Suzzara, l’addio al dottor Bondavalli. La figlia: “Giorgio vive in ciò che ha donato”

SUZZARA – Nella chiesa dell’Immacolata Concezione, gremita come nelle grandi occasioni, la comunità suzzarese ha accompagnato questa mattina il dottor Giorgio Bondavalli, medico di famiglia, scomparso a 77 anni dopo una lunga malattia. Una presenza così numerosa da diventare essa stessa testimonianza di quanto il dottore avesse seminato in anni di cura, ascolto e dedizione.

La messa è stata celebrata da monsignor Paolo Gibelli, che ha portato alla famiglia la vicinanza del vescovo di Mantova, monsignor Marco Busca. Dopo le letture e il passo del Vangelo di Luca sulla morte e Resurrezione di Gesù, l’omelia ha tracciato un ritratto intenso e riconoscente del medico.

“Giorgio curava corpo, mente e spirito”

Monsignor Gibelli ha ricordato come Bondavalli vivesse la professione con una visione ampia e profondamente umana:«Giorgio aveva un concetto di cura che abbracciava corpo, mente e spirito. Non gli bastava una buona diagnosi o una terapia corretta: voleva entrare in relazione con i suoi pazienti, con empatia sincera».

Ha poi sottolineato il suo impegno culturale: «È stato un grande divulgatore, parte degli Amici del Premio Suzzara, promotore di eventi e persino capofila nel restauro di opere artistiche. Per lui cultura significava prendersi cura, far crescere, coltivare».

Un ricordo particolarmente toccante ha riguardato la giovane Elena Prandi: «Ricordo con commozione quanto si prese cura di lei dopo l’ictus, e come ogni giorno aggiornasse il padre Carlo sull’evolversi della malattia. Giorgio era vicino ai suoi pazienti nella gioia e nel dolore».

“Gesù perdona le nostre colpe…”

Il celebrante ha condiviso anche un frammento intimo della vita familiare:
«Chiedeva spesso a sua moglie: Ricordami la giaculatoria del Rosario. E la ripeteva: “Gesù perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime…”. Ha vissuto gli ultimi giorni così, nella preghiera».

Da qui la frase che ha attraversato la chiesa come una domanda che riguarda tutti:
“Qual è l’approdo della nostra vita? Le braccia che ci accoglieranno in un abbraccio di vita eterna”.

Al termine dell’omelia, monsignor Gibelli ha letto la poesia Un giorno… Il tuo giorno! di Jacques Leclercq, prima della benedizione con acqua e incenso.
Il messaggio della famiglia

La figlia Chiara ha poi letto un messaggio colmo di gratitudine:

«Grazie a colleghi, amici, pazienti e conoscenti che ci sono stati vicini in questi mesi. Grazie ai suzzaresi che ci hanno accolto come famiglia, aprendoci case e cuori. Giorgio ha dato tanto, ma altrettanto – e forse di più – ha ricevuto da tutti voi. Grazie al sindaco, all’amministrazione, alle associazioni e a quanti gli hanno reso omaggio ricordandone dedizione, professionalità e disponibilità. Chi continuerà a ricordarlo lo terrà vivo in mezzo a noi».