A rendere speciale questa ricorrenza è soprattutto il racconto del loro primo incontro, ripercorso durante il pranzo organizzato per l’occasione presso il rinomato ristorante L’Ambasciata di Quistello. Una storia che sembra uscita da un romanzo e che affonda le proprie radici negli anni Cinquanta.
All’epoca Floriana era una giovane e affascinante ragazza di San Benedetto Po. La madre, sarta molto apprezzata, lavorava con diverse apprendiste nel proprio laboratorio. Anche Domenico viveva nello stesso paese: era un ragazzo intraprendente, già animato da quello spirito imprenditoriale che avrebbe caratterizzato tutta la sua vita.
A unirli fu un semplice dizionario francese-italiano. Nelle scuole di avviamento di quegli anni si studiava il francese, ma non era sempre facile procurarsi rapidamente i testi necessari. Quando un’insegnante chiese ai ragazzi di una classe maschile se qualcuno potesse prestare il proprio dizionario a una studentessa in attesa di ricevere il suo, Domenico si offrì senza esitazione.
Da quel momento iniziò un piccolo rituale quotidiano. Terminata la sua lezione, portava il dizionario nella classe di Floriana; altre volte era lei a passare nella sua aula per ritirarlo e restituirlo al termine delle lezioni. Quei brevi incontri bastarono a far nascere una simpatia reciproca che non passò inosservata. Domenico era un giovane molto apprezzato e suscitava una certa invidia tra le compagne di classe di Floriana.
Terminati gli studi, le loro strade si separarono temporaneamente. Domenico trascorse un periodo in Svizzera per lavoro, ma non dimenticò mai quella ragazza conosciuta tra i banchi di scuola. Al ritorno decise di fare il primo passo. In prossimità della Pasqua si presentò a casa Braga con un grande uovo di cioccolato da regalare a Floriana.
Lei, però, non era in casa. Ad accoglierlo fu la nonna che, al ritorno della nipote, non riuscì a fornire molte informazioni sul misterioso visitatore. Floriana, tuttavia, aveva già intuito chi fosse. E se allora non esistevano i social network, il passaparola era ugualmente rapidissimo: nel giro di pochi giorni tutto il paese sapeva che il generoso regalo era arrivato da Domenico.
L’occasione per ringraziarlo si presentò qualche settimana dopo, all’uscita della messa domenicale. Sul sagrato della chiesa, in modo tutt’altro che casuale, c’era proprio Domenico ad attenderla. Il sorriso e il grazie di Floriana furono l’inizio ufficiale della loro storia.
Pochi giorni più tardi, come prevedeva la tradizione dell’epoca, Domenico si presentò a casa della giovane per chiedere al padre il permesso di frequentarla. Cominciò così un fidanzamento vissuto intensamente, osservato con ammirazione dalle ragazze che lavoravano nella sartoria della madre di Floriana.
Il matrimonio arrivò il 17 settembre 1966. Erano gli anni in cui l’introduzione dell’ora legale generava ancora qualche confusione e, proprio per questo, sulla partecipazione fu specificato che la cerimonia si sarebbe svolta secondo l’orario legale. Floriana indossava uno splendido abito bianco confezionato dalla madre. Quel giorno la pioggia non diede tregua agli sposi, ma il proverbio “sposa bagnata, sposa fortunata” si rivelò profetico.
La loro vita insieme è stata segnata da soddisfazioni familiari e professionali. Dopo alcuni anni nacque la figlia Alessia, oggi stimata insegnante a Suzzara. Domenico, nel frattempo, trasformò la sua intraprendenza in un’importante realtà imprenditoriale. Dopo alcune esperienze come dipendente, ebbe l’intuizione di introdurre nel territorio il servizio dei distributori automatici di bevande e snack, un settore allora praticamente sconosciuto in Italia ma già diffuso in Svizzera. L’attività ebbe un notevole successo e crebbe fino a diventare un’azienda consolidata, successivamente ceduta al raggiungimento della pensione.
Conclusa la stagione imprenditoriale, la coppia si è dedicata alle proprie passioni: l’orto, i fiori e soprattutto la coltivazione dei melograni giganti, attività che negli anni ha portato anche prestigiosi riconoscimenti.
Per celebrare i sessant’anni di matrimonio, Domenico ha voluto regalare alla moglie un bellissimo diamante, simbolo perfetto di un legame che il tempo non ha scalfito. La figlia Alessia ha invece organizzato un pranzo ricco di sorprese, regali e momenti emozionanti.
Ma il dono più prezioso per tutti gli ospiti è stato ascoltare i racconti dei protagonisti: aneddoti, ricordi e sorrisi che hanno accompagnato ogni momento della festa e testimoniato come una storia nata grazie a un semplice dizionario scolastico possa trasformarsi, sessant’anni dopo, in uno splendido esempio di amore e fedeltà.

















