MANTOVA – Non un invito legato soltanto alla notorietà del personaggio o alla vicenda giudiziaria che l’ha vista protagonista in Ungheria, ma la scelta di aprire un confronto sul futuro politico e sociale dell’Europa, sui diritti, sulla casa, sulle migrazioni e sull’avanzata delle destre. La Boje spiega così la presenza di Ilaria Salis alla festa anticapitalista in programma giovedì 27 agosto, intervenendo direttamente nel dibattito che si è acceso attorno all’arrivo dell’europarlamentare a Mantova, con Gioventù Nazionale che ha annunciato per lo stesso giorno un sit-in di protesta in piazza Martiri a Mantova.
Gli organizzatori partono proprio dalla detenzione di Salis in Ungheria e dalla successiva elezione al Parlamento europeo. «Ilaria è stata eletta grazie ad una valanga di voti, circa 126mila nella nostra circoscrizione, più di quelli di Tajani, che l’hanno salvata dall’ingiusta carcerazione inflitta dal regime ungherese di Viktor Orbán». Un anno di carcere trascorso in condizioni durissime, le difficoltà nella traduzione degli atti processuali e nei contatti con familiari e avvocati e la richiesta di condanna a 11 anni per lesioni avanzata dalla giustizia ungherese.
Ma è soprattutto sull’Europa che La Boje concentra le ragioni dell’invito. Il collettivo non nasconde un giudizio fortemente critico sull’attuale costruzione comunitaria, definita «in buona parte strutturata a partire da politiche economiche neoliberiste che hanno minato i programmi di welfare nazionali», ma ritiene al tempo stesso che proprio quello europeo sia oggi «l’unico spazio possibile di lotta e propositività politica».
Secondo La Boje, scioperi, mobilitazioni e proposte politiche su scala continentale possono rappresentare non soltanto un’alternativa «all’Europa del ricatto del debito e degli interessi dei capitali finanziari», ma anche «un argine alla destra globale che vuole distruggere lo spazio politico europeo per farlo regredire ulteriormente».
Il documento inserisce l’incontro con Salis dentro un quadro politico ancora più ampio. Gli organizzatori richiamano la situazione di Ceuta, le tensioni sulla libertà di circolazione all’interno dell’Unione e attaccano direttamente il Governo Meloni, accusandolo di muoversi lungo una linea che, a loro giudizio, restringe progressivamente diritti e libertà. Nello stesso passaggio La Boje richiama anche le polemiche politiche sulle chat riguardanti l’avvocato della presidente del Consiglio e sostiene che il Governo abbia sospeso la libertà di movimento con la Spagna facendo riferimento alla «sicurezza nazionale».
È proprio contro questo scenario che, secondo il collettivo, diventa necessario costruire «una risposta dal basso e moltitudinaria». In assenza di questa spinta, sostiene La Boje, l’Unione Europea rischierebbe di diventare «ancor più povera di politiche sociali, di progetti di conversione ecologica e priva di quel sistema di diritti umani che aveva provato a darsi dopo la fine della Seconda guerra mondiale e del genocidio nazista».
Da qui il giudizio sull’attività di Salis: «In questo senso Ilaria Salis ha svolto un lavoro enorme negli ultimi due anni». La Boje lega infatti il suo operato europeo alle battaglie che considera centrali per i movimenti sociali: «Chi come noi deve strappare i propri diritti rinunciando al proprio stipendio, affrontando decreti sempre più repressivi per manifestare il proprio pensiero o dovendo mettere il proprio corpo per garantire un diritto scritto in Costituzione, non ha apparati mediatici a sua disposizione».
Tra gli esempi citati c’è soprattutto il diritto all’abitare. Gli organizzatori ricordano la partecipazione di Salis alla proposta europea sul tema formulata dai movimenti per la casa e richiamano il divario tra la disponibilità di edilizia popolare in Italia e quella di altri Paesi europei. Nel documento viene inoltre rivendicato il valore politico delle occupazioni abitative come strumento di lotta per ottenere un diritto che, secondo La Boje, le istituzioni non riescono a garantire a una parte della popolazione.
Non solo casa. Il collettivo ricorda anche le iniziative di Salis contro quello che definisce lo smantellamento del diritto d’asilo europeo, le sue prese di posizione sui centri per migranti realizzati in Paesi terzi – compresi quelli italiani in Albania – e l’impegno sulla questione palestinese. La Boje cita il sostegno alla campagna per la liberazione di Marwan Barghouti, la denuncia della guerra a Gaza, la richiesta di interrompere i rapporti economici tra Unione Europea e Israele e il lavoro condiviso con altre europarlamentari sul tema dei divari economici di genere.
È dunque su questi argomenti che La Boje vuole costruire l’appuntamento del 27 agosto. «Avremo l’occasione di approfondire questo lavoro e chiedere ad una nostra rappresentante quali dinamiche stanno attraversando il continente», spiegano gli organizzatori.
L’obiettivo dichiarato è quello di far incontrare movimenti e rappresentanza istituzionale senza rinunciare alla propria impostazione politica. La presenza di Salis, conclude La Boje, vuole essere «un momento di democrazia popolare, di incontro con chi vuole portare nelle istituzioni dal basso lotte e bisogni popolari».


















