Presentata a Monzambano la squadra paralimpica degli sport invernali

MONZAMBANO – Lo sport come strumento di rinascita, capace di trasformare la fragilità in forza e di costruire legami autentici attraverso lo spirito di squadra. È il messaggio al centro della presentazione ufficiale della squadra della Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici), ospitata alla Tenuta Borgo La Caccia di Monzambano.

Un appuntamento che ha unito atleti, tecnici, istituzioni e sostenitori in una serata dal forte valore simbolico, nel segno dell’inclusione e della condivisione, in un anno in cui gli sport invernali saranno protagonisti a tutti i livelli.
A fare gli onori di casa Andrea Bonomelli, presidente Lautari, che ha voluto sottolineare il significato profondo dell’incontro e il legame tra l’esperienza sportiva e i percorsi di rinascita personale.

Marco Giunio de Sanctis, presidente del Comitato Italiano Paralimpico, ha dichiarato: “Siamo quasi al termine di Giochi Olimpici che stanno regalando all’Italia risultati stratosferici, quasi inimmaginabili. Quello che l’Italia Olimpica sta realizzando è straordinario, non solo sul piano agonistico ma anche organizzativo, esibendo un biglietto da visita d’eccellenza per tutto il Paese. ​Il 6 marzo si apriranno le porte dell’Arena di Verona. Forse non saremo numericamente tanti quanto i colleghi olimpici, ma i nostri 42 atleti formano una rappresentativa assolutamente all’altezza della situazione. Il nostro obiettivo sportivo è chiaro: puntiamo a eguagliare, e se possibile superare, i successi di Pechino. Ma la sfida vera è anche organizzativa: lavoriamo affinché l’organizzazione paralimpica sia impeccabile quanto quella olimpica.
​Rendere accessibile un luogo iconico e millenario come l’Arena di Verona non è solo un intervento tecnico: è un messaggio al mondo. Se si rende accessibile l’Arena, allora vuol dire che tutto è possibile.
​Ai ragazzi ho chiesto una cosa sola: essere compatti, fare squadra. Ho avuto l’onore di vivere Torino 2006, un evento che ha cambiato profondamente il volto del nostro Paese e la percezione della disabilità. Da allora molte cose sono cambiate: lo sport è finalmente entrato in Costituzione, un atto dovuto che avremmo dovuto compiere anni fa, ma che oggi ci dà una base solida su cui costruire”.

“​Certamente, non mancano le ombre. Mi riferisco alla gestione della questione relativa ad atleti russi e bielorussi. È un errore che il mondo paralimpico (IPC) non si sia allineato a quello olimpico (CIO). Voglio però essere chiaro su quello che è il nostro messaggio finale. Non dobbiamo vincere medaglie ‘per forza’. Le medaglie sono solo la punta dell’iceberg, il coronamento di un percorso. ​La nostra vera missione è duplice: ​da una parte, sostenere l’alto livello e l’eccellenza dei nostri campioni. ​Dall’altra, e soprattutto, promuovere lo sport per tutti. ​Milano Cortina 2026 sarà un successo se, dopo l’ultima gara, avremo lasciato un’Italia più inclusiva e un numero maggiore di persone con disabilità desiderose di scendere in campo e fare sport. Stiamo facendo un buon cammino, continuiamo così.”

Anche Massimo Porciani, Commissario Straordinario della FISIP, ha sottolineato l’importanza dell’evento: “Oggi abbiamo visto non solo degli atleti, ma dei veri e propri modelli di vita. L’impegno che questi ragazzi mettono nello sport è la stessa forza che ci spinge a credere in un futuro migliore, dove lo sport e l’inclusione sociale siano strumenti di crescita e di cambiamento”.

L’incontro si è aperto con la presentazione ufficiale delle squadre, ospitate sul Garda grazie alla collaborazione degli albergatori di Visit Desenzano, associazione presieduta da Emanuele Bonotto, e si è concluso con un momento conviviale, a testimonianza di un legame che va oltre la dimensione sportiva e che rafforza il messaggio di inclusione e comunità.

Un evento che ha confermato come lo sport, quando si unisce allo spirito di squadra e alla solidarietà, possa diventare un potente strumento di crescita personale e sociale, capace di far vincere non solo sulle piste ma anche nella vita.
Tante le testimonianze degli atleti.

“Per me è la terza Paralimpiade – ha commentato Giacomo Bertagnolli – la prima in casa ed è un’emozione unica: ce la metteremo tutta”
“Cercheremo di portare alto il nome dell’Italia”, ha assicurato Davide Bendotti.
“Sono quattro anni che ho intrapreso questo percorso – ha raccontato Luca Palla – grazie alla squadra che mi ha accolto: cercheremo di dare il massimo sperando di fare risultato”.
“La mia terza Paralimpiade, questa volta da portabandiera – ha raccontato Rene’ De Silvestro – una grande e nuova emozione e una grande responsabilità ma sono sicuro che porteremo a casa grandi risultati”
Emanuel Perathoner: “E’ la mia prima Paralimpiade dopo due Olimpiadi e spero di far bene e portare a casa il risultato”
“L’avvicinamento a un evento così importante è sempre difficile ma ci tengo veramente a portare qualcosa all’Italia. Darò il massimo come daranno il massimo i miei compagni si squadra”, ha assicurato Giuseppe Romele.

FONTE: Comitato Italiano Paralimpico