(Adnkronos) – “Parliamoci chiaro: prendiamo ad esempio un fumogeno, quelli che si usano allo stadio. Viene venduto nei negozi, anche nei supermercati, e può essere acquistato da chiunque abbia superato i 18 anni. Se lo mettiamo a terra con un po’ di roba secca e gli diamo fuoco, può tranquillamente con determinate condizioni creare un incendio. Il problema degli incendi che si possono verificare in questo periodo sta proprio qui: nella possibilità che chiunque può acquistare facilmente questi prodotti e accenderli. Non c’entrano i fuochi pirotecnici legali, ma l’accensione di fuochi d’artificio illegali”. Così, con Adnkronos/Labitalia, Vincenzo Cuomo, presidente di Anisp, l’associazione nazionale imprese spettacoli pirotecnici, commenta la possibilità che gli incendi degli ultimi giorni nel nostro Paese, a partire da quelli sul Gargano, siano stati innescati da fuochi d’artificio.
Per Cuomo, colonnello dell’esercito in pensione, “il problema non è l’accensione dei fuochi regolamentari, ma di quelli illegali”. “Se uno ad esempio prende la cosiddetta ‘cipolla’, articolo che è vietato per legge e che le fabbriche non possono produrre, e la utilizza per appiccare il fuoco. Oppure fa delle miscele, che sono facili da realizzare perché i prodotti necessari come il nitrato di potassio e il nitrato d’ammonio sono in commercio. Se una persona si diverte a fare il piccolo chimico nel nostro Paese può fare di tutto”, lancia l’allarme Cuomo.
Altra cosa, ci tiene a sottolineare Cuomo, sono i fuochi pirotecnici regolamentati. “L’accensione dei fuochi d’d’artificio può essere effettuata solo ed esclusivamente dal personale abilitato che è in possesso di una idoneità specifica che si prende facendo l’esame davanti a una commissione in Prefettura. Queste persone sono gli unici autorizzati all’accensione di fuochi d’artificio in pubblico rispettando determinate esigenze: ovvero la distanza di sicurezza del pubblico, la tipologia di fuochi d’artificio che si sparano. Bisogna essere in possesso di un’assicurazione, dell’idoneità all’accensione, dell’autorizzazione dall’autorità di pubblica sicurezza del luogo. E ancora dietro la presentazione di determinati documenti tra cui una planimetria dell’area di sparo con relative distanze, con relative sicurezze, con relativi vincoli eventualmente presenti”, spiega Cuomo.
Il presidente di Anisp ricorda anche “normalmente nel periodo estivo, ovvero dal 15 luglio al 15 settembre, non si possono sparare fuochi d’artificio a una distanza inferiore ai 1000 metri da un’area boschiva”. “E questo capita sia nel privato che nel pubblico, per entrambi. E’ quanto prevedono norme regionali proprio per il pericolo di probabili incendi”, ribadisce. Un settore, quello dei fuochi pirotecnici legali, che “occupa complessivamente circa 10.000 persone, comprendendo le imprese che producono e accendono i fuochi, ma anche chi li importa”.
Tanta l’attenzione, secondo Cuomo, alla sicurezza: “Il titolare di una fabbrica deve essere in possesso della idoneità alla fabbricazione di fuochi d’artificio. Tale idoneità viene sempre rilasciata da una prefettura dietro l’espletamento di un esame davanti a una commissione. Commissione composta da sei, sette persone: rappresentanti di questura, vigili del fuoco, l’Ispettorato del lavoro, esperto del ministero della Difesa e quant’altro previsto dalla normativa”.
Una volta ottenuta l’idoneità “l’imprenditore a sua volta, all’interno della fabbrica di fuochi di artificio, quando assume delle persone, deve fare dei corsi di preparazione, propedeutici all’attività lavorativa”, dice. “Oltre a questo le fabbriche di fuochi di artificio sono sottoposte ai controlli periodici da parte degli artificieri della Polizia d dei Carabinieri”, osserva. Cuomo, in conclusione, ricorda che i fuochi legali “hanno una certificazione Ce che viene rilasciata da un organismo certificatore a livello europeo, con delle specifiche caratteristiche che devono essere rispettate, come ad esempio il rumore”, conclude.

















