MANTOVA – Temperature elevate, necessità di irrigazione e qualche episodio di grandine non hanno compromesso la vendemmia 2026 nel Mantovano. Al contrario, dalle prime valutazioni raccolte da Coldiretti Mantova tra le aziende associate emerge un quadro positivo, con uve sane, rese interessanti e una qualità giudicata elevata sia per i vini bianchi sia per quelli rossi.
«È stata un’annata da incorniciare, sicuramente la migliore degli ultimi tre anni», commenta Chiara Tuliozi di Cantina Ricchi di Monzambano, che evidenzia la buona sanità delle uve e le rese ottenute. Secondo l’azienda, la qualità si è rivelata particolarmente interessante per le uve rosse. L’andamento climatico ha avuto un ruolo determinante. Le temperature alte durante l’estate e le ridotte escursioni termiche tra giorno e notte hanno richiesto, in alcune zone, il ricorso all’irrigazione di soccorso. Dove è stato possibile garantire un apporto idrico costante, le uve hanno raggiunto una maturazione equilibrata, mantenendo una buona acidità, elemento importante soprattutto per le produzioni spumantistiche, e un adeguato livello di colore per le varietà a bacca rossa.
Una valutazione condivisa anche dal presidente del Consorzio Vini Mantovani, Andrea Virgili, secondo cui l’andamento stagionale ha favorito una qualità elevata. «Il 2026 sarà una delle annate da segnare sul calendario», afferma, sottolineando però l’importanza che ha avuto la possibilità di disporre di un’irrigazione costante. Sul fronte commerciale, invece, il quadro appare più complesso. Il settore delle bevande alcoliche, dal vino ai superalcolici fino alle alternative al vino, continua a confrontarsi con una fase di debolezza dei consumi. Per Virgili sarà quindi importante il ruolo della ristorazione e del mondo Horeca nel sostenere le produzioni locali, attraverso una maggiore presenza dei vini mantovani.
A Riva di Suzzara la vendemmia è iniziata prima del previsto anche per limitare le possibili conseguenze della grandinata del 28 agosto. Alberto Iori, di Corte Viazza, parla di una stagione soddisfacente, con uve caratterizzate da una buona acidità e una resa per ettaro superiore a quella del 2025. L’azienda ha inoltre registrato cambiamenti nelle richieste dei consumatori, con una maggiore attenzione alle bollicine ottenute da uve Lambrusco vinificate in bianco rispetto alla versione rossa tradizionale del Lambrusco Igt. «Osserviamo, però, una flessione del consumo pro capite – spiega Iori – e oggi la stessa quantità di prodotto la otteniamo vendendo a un numero superiore di clienti».
Anche per Corrado Cattani, vicepresidente di Ascovilo, la stagione ha confermato quanto tecnologia e innovazione siano ormai centrali nella gestione del vigneto e delle fasi di trasformazione in cantina. Le temperature estive hanno richiesto irrigazioni frequenti e sistemi di raffreddamento durante la vinificazione, mentre la raccolta è stata concentrata nelle prime ore della giornata anche in relazione alle disposizioni regionali. Il risultato, secondo Cattani, è comunque positivo: «Abbiamo potuto contare su uve sanissime e parlerei di una ottima annata sia per i bianchi a base spumante che per i rossi».
Restano, tuttavia, alcune questioni strutturali per il comparto vitivinicolo. Cambiamenti climatici, andamento dei consumi e globalizzazione stanno modificando il mercato e imponendo alle aziende nuove strategie. Cattani evidenzia in particolare le difficoltà delle realtà con superfici più ridotte e al di fuori delle produzioni Doc, mentre cresce la richiesta di certificazioni ambientali.
Tra queste viene citato il protocollo Sqnpi, il Sistema di qualità nazionale di produzione integrata, che prevede tecniche di coltivazione finalizzate a ridurre l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi e a garantire una gestione razionale della fertilizzazione. Accanto agli aspetti produttivi, per le aziende diventa sempre più importante anche la disponibilità di liquidità necessaria per affrontare investimenti e trasformazioni del settore.
Tra le realtà che guardano alla nuova annata con fiducia c’è infine la Cantina di Quistello, che conta circa 80 soci conferenti e una superficie complessiva di 200 ettari di vigneto. Il presidente Luciano Bulgarelli conferma la buona qualità delle uve raccolte, nonostante i problemi provocati dalle grandinate. «Nel complesso l’uva era sana, senza alcuna presenza di malattie fungine – spiega Bulgarelli –. I presupposti per una vinificazione di qualità ci sono tutti». Per la cantina il 2026 rappresenta inoltre un anno particolare, dopo l’incendio che aveva reso complessa la precedente stagione. «La soddisfazione è stata quella di mantenere la promessa di ritirare le uve a tutti i soci», sottolinea Bulgarelli. La struttura è ora operativa sul piano produttivo e commerciale, mentre sono ancora attese risposte dall’assicurazione. Tra i prossimi obiettivi c’è anche il ripristino della sala degustazione.

















