Un ponte verso il mondo degli Hikikomori. L’analisi degli esperti: “Così sport e Emdr possono aiutare”

(Adnkronos) –
Il loro ‘pianeta’ è lontano anni luce, ha un orizzonte di pochi metri quadrati e frontiere delimitate da 4 mura invalicabili. Fuori il resto del mondo, con le sue minacce, le delusioni e le paure. Dentro il regno disabitato degli Hikikomori, ragazzi che a un certo punto smettono di uscire di casa, interrompendo progressivamente ogni relazione sociale. Unico compagno: lo schermo di un computer o di un cellulare. Stimare con precisione quanto sia diffuso il fenomeno a livello globale è ancora difficile, perché gli studi utilizzano criteri e metodi di rilevazione diversi. Una metanalisi internazionale pubblicata nel 2025 ha riunito 19 studi, per un totale di 58.229 partecipanti, e ha stimato una prevalenza complessiva dell’8%. Negli studi basati su campioni rappresentativi della popolazione generale, la percentuale si attesta al 3,1%. La sfida è liberare questi ragazzi dalla prigione in cui si sono autoconfinati. Ma come si può costruire un ponte verso il microcosmo chiamato Hikikomori, dal quale fare breccia per spezzare l’incantesimo crudele che fa vedere il ritiro sociale come unica opzione possibile?  

Per gli esperti una chiave può essere rappresentata dalla combinazione di un approccio specifico di psicoterapia e lo sport. Da un lato – spiegano – l’attività fisica può diventare la porta che apre al recupero di relazioni, autoefficacia e appartenenza. Dall’altro, la psicoterapia Emdr può intervenire sulle esperienze traumatiche che alimentano paura, vergogna ed evitamento.  

Ma prima serve un passo indietro, per capire le dinamiche che spingono un giovane a chiudersi nella propria stanza. Non sempre siamo di fronte a una semplice mancanza di motivazione o a un uso eccessivo del digitale – è una delle chiavi di lettura proposte dall’Associazione Emdr Italia – In alcuni casi il ritiro può rappresentare una forma di protezione da un mondo esterno percepito come troppo difficile, giudicante o minaccioso. La parola giapponese hikikomori fa riferimento a un ritiro sociale patologico e persistente che non riguarda più soltanto il Paese del Sol Levante. Un altro dato importante, sottolineano gli esperti, riguarda le esperienze vissute prima del ritiro. Uno studio su circa 4mila giovani adulti giapponesi ha rilevato un aumento del 29% del rischio di hikikomori per ogni punto in più nelle esperienze avverse vissute a scuola. L’incremento associato alle esperienze di bullismo arriva al 37%, mentre quello legato alle esperienze con gli insegnanti è del 23%.  

I dati richiamano l’attenzione sul peso che esclusione, umiliazione, fallimenti e difficoltà relazionali possono avere nella storia dei ragazzi. “Il ritiro può essere, almeno inizialmente, una strategia di protezione – spiega Maria Zaccagnino, psicoterapeuta dell’associazione Emdr Italia – Se incontrare gli altri è diventato sinonimo di vergogna, giudizio o paura di fallire, evitare quelle situazioni riduce immediatamente la sofferenza. Il problema è che ciò che protegge nel breve periodo può trasformarsi progressivamente in una prigione. Per questo la domanda non dovrebbe essere soltanto ‘come facciamo a farlo uscire?’, ma ‘che cosa rende così difficile per lui uscire?’ L’obiettivo non è ‘tirare fuori’ un ragazzo dalla propria stanza, ma rendere il mondo esterno sufficientemente sicuro perché possa desiderare di tornarci”. 

