato alle realtà del Terzo Settore che, a margine degli spettacoli, potranno presentare alla cittadinanza servizi, attività e progetti d’impatto locale.
Per consultare il programma completo è possibile visitare il sito associazione-terredacqua5.wordpress.com o la pagina Facebook @Associazione Terre d'Acqua.
Giuseppe Romanetti, direttore artistico: «Il Festival Terre d’Acqua vuole essere anche un momento per ripensare il ruolo del teatro nella società di oggi. Occorre lavorare perché gli spazi pubblici diventino sempre più luoghi di passione, discussione e condivisione, nel tentativo di ridare alla cultura ed al teatro un posto nella società, alla ricerca di un nuovo modo di stare tra le cose quotidiane. Un teatro che esce dal teatro, che ritorni ad essere un rito collettivo e che consenta all’uomo di avere una visione di sé più completa e meno marginale, inteso anche come una festa di comunità»


















