(Adnkronos) – Con circa il 75% delle superfici risicole coperte da polizze assicurative, il riso si colloca al primo posto tra le colture vegetali seminative in Italia, distanziando nettamente la media nazionale, che si attesta intorno al 9%. Un livello di copertura che conferma la particolare propensione del comparto a utilizzare gli strumenti assicurativi per la gestione del rischio. Il quadro emerge dall’analisi Ismea sulla gestione del rischio nel comparto risicolo, presentata oggi a Vercelli nell’ambito dell’incontro ‘Strumenti e prospettive per la prevenzione e gestione dei rischi nella filiera del riso’, organizzato in occasione di Risò – Festival Internazionale del Riso di Vercelli.
All’iniziativa, dedicata agli strumenti e alle prospettive per la prevenzione e la gestione dei rischi nella filiera, hanno preso parte Camillo Zaccarini Bonelli, Responsabile della Direzione Supporto al Piano strategico della Pac di Ismea, Paola Pietropoli, Direttore di Condifesa Vercelli Biella, Patrizia Barrale, HowdenRE Climate Risk & Resilience e Marco Pieri, Consorzio di Riassicurazione Ismea. I lavori sono stati aperti dal saluto istituzionale del Presidente IsmeaLivio Proietti e conclusi dalla relazione del Direttore Generale IsmeaSergio Marchi.
Nel 2025 il valore assicurato del riso ha sfiorato i 740 milioni di euro, registrando un incremento dell’11,9% rispetto al 2024. Il dato conferma il ruolo centrale delle polizze agevolate nella tutela delle produzioni risicole nazionali e si inserisce nella più ampia evoluzione del mercato assicurativo agricolo. La distribuzione territoriale delle coperture riflette quella delle superfici coltivate: il Nord Italia concentra il 99,7% dei valori assicurati, a conferma della forte concentrazione territoriale della risicoltura italiana.
La composizione delle polizze evidenzia una prevalenza delle coperture contro le avversità di frequenza, in particolare grandine, vento forte ed eccesso di pioggia. Restano invece più limitate le coperture contro i rischi catastrofali, tra cui la siccità, che ha inciso in maniera significativa sulle produzioni nell’attuale campagna. L’analisi Ismea evidenzia inoltre, accanto all’elevato livello di copertura delle superfici, una minore volatilità dei costi assicurativi rispetto alla media delle colture vegetali. Elementi particolarmente rilevanti in una fase in cui le imprese agricole devono fronteggiare rischi climatici e produttivi sempre più frequenti e severi, come confermato anche dagli eventi che hanno caratterizzato l’estate 2026.
“In un quadro caratterizzato da una crescente incertezza climatica e da una forte volatilità economica, la gestione del rischio cessa di essere un mero adempimento burocratico e si trasforma in un pilastro strategico della resilienza e della competitività delle imprese”, ha commentato Sergio Marchi, direttore generale Ismea.
“Ismea è al fianco delle imprese e delle istituzioni con strumenti sempre più innovativi a supporto delle decisioni: dal Fondo di Riassicurazione pubblico al Consorzio di Riassicurazione, che favoriscono lo sviluppo di polizze innovative sul mercato, fino ad AgriCat, il Fondo mutualistico nazionale cofinanziato dall’Unione europea, e al nuovo indice elaborato dall’Istituto, il Cevi (Comuni Eventi Extremes Vulnerability Index). Quest’ultimo consente di identificare in maniera granulare la vulnerabilità del territorio a gelo, alluvioni e siccità, offrendo un supporto per la pianificazione delle coperture e degli interventi di prevenzione attiva previsti dai Csr regionali”, ha dichiarato Livio Proietti, presidente Ismea.


















