PORTO MANTOVANO – «La frittata è fatta, ma girarla è ancora peggio». È l’affondo con cui le liste civiche Porto Punto e Voi per Porto intervengono sulla vicenda della mancata fusione tra Tea e Siem.
Secondo Giuseppe Pernigotti e Giampaolo Voi, capigruppo delle due liste di minoranza, l’esito dell’operazione non rappresenta una sorpresa. «Come ampiamente previsto e denunciato con forza in Consiglio comunale – scrivono – la fusione è saltata. Chi oggi finge stupore per questo esito ignora, o fa finta di ignorare, una realtà che avevamo già prospettato con chiarezza».
Nel mirino delle civiche finisce l’amministrazione comunale e, in particolare, la sindaca di Porto Mantovano Maria Paola Salvarani. «Dopo aver deciso unilateralmente di non aderire al Piano provinciale dei rifiuti – accusano – la Sindaca tenta ora di addossare le colpe del fallimento al Comune di Mantova», dimenticando, secondo le minoranze, che «ben 54 Comuni di ogni colore politico hanno scelto la strada della responsabilità e dell’aggregazione».
Voi e Pernigotti parlano apertamente di «teatrino delle contraddizioni» e sottolineano come, a sostegno di una scelta ritenuta sbagliata, siano arrivati anche «rinforzi regionali». Ma la domanda posta è netta: «Il conto chi lo paga?».
Il nodo principale resta la situazione finanziaria di SIEM. «La fusione è saltata, ma i problemi restano tutti sul tavolo – evidenziano –. SIEM continua ad avere un debito che sfiora i 3 milioni di euro, e ora saranno gli enti pubblici soci, quindi i Comuni, a dover farsene carico». Da qui l’affondo politico: «Davvero pensate sia accettabile aver gestito la vicenda della fusione TEA–SIEM come una mossa politica, per poi scaricare sulle spalle dei cittadini tutte le conseguenze e i costi di questo fallimento?».
Secondo le forze di opposizione la partita avrebbe dovuto essere giocata «all’interno dell’accordo con TEA», per ottenere ricadute concrete sul territorio. Tra gli obiettivi mancati «un nuovo centro di raccolta, il coinvolgimento di ASEP e la tutela del punto di raccolta per i cittadini di Soave».
Le civiche contestano infine il metodo adottato dall’amministrazione. «La scelta della Sindaca di liquidare un servizio di lunga durata e di grande valore economico con una semplice “comunicazione”, senza un confronto reale in Consiglio comunale – scrivono – ha di fatto impedito alle minoranze di esprimere il proprio punto di vista su decisioni che incidono sul futuro del Comune». E ribadiscono: «A fuggire dal dibattito e dal voto in Consiglio comunale sul Piano rifiuti è stata la Sindaca, non i consiglieri».
Porto Punto e Voi per Porto concludono assicurando che non resteranno a guardare: «Vigileremo su ogni centesimo affinché questo disastro amministrativo non ricada sulle spalle delle famiglie di Porto Mantovano».














