Scalia critica le nomine di Bottardi e Bonaffini: “Tea non è proprietà del Pd”

MANTOVA – «Tea non è del Partito Democratico e le società del gruppo non possono essere considerate una sua proprietà politica». È un attacco frontale alla maggioranza che governa Mantova quello lanciato dal consigliere comunale di opposizione Salvatore Scalia, esponente di Fratelli d’Italia, dopo le nomine di Laura Bonaffini e Sabrina Bottardi, entrambe del Pd, rispettivamente alla presidenza e alla vicepresidenza di Tea Energia. Una decisione che ha comportato le dimissioni delle due esponenti democratiche dal Consiglio comunale e che, secondo Scalia, solleva interrogativi sull’opportunità politica delle scelte e sui criteri utilizzati per assegnare gli incarichi.

La vicenda si inserisce nel rinnovo dei consigli di amministrazione delle società del gruppo Tea, con Bonaffini e Bottardi che lasciano il Consiglio di via Roma per assumere i nuovi ruoli societari. Le loro sostituzioni nell’assemblea cittadina sono previste nella seduta del 28 ottobre, quando entreranno Federica Antonacci e Patrizia Benasi.

«Le nomine di Laura Bonaffini e Sabrina Bottardi alla presidenza e alla vicepresidenza di Tea Energia, accompagnate dalle dimissioni dal Consiglio comunale, pongono una questione sulla quale l’amministrazione deve dare una risposta alla città – afferma Scalia –. Non contesto le persone e non sostengo che siano state violate norme. Contesto una scelta politica precisa. Due consigliere comunali del PD lasciano i banchi della maggioranza per assumere incarichi di vertice nella stessa società del gruppo Tea. Di fronte a questo passaggio, chiedere quali criteri abbiano determinato le nomine, quali competenze siano state valutate e quali obiettivi siano stati assegnati non è una polemica pretestuosa. È una richiesta di trasparenza».

«Da esponente di Fratelli d’Italia, ritengo che queste scelte restituiscano l’immagine di un Partito Democratico che considera Tea e le società del gruppo un proprio centro di collocamento politico. La regolarità formale delle procedure, da sola, non esaurisce il giudizio sull’opportunità delle nomine. Un incarico può essere legittimo e restare politicamente discutibile».

Una contestazione che Scalia collega anche alle priorità che, a suo giudizio, dovrebbero guidare l’azione dell’amministrazione comunale e la gestione delle società che erogano servizi ai cittadini.

«Ai mantovani interessano bollette più leggere, servizi efficienti e una gestione rigorosa dei costi. È su questo terreno che l’amministrazione dovrebbe concentrare il proprio impegno. Il passaggio di esponenti della maggioranza dal Consiglio comunale ai vertici societari non è una risposta alle difficoltà delle famiglie e delle imprese».

«Chiedo che siano resi pubblici i criteri adottati, le ragioni delle scelte e i compensi previsti per questi incarichi. Chiedo inoltre che ai nuovi vertici siano assegnati obiettivi chiari e verificabili, affinché i cittadini possano giudicare i risultati e non debbano limitarsi a prendere atto delle nomine».

«Chi governa Mantova ha ricevuto il mandato di amministrare nell’interesse della città, non di alimentare un circuito di incarichi interno alla propria maggioranza. Tea non è del PD. Ricordarlo significa difendere una distinzione che la politica dovrebbe rispettare per prima».