MANTOVA – Un quadro definito “preoccupante e lacunoso” sul fronte della sicurezza e della pianificazione emerge dalla risposta della Provincia alla richiesta di accesso agli atti presentata da Italia Nostra e Associazione Mantovani nel Mondo riguardo il tratto di ferrovia cittadina, interessato dal transito quotidiano di merci pericolose e dai cantieri avviati nel 2024, con potenziali ricadute su ambiente, sicurezza pubblica e protezione civile.
Le due associazioni parlano di “vuoto istituzionale documentato nero su bianco”. Dalla risposta provinciale, infatti, risulta che non è stato affidato alcun incarico per l’aggiornamento del Piano Provinciale di Protezione Civile, nonostante il traffico stimato di circa 29 convogli giornalieri con sostanze pericolose. “Un elemento grave – sottolineano Italia Nostra e Mantovani nel Mondo – perché l’assenza di aggiornamento coincide con una fase delicatissima, segnata dalla presenza di cantieri e da un aumento del rischio potenziale”.
Altro nodo critico riguarda l’assenza di un piano di emergenza transitorio per il periodo dei lavori, destinati a protrarsi per circa tre anni. In particolare, viene sollevata la questione dell’accessibilità all’ospedale Carlo Poma durante i cantieri. “Chi garantisce i percorsi di emergenza verso un presidio sanitario fondamentale?”, chiedono le associazioni. La risposta della Provincia, riferiscono, sarebbe netta: la competenza non ricade sull’ente provinciale, ma sul Comune. “Uno scarico di responsabilità che riteniamo inaccettabile, considerando la rilevanza strategica del Poma per l’intero territorio”.
Tra i passaggi più controversi evidenziati dalle associazioni, anche la questione del Piano di RFI, che – secondo quanto emerso – non sarebbe accessibile agli enti territoriali. “Il sistema di protezione civile – affermano – finisce per poggiarsi su un documento che nessuno degli attori istituzionali locali ha potuto visionare. Un cortocircuito amministrativo che mina alla base la capacità di prevenzione e risposta”.
Ulteriori perplessità riguardano il ruolo di Regione Lombardia. Stando alla risposta provinciale, la segnalazione di una criticità rilevante – il passaggio di merci pericolose a circa 40 metri da Palazzo Te, sito UNESCO, e in prossimità del polo sanitario – sarebbe avvenuta tramite una semplice comunicazione email informale. “Un elemento imbarazzante – dichiarano le associazioni – che dovrà essere verificato, anche alla luce dell’audizione già avvenuta in Regione”.
Un’altra criticità sollevata riguarda i tempi: l’aggiornamento del Piano Provinciale potrebbe arrivare solo tra la fine del 2026 e il 2027, ovvero in coincidenza con la conclusione dei cantieri prevista per maggio 2027. “Questo significa – rimarcano Italia Nostra e Mantovani nel Mondo – che la finestra di massimo rischio coincide perfettamente con l’assenza di strumenti aggiornati. Un vuoto che non può essere tollerato”.
L’unico segnale ritenuto significativo riguarda l’intervento della Prefettura di Mantova. “Il fatto che la Prefettura si sia mossa formalmente indica che anche il Ministero dell’Interno ha percepito la gravità della situazione. Se si è attivata, c’è un motivo preciso”, osservano le associazioni.
Infine, un passaggio politico: le associazioni evidenziano come la risposta della Provincia non sia firmata dal presidente Carlo Bottani, ma delegata a un dirigente. “Ancora una volta – concludono Italia Nostra e Mantovani nel Mondo – manca un’assunzione diretta di responsabilità. Il documento, letto riga per riga, costruisce involontariamente un quadro devastante. Lo porteremo nelle sedi opportune”.
















