MILANO – Con decreto della direzione generale welfare del 7 ottobre scorso, Regione Lombardia ha sospeso definitivamente i punti nascite chiusi nel 2018, tra cui Casalmaggiore e Asola. Lo rendono noto i consiglieri regionali dem Carra e Piloni.
Punti nascite: “La Regione mette definitivamente la parola ‘fine’ ad Asola e Oglio Po”
“Nel settembre 2023 avevamo chiesto all’assessore Bertolaso, a seguito di sue dichiarazioni, se ritenesse fattibile tornare a parlare dei punti nascite del territorio Casalasco-Viadanese. La risposta che ricevemmo nell’ottobre 2023 apriva ad una interlocuzione tra Regione e Ministero per valutare la possibilità di deroghe per il punto nascite dell’Oglio Po.
Nove mesi dopo, non avendo più saputo nulla, tornammo a chiedere all’assessore Bertolaso se era stata avviata l’interlocuzione e a che punto fosse. Da lì, il silenzio totale.
Anche per quanto riguarda il punto nascite di Asola abbiamo fatto interrogazioni per chiedere la sua riapertura, visto che la Regione l’aveva chiuso per l’emergenza Covid con l’impegno di riaprirlo una volta conclusa la fase emergenziale. Durante la stessa campagna elettorale Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia si erano presi l’impegno di riaprirlo. Davvero una colossale presa in giro dei cittadini e dei Comitati nati in difesa di questi presìdi ospedalieri.
Fino alla pubblicazione sul bollettino regionale del decreto 13819 in cui la direzione welfare di Regione Lombardia mette la definitiva parola ‘fine’ ai punti nascite di Oglio Po e Asola” dichiarano i consiglieri.
“Ovviamente non nutrivamo alcuna speranza in merito, ma ci saremmo aspettati quantomeno una risposta. La realtà è che Bertolaso non ha fatto nemmeno finta di provarci. Si chiude nel peggiore dei modi una vicenda dolorosa per questi territori” commentano Carra e Piloni.
Le riflessioni dei consiglieri riguardano non solo i passaggi istituzionali, ma soprattutto il mancato coinvolgimento di cittadini e sindaci. «Il territorio meriterebbe risposte, anche quando le decisioni non vanno come si spera. Il silenzio non aiuta mai. Arrivano decreti dall’alto, senza alcuna informazione preventiva: una modalità che denota la totale attenzione della destra in Lombardia per questa parte di territorio che, ricordiamo, fa parte anch’essa della Lombardia”.
“Non contestiamo le motivazioni di sicurezza che hanno portato alla chiusura, a partire da quella di garantire personale medico: la sicurezza resta un principio fondamentale. Tuttavia, sicurezza significa anche tutelare la salute delle donne, costrette oggi a percorrere oltre 40 chilometri in caso di parto, con rischi anche maggiori sia durante il trasporto».















