MANTOVA – Nel Mantovano sono 2.500 le lavoratrici e i lavoratori impiegati nelle strutture sanitarie private, nelle Rsa e nei Cdr che applicano i contratti Aiop e Aris della sanità privata e dell’assistenza residenziale. Si tratta di personale che opera in ospedali, residenze sanitarie assistenziali, centri diurni e poliambulatori distribuiti su tutto il territorio, tra cui l’Ospedale San Pellegrino, l’Ospedale di Volta Mantovana, l’Ospedale Montecchi di Suzzara, i poliambulatori Green Park di Mantova, numerose Rsa e strutture sociosanitarie, oltre agli istituti Maugeri di Castel Goffredo e all’Ospedale San Clemente di Mantova.
Secondo la FP Cgil di Mantova, circa 2mila di questi addetti sono dipendenti delle società riconducibili al Gruppo Mantova Salus. Per tutti loro il problema principale resta il mancato rinnovo dei contratti nazionali, scaduti da otto anni, in alcuni casi addirittura da tredici anni. Una situazione che, come sottolinea la segretaria generale della FP Cgil Mantova, Magda Tomasini, “penalizza fortemente lavoratrici e lavoratori che continuano comunque a garantire ogni giorno un servizio pubblico essenziale, senza alcuna prospettiva di adeguamento salariale o di aggiornamento delle tutele normative”.
Le conseguenze di questa condizione si riflettono pesantemente anche sull’organizzazione del lavoro. “Sul territorio mantovano – spiega Tomasini in una nota – si registrano crescenti difficoltà nel reperimento del personale, carichi di lavoro sempre più gravosi, turni sottorganico, ferie e riposi spesso rinviati, con effetti rilevanti sulla salute e sulla sicurezza degli operatori e, di conseguenza, sulla qualità dell’assistenza offerta agli utenti. Non è raro che il personale rimasto scelga di lasciare le strutture accreditate per trasferirsi nella sanità pubblica o addirittura in altri settori, logorato da condizioni di lavoro definite insostenibili sotto il profilo fisico e psicologico. Un ulteriore elemento critico è rappresentato dal forte divario retributivo rispetto alla sanità pubblica. Per alcune figure professionali, come gli operatori socio-sanitari, la differenza di stipendio può arrivare fino a 500 euro mensili. Un gap giudicato inaccettabile dal sindacato, che rende sempre meno attrattivo il lavoro nelle strutture private accreditate e mette a rischio la tenuta complessiva dei servizi sociosanitari sul territorio”.
La FP Cgil ribadisce la necessità che l’accreditamento istituzionale delle strutture sia vincolato all’applicazione e al rinnovo dei contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, senza ambiguità né scarichi di responsabilità tra istituzioni e gestori. Nel frattempo, anche a Mantova sono già state avviate iniziative di mobilitazione. Tra queste, l’esposizione delle bandiere sindacali davanti ai luoghi di lavoro, il coinvolgimento della stampa locale e la richiesta di ispezioni nelle strutture sanitarie, residenziali e semiresidenziali. L’obiettivo è far emergere le reali condizioni di lavoro e verificare il rispetto delle delibere regionali in materia di accreditamento, la dotazione e la qualificazione del personale e la coerenza tra i requisiti dichiarati e le condizioni effettive di esercizio.
La mobilitazione, assicurano dal sindacato, proseguirà finché non arriveranno risposte concrete per un comparto che continua a garantire assistenza e cura ai cittadini, ma che da troppo tempo attende il riconoscimento del proprio lavoro.














