(Adnkronos) –
Dopo un anno, 5 mesi e 24 giorni Gianni Alemanno è uscito oggi mercoledì 24 giugno dal carcere di Rebibbia. Acclamato da una folla di attivisti al grido ‘Gianni, Gianni’ e ‘Uno di noi’, l’ex sindaco di Roma e leader di Indipendenza, 68 anni, si è fermato a parlare con i giornalisti. “Esco dal carcere da innocente. Ho fatto un anno e mezzo di carcere da innocente e non dovevo stare qua”, ha spiegato lo storico leader della destra sociale, raccontando di avere conosciuto in questa sua esperienza “una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica”.
“Meloni apra un grande dibattito nella destra”, è stato poi l’invito: “Serve un confronto”, anche con Futuro nazionale e il generale Vannacci. Proprio “questa sera – ha annunciato – vedrò Roberto Vannacci a cena”. Quello del generale “è un volto nuovo, una speranza che rompe gli schemi e da una prospettiva diversa”. “Parleremo di molte cose, anche se non siamo d’accordo su tutto. Io sono un sovranista e non accetto una politica conservatrice” perché, afferma, “in Italia bisogna cambiare tutto. Non c’è niente da conservare”.
Parlando della difficile situazione del sistema carcerario, Alemanno ha sottolienato che “sul sovraffollamento il governo Meloni non ha fatto nulla” e ha annunciato che parlerà di questo tema con il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Alemanno era stato condannato in via definitiva a 1 anno e 10 mesi di reclusione per traffico di influenze illecite in uno dei filoni dell’inchiesta nota come ‘Mondo di Mezzo’.
Inizialmente, all’ex sindaco, oggi leader del movimento Indipendenza, era stata concessa la misura alternativa dell’affidamento ai servizi sociali. Tuttavia, il 31 dicembre 2024, il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha disposto d’urgenza la revoca della misura, ritenendo che Alemanno avesse violato ripetutamente le prescrizioni imposte (tra cui spostamenti non autorizzati, mancato rispetto degli orari e frequentazioni vietate).
Per questo, proprio alla vigilia di Capodanno, è stato trasferito nel carcere di Rebibbia, per una detenzione lunga 540 giorni, in cui ha iniziato un vero e proprio “diario di cella”. Nel suo ultimo intervento, pubblicato ieri sui suoi social, Alemanno racconta: “Questa esperienza mi ha portato a incontrare di nuovo un universo carcerario, che ho trovato molto più degradato e abbandonato a se stesso di quanto ricordassi. Ma ho conosciuto anche una popolazione detenuta che stringe i denti e che tira avanti e non si lascia tramortire. Ecco perché uscendo dal carcere – scrive in un altro passaggio – mi sembra quasi di disertare una trincea”. “Questa esperienza non doveva mai cominciare, perché sono innocente, perché il reato per cui sono stato condannato (traffico d’influenze per abuso d’ufficio) è stato abolito e perché ci sarebbe molto da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla completa revoca del mio affidamento in prova. Ma così è la giustizia italiana, soprattutto per chi prova a navigare controcorrente”.
Concludendo come “un pezzo del mio cuore rimane tra qui a Rebibbia, tra le mura di carceri senza giustizia, nelle celle dove si muore di caldo, negli occhi di chi cerca ancora un riscatto e una speranza. E dove la Repubblica Italiana si gioca la sua faccia”.















