(Adnkronos) – Quattordici edizioni di ‘Storie Italiane’, una nuova prima serata, un libro in arrivo e una curiosità che non sembra conoscere pause. A 50 anni appena compiuti, Eleonora Daniele guarda avanti con lo stesso entusiasmo con cui continua a raccontare le storie degli altri. Il suo segreto? Un motore interno che, racconta in un’intervista all’Adnkronos, “non si stoppa”. E in una tv che spesso alza la voce, lei continua a scegliere l’ascolto, la riflessione e quella conduzione “per sottrazione” che è diventata la sua cifra.
Il 7 settembre riaccendi i motori di “Storie Italiane”: cosa dobbiamo aspettarci dalla nuova stagione?
“Ritroveremo una squadra forte, fatta di persone appassionate che cercano di essere vicine alla gente e di lavorare sempre pensando al rispetto del pubblico. Il segno è quello della tradizione e della continuità: “Storie Italiane” è alla sua quattordicesima edizione e sarà un vero onore continuare a stare accanto al pubblico, raccontando le storie, anche quelle della gente, con grande ascolto. E non parlo di share, ma dell’ascolto che serve agli altri, alle testimonianze che hanno bisogno anche del servizio pubblico come cassa di risonanza per essere messe in evidenza. A volte storie che non riescono a trovare ascolto lo trovano attraverso la tv.”
Quattordici edizioni e una trasmissione quotidiana: qual è il tuo antidoto alla “routine da programma”?
“È un programma mobile, on the road, che si è sempre modernizzato di anno in anno. Questo significa portare sempre linfa nuova, idee nuove, creatività. Al di là della cronaca, che trattiamo sempre, penso ci sia una struttura narrativa che permette al programma di rinnovarsi di anno in anno.”
Il pubblico del mattino è un po’ come un pendolare: sale, scende, torna. Come fai a convincerlo a restare?
“L’indice di permanenza è un dato importante nella curva degli ascolti. Io penso che l’attenzione porti identificazione. L’attenzione si pone attraverso una costruzione del programma, non c’è solo fatto e commento: c’è un pensiero, un’adeguata ricostruzione, un lavoro artigianale e credo che il pubblico lo riconosca, lo valuti e lo apprezzi.”
Cronaca, inchieste, diritti, servizio: qual è il menù della nuova stagione?
“Ci sarà tutto, sia la cronaca che l’inchiesta. Faremo delle nostre inchieste, ci sono argomenti che vogliamo riprendere dagli anni passati ma anche molto di disabilità, di diritti negati, problematiche legate al territorio, di cittadini che non riescono ad affrontare una burocrazia troppo pesante. Il baricentro però è sempre l’emozione e la visione.”
In una tv dove spesso vince chi urla più forte, tu continui a scegliere la misura. Non è una scelta un po’ controcorrente?
“Non credo che la tv urlata oggi funzioni così tanto: credo che il pubblico abbia bisogno di ascolto, di riflessione, di approfondimento. Ho notato che quando ci sono dibattiti troppo accesi e uno parla sopra l’altro a casa si rischia che non si capisca nulla. Oggi sempre più si ha bisogno di confronti e non di scontri.”
E poi c’è la prima serata: il 10 settembre arriva su Rai 3 “Le cose che non sai”. È il momento di cambiare registro?
“Le cose che non sai” è un programma sotto Rai Cultura, di intrattenimento ma anche di informazione legata alla grande storia italiana. Ha una matrice profonda sia culturale che storica, dove i personaggi ripercorrono la storia della loro famiglia e, con essa, si ripercorre anche la grande storia italiana. È un programma sicuramente originale ma che ha anche una sua forza di introspezione, intimistica, nella quale i sentimenti vanno indietro nel tempo.”
Sei tu a raccontare le storie degli altri: ma c’è una “cosa che non sai” della tua famiglia che vorresti scoprire?
“Se c’è una cosa che mi piacerebbe sapere, ad esempio, è l’origine della famiglia di mio nonno materno. Mi raccontavano che il mio bisnonno fosse un trovatello. Mi piacerebbe riavvolgere il nastro della memoria e sapere quali sono le origini della mia famiglia. Io lascio molto parlare le emozioni, tendo ad avere una conduzione per sottrazione. Oggi secondo me c’è bisogno di questo: sono spesso personaggi abituati a raccontarsi in pubblico, lasciarli in un prato libero alla fine fa uscire cose che non sapevamo. Ma qui sono io che racconto a loro cose che non sapevano di loro stessi. Persone amiche che ho intervistato spesso davanti a questo hanno reagito in silenzio, è una cosa forte.”
Mattina, prima serata, social, libri: ma tu, esattamente, quando stacchi?
“Io lavorerei 24 ore su 24, non dormo molto. La notte studio, sono molto curiosa, studierei e leggerei tutto. Lavoro anche molto sui social, dove spesso abbiamo per prime le notizie. Il mio essere stakanovista non mi pesa, mi piace. Sono in procinto di scrivere un nuovo libro sulle donne di oggi. Non mi fermo mai, è un motore interno che non si stoppa. Lavorare mi dà vita e gioia, mi realizza.”
Dopo 23 anni nella stessa azienda, possiamo dire che sei una donna fedele al posto di lavoro?
“Io sono un’aziendalista di natura, mi innamoro del posto dove lavoro. Ho sempre pensato a portare le mie “Storie Italiane” ogni giorno con grande passione e affetto, anche per la squadra che ci lavora dentro da tanti anni e che lavora con me.”
Hai appena compiuto 50 anni: più che un giro di boa, sembra un nuovo inizio. Che bilancio fai?
“Un bilancio positivo sicuramente. Con grande ottimismo guardo alla prossima metà.”

