È in questa prospettiva che, dicono gli esperti, l’Emdr (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) può offrire un contributo anche nei percorsi di ritiro sociale, “dal momento che il metodo è già supportato da evidenze scientifiche nel trattamento del trauma in età evolutiva”. In una parte dei ragazzi con hikikomori, il ritiro si accompagna a esperienze di bullismo, umiliazione, esclusione o forte stress relazionale, vissuti che possono lasciare una traccia traumatica. “L’Emdr – si spiega nell’analisi – può quindi essere utilizzato per lavorare su queste esperienze e sui sentimenti di paura, vergogna e inadeguatezza che possono contribuire a mantenere il ritiro”. Le evidenze disponibili riguardano il trauma in età evolutiva, mentre sull’efficacia dell’Emdr specificamente nell’hikikomori non sono ancora disponibili trial randomizzati. Ma le conoscenze già acquisite sul trattamento del trauma rappresentano una base scientifica importante per approfondire il possibile utilizzo del metodo psicoterapico anche nei percorsi di ritiro sociale, ragionano gli esperti. 

“Nell’età evolutiva intervenire sulle esperienze traumatiche è particolarmente importante, perché possono incidere sul modo in cui un ragazzo costruisce la propria identità, la fiducia negli altri e la capacità di regolare le emozioni – sottolinea Isabel Fernandez, presidente dell’associazione Emdr Italia – L’Emdr non cancella ciò che è accaduto: aiuta a rielaborarlo, affinché quel ricordo perda la sua carica disturbante e non continui a condizionare il presente. Per un giovane significa poter guardare a ciò che ha vissuto senza rimanerne prigioniero e recuperare risorse per tornare gradualmente a investire sul futuro”. Accanto al lavoro psicoterapeutico, sottolineano gli psicoterapeuti, “lo sport può rappresentare un secondo ponte verso l’esterno”. Non necessariamente una squadra o una palestra affollata: per chi vive un ritiro profondo il primo passo può essere semplicemente camminare con un’altra persona, per poi passare gradualmente ad attività individuali, relazioni sicure, piccoli contesti sociali e infine, quando possibile, a un gruppo. 

Le prime evidenze specifiche sono ancora limitate, “ma interessanti”, assicurano gli esperti Emdr. In due casi clinici pubblicati nel 2023, un programma graduale di attività fisica – dal cammino alla corsa, fino a bicicletta, tennis, badminton e ping-pong – è stato associato a un miglioramento del ritiro: uno dei due giovani è tornato all’università e l’altro al lavoro. Si tratta di soli 2 case report, non di un trial clinico, ma suggeriscono come il movimento possa offrire una modalità meno minacciosa per recuperare progressivamente l’interazione sociale. Molto più consistente è invece la letteratura sugli effetti dell’attività fisica sulla salute mentale dei giovani. Su questo le evidenze “sono molto solide”, affermano gli autori della riflessione. Una recente ‘umbrella review’ ha analizzato 21 revisioni sistematiche, 375 studi randomizzati controllati e 38.117 bambini e adolescenti. I risultati mostrano un effetto moderato dell’esercizio sulla riduzione dei sintomi depressivi e ansiosi. In termini statistici, l’effetto è pari a -0,45 per la depressione e a -0,39 per l’ansia: valori che indicano un miglioramento misurabile nei ragazzi che praticano attività fisica. 

Emdr e sport, concludono gli esperti, possono dunque agire in due direzioni complementari: elaborare ciò che è accaduto e, contemporaneamente, permettere al ragazzo di fare esperienze nuove. L’Emdr è un metodo validato (riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità come trattamento d’elezione per il Disturbo da stress post-traumatico) che, attraverso una stimolazione bilaterale come i movimenti oculari, facilita l’elaborazione dei ricordi traumatici, riducendo la sofferenza e permettendo una riorganizzazione adattiva delle esperienze di vita. Nel contesto degli hikikomori, l’approccio può lavorare sulle memorie e sui ‘trigger’ che rendono il mondo esterno minaccioso. Il movimento invece può aiutare a riabilitare il corpo, sperimentare competenza, costruire autoefficacia e ritrovare progressivamente relazione e appartenenza. 

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