Da Prato a Catania, un’estate di violenze nei pronto soccorso, Ordini medici: “Aumentano le denunce”

(Adnkronos) – Un’estate con troppe aggressioni nei confronti del personale sanitario di ospedali e Pronto soccorso. L’ultimo episodio, quello forse più violento, è accaduto all’ospedale di Prato dove un detenuto ha aggredito gli agenti che lo avevano in custodia e sono stati esplosi colpi di arma da fuoco. Ma prima ce ne sono stati molti altri. Al Pronto soccorso dell’ospedale della Versilia, un infermiere è stato aggredito e colpito al volto con un pugno. Prima di Ferragosto all’ospedale Cannizzaro di Catania un uomo, con problemi di tossicodipendenza e in stato di agitazione, ha tentato di aggredire un medico in servizio. Ad inizio agosto il Policlinico Federico II di Napoli un marito di una paziente al nono mese di gravidanza avrebbe colpito uno specializzando di Ostetricia. Pochi giorni fa una professionista è stata aggredita al Pronto soccorso dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. A luglio due infermiere sono state minacciate e insultate nel presidio di continuità assistenziale di via Gabriele D’Annunzio a Firenze. Sempre a luglio un paziente in forte stato di agitazione ha aggredito e tentato di strangolare un’operatrice socio-sanitaria nel reparto di Radiologia dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Nello stese mese nel reparto di Psichiatria dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza un visitatore, dopo aver ignorato le regole di accesso, ha perso il controllo colpendo arredi e personale prima di essere bloccato dalla vigilanza interna e dalla Polizia. A giugno il Pronto soccorso del Policlinico Sant’Orsola di Bologna è stato teatro di diversi episodi di aggressione ai danni di infermieri e altri professionisti sanitari, culminati con un tentato strangolamento ai danni di un’infermiera. 

Quelle raccontate sono alcune delle violenze emerse durante gli ultmi due mesi sui media. “Il problema non si è mai risolto perché è legato principalmente ad una questione culturale e anche sociologica. La violenza è insita nella nostra società, c’è un pezzo di popolazione che pensa di poter risolvere le questioni attraverso l’arroganza e la violenza, anche negli ospedali. Pensa di ottenere quello che ha in mente senza nessun tipo di freno inibitore – spiega all’Adnkronos Salute Filippo Anelli, presidente della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) – Questo problema non si risolve con aspetti repressivi, abbiamo due buone leggi. E’ previsto l’arresto im flagranza differita. Ma l’azione delle legge è lenta e costante nel tempo e non dà un risultato immediato. Il problema sta nell’educazione. Come Fnomceo – ricorda – negli ultimi anni abbiamo messo al centro il tema è abbiamo tirato fuori il sommerso di episodi che non venivano evidenziati. Oggi siamo particolarmente sensibili e abbiamo creato i presupposti affinché ogni aggressione venga denunciato e sta avvenendo. Serve ovviamente una valutazione degli episodi che devono essere trasmessi all’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie. Uno strumento di lavoro importante, dove si verificano gli episodi di violenza e le aziende sanitarie sono obbligate a fare un’analisi della situazione ambientale e applicare gli strumenti per mettere in sicurezza gli ambienti e il personale”.  

Ma c’è una via d’uscita o prevale la rassegnazione? “Servono tante iniziative – precisa Anelli – il tema dell’accoglienza è essenziale, può essere un meccanismo per destrutturare la violenza. Poi ci sono altri strumenti come le videocamere all’ingresso dei Ps, le body-cam agli operatori, il posto di Polizia. Serve anche una corretta applicazione della legge 81, la compilazione del documento sui rischi che molto spesso i datori di lavoro semplificano un po’ troppo”. Serve anche ricordare chi è stata vittima di questa violenza contro i camici bianchi, come la psichiatra Paola Labriola, aggredita e uccisa con decine di coltellate da un paziente nel Centro di salute mentale a Bari nel 2013. “Il 19 settembre a Bari ci sarà l’annuale concerto dedicato alla collega proprio per richiamare l’attenzione sul tema”, conclude Anelli.  

 

I dati più recenti. Sono state quasi 18mila, nel 2025, le aggressioni a operatori sanitari e socio-sanitari, con oltre 23mila operatori (23.367), considerato che un singolo episodio può interessare più persone. È quanto scritto nella Relazione annuale dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, pubblicata sul sito del Ministero della Salute in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari, che si celebra il 12 marzo di ogni anno.  

Il rapporto evidenzia una sostanziale stabilità nel numero delle segnalazioni, con un leggero calo rispetto al 2024 (18.392 episodi). Al contrario, aumenta il numero complessivo degli operatori coinvolti: dai circa 22 mila del 2024 si passa a oltre 23 mila nel 2025. Gli aggressori sono principalmente i pazienti, seguiti da familiari o caregiver. Come già rilevato nel 2024, prevalgono nettamente le aggressioni verbali (69%), rispetto a quelle fisiche (25%) e a quelle contro la proprietà (6%). Le donne risultano le più colpite, con percentuali superiori al 60% nella maggior parte delle regioni. 

Le categorie professionali maggiormente interessate sono gli infermieri (55%), seguiti da medici (16%) e operatori socio-sanitari – Oss (11%). Un ulteriore 12% delle segnalazioni riguarda altre figure, tra cui personale non sanitario, operatori di front office (3%), vigilanti, soccorritori e altri addetti ai servizi (9%). La maggior parte degli episodi si verifica in ambito ospedaliero, in particolare nei Pronto soccorso, nei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc) e nelle aree di degenza. Restano invece sostanzialmente stabili le segnalazioni negli istituti penitenziari (428 nel 2025 contro 433 nel 2024). 

(Adnkronos)